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Fino al 1871 questa piazza si chiamò "di S.Maria in Campitelli" dall'omonima chiesa e più anticamente anche "piazza Capizucchi", dal palazzo di questa famiglia 1  S.Maria in Campitelliromana che qui sorge. La chiesa (nella foto 1) venne riedificata da Alessandro VII sulle rovine di un'altra assai più antica (consacrata nel 1217) per sciogliere il voto della città liberata dalla peste del 1659. Architettata da Rainaldi, vi fu posta un'immagine della Madonna che si trovava prima nel Portico di Ottavia, donde l'appellativo di "S.Maria in Porticu". L'immagine è conservata in un ricchissimo tabernacolo dorato con colonne spiraliformi disegnato da Giovanni Antonio de Rossi. Sulla facciata barocca spiccano le colonne, pilastri simbolici della vera fede. All'interno, scandito da 24 colonne corinzie, vi è un primo corpo a croce greca ed un secondo comprendente la cupola e l'abside. Nella cappelle laterali vi sono opere dei maggiori pittori barocchi di Roma: Sebastiano Conca, Giovanni Battista Gaulli (conosciuto come Il Baciccia) e Luca Giordano. La cupola, ricoperta di tegole, poggia su un basso tamburo cilindrico sul quale si aprono otto finestre ellittiche; la calotta, semisferica, è divisa da costoloni in otto sezioni. La struttura si conclude con un'elegante lanterna barocca, caratterizzata da otto volute aggettanti riccamente decorate, le quali, oltre a separare le finestre arcuate, sostengono anche la sovrastante trabeazione su cui poggia il cupolino rivestito di piombo. La fontana posta a lato della chiesa (nella foto 2) fu 2  Fontanadisegnata da Giacomo Della Porta nel 1589 ed eseguita dallo scalpellino Pompilio De Benedetti. La fontana, alimentata dall'Acqua Felice, è composta da un basamento mistilineo ottagonale in travertino su cui poggia una tazza della stessa forma, appesi alla quale vi sono sei stemmi e due mascheroni: gli stemmi appartengono al Comune ed alle quattro famiglie più ricche della zona (Capizucchi, Albertoni, Muti e Ricci), le quali si impegnarono a costruire a proprie spese e con almeno 300 scudi una fonte "bella e ben ornata", purché fosse eretta dinanzi alle loro case. Sopra la tazza, su un balaustro con fregi vari, s'innalza un catino circolare di marmo bianco dal centro del quale sgorga l'acqua che ricade nella vasca sottostante. Originariamente costruita in posizione centrale rispetto alla piazza, la fontana venne a trovarsi troppo a ridosso della facciata della chiesa quando questa fu ingrandita nel 1679 e così, per ordine di Innocenzo XI 3  Palazzo CavallettiOdescalchi, fu spostata nella posizione attuale: questa fu la versione ufficiale ma, come si apprende da un chirografo dei Padri di S.Maria, "trovandosi la fontana pubblica posta nella piazza avanti la Porta Maggiore della Chiesa per ovviare alli disordini che quotidianamente si riceve da quelli che frequentano la medema Chiesa per lo strepito e libero parlare che vien fatto da Servitori, Cocchieri et altri attorno ad essa Fontana nel tempo che la Chiesa viene officiata e per rimediare a tutto ciò saria molto utile e conveniente il trasportare la medema Fontana nell'istessa Piazza in luogo congruo e decente". La fontana venne restaurata nel 1927 dall'architetto Raffaele de Vico e poi nel 1993. Il lato della piazza antistante la chiesa è costituito da un complesso costituito da tre palazzi distinti, divisi tra loro da una linea di bugnato: all'estrema sinistra, contrassegnato dal civico 1, è situato palazzo Cavalletti (nella foto 3), costruito nel Cinquecento per la famiglia De Rossi, ricchi calcografi romani; nel Seicento passò ad un ramo dei Cavalletti, nel quale si estinsero i De Rossi, che lo fecero 4  Palazzo Albertoni Spinolaristrutturare e decorare. La facciata si presenta con un elegante portale tra due coppie di finestre architravate: al primo piano vi sono cinque finestre architravate con fregi a festoni, al secondo altre cinque più piccole, mentre il terzo è una sopraelevazione ottocentesca. Al centro del complesso, con il civico 2, si trova palazzo Albertoni Spinola (nella foto 4), iniziato da Giacomo Della Porta ma completato da Girolamo Rainaldi nel primo decennio del Seicento per la famiglia Albertoni, su un'area dove i nobili romani già possedevano alcune case appositamente demolite. Fu proprietà Albertoni fino alla loro estinzione negli Altieri, nel 1669, ma successivamente il principe Paluzzo Altieri vendette il palazzo ad Emanuele Godoy, principe della Pace: qui vi abitarono i cardinali Bartolomeo Pacca e Giacomo Piccolomini nell'Ottocento. Attualmente, anche se solo in parte, è proprietà dei marchesi Spinola. L'imponente facciata è a tre piani, di nove finestre ciascuno, con sopraelevazione ottocentesca sopra il cornicione adorno 5  Palazzo Capizucchidi leoni passanti e caprioli araldici degli Albertoni; il portale, sormontato da un balcone balaustrato, si apre tra una coppia di quattro finestre architravate ed inferriate, con davanzali sorretti da mensole. Alla destra, con il civico 3, è situato palazzo Capizucchi (nella foto 5), costruito nel 1580 da Giacomo Della Porta per i Capizucchi, anche questo su vecchie case possedute dalla famiglia ed appositamente demolite. Questa famiglia, presente a Roma dalla metà del Quattrocento, vantò molti cardinali, vescovi, senatori e conservatori in Campidoglio, alcuni dei quali abitarono in questa casa fino al 1813, anno della loro estinzione. Allora il palazzo passò ai Troili, marchesi di Vallepietra, ai Massimo ed infine ai Gasparri. L'edificio, ristrutturato nel Seicento da Carlo Rainaldi, si presenta con un bel portale con una ricca trabeazione con due gigli, anche se lo stemma dei Capizucchi ha solo una banda dorata in campo azzurro. Le finestre del primo piano si presentano architravate e sormontate da un timpano spezzato con due volute, tra le quali è inserita una finestrella ovale chiusa; il ricco cornicione a mensole e rosoni è sormontato da un attico aggiunto nel Settecento. Infine, all'angolo della 6  Casa di Flaminio Ponziopiazza con via Montanara, al civico 6, è situato il palazzetto di Flaminio Ponzio (nella foto 6), il grande architetto che lavorò principalmente per papa Paolo V ed autore di grandi opere come, ad esempio, la Cappella Paolina nella basilica di S.Maria Maggiore, la chiesa di S.Eligio degli Orefici, palazzo Borghese, la basilica di S.Sebastiano fuori le mura. Questo palazzetto, però, è quello che comunemente viene definito un "falso architettonico", essendo una ricostruzione del palazzetto seicentesco che si trovava in via Alessandrina, demolito, insieme alla via, durante i lavori effettuati tra il 1924 ed il 1932, per l'apertura di via dell'Impero, salvando materiali e decorazioni riproposti in questa riedificazione. Al pianterreno, a modello dell'originario, apre un portale bugnato fiancheggiato da due finestre inferriate, sormontato da tre finestrelle dell'ammezzato, da tre finestre del piano nobile con timpani triangolari sui lati e centinati al centro, e da altre finestre del successivo ammezzato; all'angolo un cantonale bugnato a tutt'altezza.

 

Nella sezione Roma nell'Arte vedi:
Piazza Campitelli di G.B.Falda

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