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Il Foro di Cesare fu il primo dei Fori Imperiali ad essere costruito, a partire dal 54 a.C., come ampliamento dell'antico Foro Romano, divenuto oramai insufficiente a svolgere le sue funzioni di centro monumentale ed amministrativo. Il Foro cesariano fu realizzato su un'area precedentemente occupata da costruzioni private, acquistate per conto del dittatore da Cicerone (come ricordato in sua lettera del 54 a.C. ad Attico) con una spesa che si aggirò tra i 60 ed i 100 milioni di sesterzi. Il Foro, costruito in seguito ad un voto fatto da Cesare prima della battaglia di Farsalo contro Pompeo, venne dedicato nel 46 a.C.: l'opera, rimasta incompleta, fu terminata da Ottaviano dopo la morte di Cesare ed una nuova inaugurazione avvenne il 12 maggio del 113 d.C. Un'ulteriore ricostruzione si ebbe con Diocleziano in seguito all'incendio del 283 d.C. L'area occupata dal Foro misurava in origine circa m 160x75, un rettangolo molto allungato quindi, circondato su tre lati da un duplice colonnato e con l'ingresso che si apriva sul lato sud-est, direttamente sull'Argiletum, la strada che separava la basilica Emilia dalla Curia e si dirigeva verso la Subura. Al centro della piazza sorgeva la statua equestre di Cesare, su un cavallo le cui zampe anteriori avevano la forma di piedi umani. Come si può osservare nella foto in alto, il lato sud-occidentale era costituito da una serie di taberne di varia profondità, appartenenti alla fase antica cesariana, costruite con blocchi di tufo e di travertino e precedute da un doppio colonnato (costituito da colonne di granito appartenenti al restauro dioclezianeo) oltre il quale, tramite tre scalini, si scendeva al livello della piazza. Il Tempio di Venere Genitrice, rifatto da Traiano nel 113 d.C., occupava il fondo della piazza, in posizione assiale e ne costituiva il vero e proprio fulcro architettonico e ideologico. Si accedeva al tempio tramite due scalette laterali, incassate nell'alto podio di opera cementizia, originariamente rivestito di marmo. L'edificio aveva otto colonne sulla fronte e nove sui due lati lunghi, mentre il lato di fondo era cieco: nella foto 1, il particolare delle tre colonne corinzie ed un tratto della trabeazione ritrovate nel corso degli scavi. La cella era decorata, su ognuno dei due lati, da colonne di "giallo antico" aderenti alle pareti, sulle quali era un architrave scolpito con figure di beoti (frammenti dei quali sono conservati nei Musei Capitolini). La cella si concludeva con un abside dove era situata in origine la statua di Venere Genitrice (opera dello scultore greco Agesilao), madre di Enea e mitica progenitrice della "gens Iulia". Il Foro fu riportato alla luce durante i lavori di sfondamento di via dell'Impero, realizzati tra il 1930 ed il 1932, anche se fu una scoperta casuale e non voluta. La parte oggi visibile costituisce oltre un terzo della superficie originaria del Foro, anche se scavi ancora in corso fanno sperare di poter ammirare altre meraviglie nascoste.

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