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La chiesa di S.Maria della Consolazione (nella foto sopra) è situata ai piedi della Rupe Tarpea, luogo di giustizia fino al 1550, quando fu trasferito a piazza Giudea. L'origine della chiesa risale al 1385, quando un nobile condannato a morte, Giordanello degli Alberini, pagò due fiorini d'oro affinché un'immagine della 1  Madonna delle GrazieMadonna fosse qui collocata per "consolare" gli ultimi istanti dei condannati a morte. Da qui l'origine del nome della chiesa, edificata nel 1470 ed affidata all'Arciconfraternita di S.Maria in Portico della Consolazione e delle Grazie, istituita nel 1506 per la gestione dell'annesso ospedale. Tra il 1583 ed il 1606 la chiesa fu riedificata da Martino Longhi il Vecchio ma la facciata, interrotta dall'artista all'altezza dell'architrave, fu completata con l'ordine superiore nel 1827 da Pasquale Belli. L'ordine inferiore è diviso da lesene corinzie in cinque campate, delle quali le tre centrali, leggermente più avanzate rispetto alle altre due, presentano tre eleganti portali tardo rinascimentali: quello principale al centro con timpano triangolare, gli altri due con timpano semicircolare. L'ordine superiore presenta un finestrone inquadrato da due colonne, mentre sulla balaustra vi sono le statue dei quattro profeti, Isaia, Zaccaria, Ezechiele e Geremia; un timpano triangolare sormontato da una croce conclude la facciata. Da segnalare che originariamente la scalinata che permette di accedere alla chiesa era molto più breve: fu nel 1943, in occasione dei lavori di sistemazione della zona, che gli scalini furono aggiunti e prolungati verso il basso. Dietro l'abside della chiesa è situata una bella edicola (nella foto 1) dove vi è dipinta la "Madonna delle Grazie", opera di Niccolò Berrettoni, risalente al 1658: definita "Consolatrix Afflictorum", come recita anche l'iscrizione, fu qui posta a memoria e riconoscenza per la liberazione della città da una terribile pestilenza, come si legge nell'epigrafe: "CHR(ist)O REDEMPTORI AC SANCTISSIMAE EIUS GENITRICI MARIAE URBE A PESTILENTIA LIBERATA GLORIA SEMPITERNA". Il dipinto, racchiuso da una cornice quadrata sotto un vetro tripartito, rappresenta la "Madonna col Bambino" con il braccio alzato benedicente. Sopra la cornice vi è un baldacchino a spicchi orlato con frange ed al di sotto vi è dipinta, direttamente sul muro, una raggiera con nuvole e cherubini. L'edicola fu restaurata nel 1787 e fu in questa occasione che vi fu aggiunta l'altra iscrizione rivolta ai passanti: QUI CON DIMESSA FRONTE O PASSEGGIER T'ARRESTA QUI DELLE GRAZIE È IL FONTE DI DIO LA MADRE È QUESTA MIRALA PIANGI E PREGA CHE ELLA A DEVOTI SUOI GRAZIE NON NEGA A D MDCCLXXXVII". L'interno della chiesa è diviso in tre navate da pilastri: degne di essere ammirate la prima cappella a destra con affreschi della "Vita di Gesù" di Taddeo Zuccari, l'altare maggiore con la "Madonna della Consolazione" (nella foto 2) di Antoniazzo Romano e gli affreschi con la "Natività della Vergine" e l'Assunzione di Cristoforo Roncalli detto il Pomarancio. Come già accennato, alle spalle della chiesa si trova l'Ospedale della Consolazione (nella foto 3), nel quale molte nobildonne romane prestavano ogni assistenza ai ricoverati, fin la più umile, e per questo soprannominate dal popolo le "spidocchiare"; una lapide ricorda che qui morì S.Luigi Gonzaga, assistendo i malati di colera. Fino al 1849 era in funzione il cimitero dell'ospedale che si estendeva verso il Foro Romano; vi si tenevano anche rappresentazioni sacre, cessate nel 1849 quando si decise di riesumare le antichità romane sepolte da secoli. Oggi l'antico ospedale, chiuso nel 1936, è adibito ad uffici comunali ma conserva perfettamente l'antica impronta; notare anche il quattrocentesco ingresso con cornice marmorea sovrastato da una lunetta con una "Madonna con Bambino". La chiesa e l'ospedale sono situati sulla piazza e sulla via della Consolazione, entrambe collocate sul tracciato di "vicus Jugarius", una via dell'antica Roma che 3  Ospedale della Consolazionecongiungeva il Foro Romano alla porta Carmentalis presso il Foro Olitorio. Fino ai primi anni '40, prima delle demolizioni avvenute durante il regime fascista, la via continuava il suo percorso ed attraversava l'area del Foro Romano; la via si chiamò anche "della Catena della Consolazione", per le catene poste alle estremità onde evitare il frastuono provocato dalle ruote dei carri che avrebbero disturbato i degenti dell'ospedale. Caratteristica la storia legata al "Caffè dello Scalino", il cui nome derivava da un detto popolare romanesco. Si racconta che il proprietario del locale avesse due belle figliole, delle quali era molto geloso, cosicché i frequentatori del locale, quando vedevano un giovane far la corte alle ragazze ed il padre iniziare a rabbuiarsi, avvisassero il giovanotto dicendo "Attento allo scalino!", che a Roma vale per "Attenzione! Pericolo in vista!".

 

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