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Il largo prende nome dalla omonima chiesa di S.Rocco (nella foto sopra), costruita nel 1499 per volontà della Confraternita degli Osti e dei Barcaioli di Ripetta, che la dedicarono al santo eremita francese che, vuole la leggenda, fu sfamato da un cane quando cadde malato di peste. La chiesa infatti era annessa ad un ospedale nel quale venivano curati gli appestati. Successivamente fu aggiunta anche un'ala destinata alle mogli dei barcaioli per evitare che queste partorissero sulle barche, in condizioni malsane ed anche una sezione per le partorienti nubili che qui venivano accolte con il volto coperto, in totale anonimato e, in caso di morte, sepolte col solo numero di registrazione: per questo motivo il complesso venne soprannominato l'Ospedale delle Celate. Unica eccezione all'anonimato era consentita al medico ed all'ostetrica che aiutavano le donne a mettere al mondo i piccoli, i quali poi venivano inviati alla Pia Casa degli Esposti, presso l'Ospedale S.Spirito. L'Ospedale delle Celate, abbandonato alla fine dell'Ottocento, fu demolito tra il 1934 ed il 1940 in occasione dei lavori di sistemazione di tutta la zona intorno al Mausoleo di Augusto. La chiesa di S.Rocco, riedificata nel 1657 da Giovanni Antonio De Rossi, ebbe la facciata soltanto nel 1834 ad opera del Valadier: con una forma tipicamente neoclassica, si presenta con quattro grosse colonne corinzie che sostengono il timpano, ai lati del quale sono due angeli con candelabro: sul portale domina lo stemma di Gregorio XVI Cappellari. La cupola, realizzata da De Rossi nel 1654, presenta un alto tamburo ottagonale, scandito da paraste doriche abbinate che inquadrano gli otto finestroni rettangolari. La calotta è divisa in otto spicchi da costoloni che terminano alla base della lanterna, sulla quale si aprono otto finestrelle rettangolari, separate da semicolonne. Sull'altro versante del largo è situata un'altra chiesa, S.Girolamo degli Schiavoni (ovvero gli abitanti della Schiavonia, regione della ex Jugoslavia), oggi più nota come dei Croati, concessa da papa Sisto IV alla Congregazione degli Schiavoni. La chiesa (nella foto 1), ricostruita nel 1588 per volere di Sisto V da Martino Longhi il Vecchio, subì, alla fine dell'Ottocento, in occasione dei lavori di costruzione dei muraglioni del Tevere, il rialzamento del fondo stradale che ne alterò sensibilmente la facciata. L'interno, barocco ed a navata unica, presenta una finta cupola affrescata da Andrea Lilio. In una grande nicchia rettangolare ricavata nel pilastro che sostiene le arcate che collegano la chiesa di S.Rocco alla chiesa di S.Girolamo è situata la fontana della Botticella (nella foto 2), realizzata in marmo bianco nel 1774 per conto della Confraternita degli Osti e Barcaioli. Originariamente la fontana era appoggiata al palazzo Valdambrini, situato fra le due chiese, anch'esso demolito nella prima metà del Novecento: fu proprio in occasione della sistemazione del luogo che la fontana fu collocata nella posizione attuale. La testa di un giovane popolano, con il tipico berretto della categoria dei facchini, sporge da una valva di conchiglia, dalla bocca del quale sgorga l'acqua dell'Acquedotto Vergine che si raccoglie in una sottostante piccola vasca semicircolare sospesa su scogli. Attraverso due cannelle poste alla base della vaschetta l'acqua passa nel sottostante catino rettangolare dai bordi arrotondati che poggia su una botticella poggiata orizzontalmente. In alto è posta l'epigrafe "BENEFICENTIA CLEMENTIS XIIII PONT MAX AQUA VIRGO AN 1774". Su un fianco della chiesa di S.Rocco è situato anche un altissimo idrometro del 1821 (nella foto 3), ossia una lapide di misurazione del livello delle acque nelle fasi di piena, con le date delle varie inondazioni del Tevere: si può notare l'altezza incredibile raggiunta durante l'inondazione del 19 ottobre 1530 o del dicembre 1598, oppure quella più "modesta" e recente del 1846. Questo idrometro è l'unico rimasto dei cinque che un tempo era collocati nel porto di Ripetta e venne qui sistemato soltanto in seguito alla costruzione dei muraglioni del Tevere ed alla conseguente demolizione del porto, tra il 1870 e il 1880.

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