Questo sito utilizza cookie per migliorare la tua esperienza ed offrire servizi in linea con le tue preferenza. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla pagina Cookie Policy.

Vicolo del Campanile prende il nome dal campanile (nella foto sopra) della vicina chiesa di S.Maria in Traspontina. Al civico 4 del vicolo si trova una bella casa 1  Casa quattrocentesca con graffitiquattrocentesca a tre piani (nella foto 1) con finestre centinate e resti di decorazioni a graffito sulla facciata (tuttora visibili seppure con qualche difficoltà) che fu restaurata nel 1936 dal prof.A.M.Zamponi per interessamento di Gaetano Latmiral, proprietario del palazzo nel quale la casa stessa è inglobata, e con il concorso finanziario del Governatorato di Roma. Secondo il Vasari, autore della decorazione fu Giulio Romano, che nel 1520 circa fece "a mezzo Borgo Nuovo una facciata di grafito con alcuni prigioni e molte altre opere belle". Il pianterreno, con il portone, è graffiato a finte bugne; al primo piano, tra quattro finestre ad arco, sono rappresentati "quattro re Daci prigionieri su un fondo di panoplie" ed il "Guardiano di vacche addormentate assalito da Mercurio"; nel fregio fra il primo ed il secondo piano l'emblema mediceo (l'anello a punte di diamante e tre penne di struzzo) fra leoni affrontati; al secondo piano quattro figure femminili mitologiche ed Argo con tre vacche; nel fregio sovrastante leoni alati affrontati e vasi con frutta; all'ultimo piano teste di leoni. In questa stessa casa abitò Giovan Battista Bugatti, più noto con il nome di "Mastro Titta", famoso "boia" della Roma pontificia: nella foto 2 il portale d'ingresso. Questo personaggio lasciò un preciso elenco delle "giustizie" da lui compiute, registrando per 2  Casa di Mastro Tittaognuna di esse le generalità della vittima, il luogo delle esecuzioni ed il crimine commesso. Da questo elenco veniamo a sapere che gli interventi di Mastro Titta assommano a 516, eseguiti dal marzo 1796 all'agosto 1864. Le esecuzioni avvenivano, in una sorta di rappresentanza teatrale, a ponte S.Angelo, a piazza del Popolo o a via dei Cerchi. Ci è stato tramandato come un uomo bonario, educato e felice di compiere il suo dovere, per il quale riceveva il simbolico compenso di un "papetto", ovvero di tre centesimi di lira romana. Indiscutibilmente, Mastro Titta divenne il nome emblematico del boia pontificio, anche se non fu l'ultimo giustiziere del papa: infatti, quando andò "in pensione", gli subentrò Vincenzo Balducci, suo aiutante dal 1850, che seguitò la cruenta missione fino al 9 luglio 1870.

 

 

ROMASEGRETA.IT
ONLINE DAL 16/02/2003
----------------------------

Questo sito è stato realizzato anche grazie alla pazienza di Rita

giweather joomla module