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Il Palatino, uno dei mitici sette colli di Roma insieme al Quirinale, Viminale, Campidoglio, Aventino, Celio ed Esquilino, aveva una posizione (al centro dei sette colli e vicino, ma non adiacente, al Tevere) sicuramente adatta ad un insediamento umano, anche in considerazione del fatto che doveva controllare ed organizzare il sottostante punto di approdo e di passaggio, ma anche di ritrovo e di mercato, che fu il Porto Tiberino con l'annesso Foro Boario. La sommità centrale, il "Palatium", digradava verso il Foro Boario ed il Tevere con un pendio che prese il nome di "Germalus"; il "Palatium" era collegato al retrostante colle Esquilino tramite una sella ed una seconda, meno sensibile, eminenza, la Velia. Il Palatino costituisce l'origine di Roma perché qui, secondo la leggenda, Romolo e Remo furono allevati da una lupa in una caverna e sempre qui avvenne la fondazione della città stessa ad opera di Romolo, la cui abitazione è identificata in una capanna denominata "Casa Romuli". Tradizioni religiose antichissime erano connesse con la collina: in particolare, quella della "dea Pales", il cui nome deriva evidentemente dalla stessa radice di "Palatium". La festa della divinità, le "Palilia" o "Parilia" del 21 aprile, era considerata come il giorno stesso di fondazione della città. Altra festa importante era quella dei "Lupercalia", collegata al mito della città, la lupa. Partendo dal santuario collocato in una grotta ai piedi del Palatino, i Luperci, ossia i sacerdoti-lupi vestiti di pelli caprine, facevano il giro della collina, frustando quanti venivano loro a tiro, specialmente le donne: era questo un rito di purificazione e di fecondità. L'importanza del Palatino cominciò a decadere con i progressivi allargamenti della città ma la decadenza fu soltanto topografica poiché il colle mantenne inalterata la sua essenza religiosa: qui si accentrarono i maggiori templi dell'antica Roma, come quello della Magna Mater, e quello di Apollo, i cui santuari furono fondati da Augusto nell'ambito stesso della sua casa. La costruzione del Tempio della Magna Mater, la Grande Madre Cibele, una dea della fertilità importata dall'Asia Minore, iniziò nel 204 e terminò nel 191: oggi rimangono soltanto una piattaforma con pochi resti di colonne e capitelli. I sacerdoti del culto usavano evirarsi nella convinzione che il sacrificio della loro fertilità salvaguardasse quella del mondo naturale. La costruzione del Tempio di Apollo invece iniziò subito dopo la battaglia di Nauloco (36 a.C.) contro Sesto Pompeo e terminò nel 28 a.C. Sorgeva al centro di un piazzale circondato da un portico detto delle Danaidi, dalle statue cioè che vi erano esposte, rappresentanti le figlie del mitico re di Egitto. L'edificio, interamente in marmo di Luni, custodiva tre statue di culto, di Apollo, Diana e Latona: oggi resta un nucleo di opera cementizia, in gran parte spogliato del rivestimento originario in blocchi di tufo e tracce del pavimento marmoreo, delle colonne e dei capitelli corinzi. Ma la Repubblica segnò la trasformazione della collina in un quartiere residenziale della classe dirigente romana: tra coloro che vi abitarono possiamo ricordare M.Valerio Massimo, console nel 505 a.C., Tiberio Sempronio Gracco, padre dei famosi tribuni, Licinio Crasso, console nel 95, Cicerone, il poeta lirico Catullo, Q.Ortensio Ortalo, famoso oratore, la cui casa fu poi acquistata da Augusto. Questo fu un episodio fondamentale per la storia del colle, perché dopo che l'imperatore elesse a propria dimora il Palatino, altri imperatori seguirono la sua strada: sorsero così, uno dopo l'altro, il palazzo di Tiberio, di Nerone (la "Domus Transitoria" e la "Domus Aurea" si estendevano fin qui), dei Flavi (la "Domus Flavia" e la "Domus Augustana"), di Settimio Severo ("Domus Severiana"). Alla fine dell'età imperiale la collina era ormai un unico, immenso edificio, che nel suo insieme costituiva l'abitazione degli imperatori: il nome di "Palatium", o Palatino, passò così ad indicare il palazzo per eccellenza, quello dell'imperatore appunto. Nel Medioevo il Palatino subì le sorti del resto di Roma e tutto decadde a pascolo per armenti. Bisogna arrivare al XVI secolo per vedere risorgere il Palatino a nuova bellezza con i famosi "Horti Palatini Farnesiorum", i Giardini Farnese. Nel 1542 infatti il cardinale Alessandro Farnese, nipote di Paolo III, acquistò le rovine della "Domus Tiberiana", le riempì di terra e incaricò il Vignola di disegnargli un giardino: il portale principale (nella foto 1) fu opera dello stesso Vignola che lo realizzò nel 1577. Nel Settecento, con le prime ricerche ed i primi scavi sistematici, ebbe inizio l'ultima fase di vita del Palatino, quella che l'ha fatto diventare sempre più un'area archeologica, quasi una "riserva" consacrata alla storia ed alla memoria della città. Nel 1870 il Palatino divenne proprietà del Demanio e l'opera appassionata di Giacomo Boni divenne fondamentale affinché  il colle potesse tornare ad essere come era in origine, o quasi.

 

Nella sezione Roma nell'Arte vedi:
Palatino di E.Du Pérac

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