Questo sito utilizza cookie per migliorare la tua esperienza ed offrire servizi in linea con le tue preferenza. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla pagina Cookie Policy.

Una grandiosa villa sorgeva nel punto dove l'Acqua Vergine usciva dal condotto sotterraneo per attraversare su arcate il Campo Marzio: era la villa di Lucullo, che occupava l'area dove oggi si erge la Ss.Trinità dei Monti. La chiesa, che anticamente era detta "Trinità del Monte" (in riferimento al Pincio), fu iniziata nel 1502 per volere di Luigi XII, re di Francia e proprietario del terreno, con l'intenzione di concederla ai religiosi di nazionalità francese dell'Ordine di S.Francesco da Paola. I lavori si protrassero per tutto il XVI secolo, con una sosta di ben 60 anni, dal 1527 al 1587, a causa dei gravi danni, soprattutto finanziari, causati dal Sacco di Roma. Gli autori della fabbrica, tradizionalmente attribuita a Giacomo Della Porta, furono gli architetti Annibale Lippi e Gregorio Caronica. La chiesa (nella foto 1), consacrata nel 1585 dal pontefice Sisto V, fu costruita in stile gotico con pietre provenienti dalla città francese di Narbonne, per espresso volere di re Luigi XII. Tra il 1585 ed il 1586 papa Sisto V incaricò Domenico Fontana di aprire una strada che collegasse il Pincio con la basilica di S.Maria Maggiore, che dal nome di battesimo del pontefice stesso, ossia Felice Peretti, fu denominata "strada Felice", oggi frazionata in via Sistina, via delle Quattro Fontane, via Agostino Depretis, via Carlo Alberto, via Conte Verde e via di S.Croce in Gerusalemme. Al termine dei lavori, però, il piano stradale era divenuto decisamente inferiore rispetto all'ingresso del convento e della chiesa a causa dei sbancamenti che furono necessari per livellare il tracciato. Per ovviare al problema l'architetto progettò e costruì la scalinata a due rampe convergenti che conduce alla chiesa: i pilastri (uno dei quali visibile nella foto 2) posti alle due estremità della scala presentano lo stemma della famiglia Peretti, i tre monti, e, sopra a due bellissimi capitelli risalenti al XVII secolo, due erme con bassorilievi raffiguranti S.Luigi. La facciata, ad un solo ordine di lesene e conclusa da un attico con lunettone centrale e balaustra, è opera di Carlo Maderno e risulta proiettata verso l'alto grazie ai due campanili simmetrici con cupolino ottagonale. L'interno è composto da un'unica grande navata sulla quale si aprono sei cappelle laterali ornate da pregevoli opere d'arte, come la celebre "Deposizione" di Daniele da Volterra, uno dei più insigni capolavori dell'allievo di Michelangelo, che, nell'altra sua opera conservata sempre all'interno della chiesa, l'Assunzione, ha dipinto il ritratto del suo maestro (ultima figura a destra). Nella chiesa vi è sepolto il cardinale Du Belly e vi si venera l'immagine miracolosa della Vergine, alla quale, da un'esclamazione di Pio IX, restò il titolo di "Mater Admirabilis". Una cancellata in ferro battuto, attualmente posta all'altezza della quarta campata ma in origine collocata all'altezza della crociera, da sempre ha lo scopo di tenere separata la zona della clausura da quella pubblica. Nel 1530 gli edifici, danneggiati tre anni prima durante il devastante Sacco di Roma, vennero restaurati: in questa occasione si decise anche la costruzione del convento e del chiostro, ultimati poi nel 1570. Tra il XVI e il XVII secolo il convento (nella foto 3) visse il periodo di massimo splendore, divenendo un florido centro di cultura, dove si trattava teologia, botanica, matematica e fisica, rinomato per gli studi scientifici e per la fornitissima biblioteca. Nel 1624 il fabbricato del convento venne completamente ricostruito nelle forme attuali dall'architetto Bartolomeo Breccioli. Il 12 febbraio 1798 il convento fu occupato dalle truppe francesi e subì gravi danni, anche per la confisca dei libri della biblioteca e dei tesori artistici; inoltre artisti francesi si insediarono negli ambienti monastici creandovi autentici studi, con la stessa chiesa adibita a galleria. Dopo la caduta di Napoleone, gli artisti furono sfrattati e tutto il complesso fu restaurato nel 1816 dall'architetto Mazois per volere dello stesso re di Francia, Luigi XVIII, che volle così ripagare l'oltraggio napoleonico. Una nota curiosa è data dal fatto che in occasione del restauro l'architetto coprì l'antica epigrafe sottostante il cornicione della chiesa, "S.Trinitati regum Galliae munificentia et prior. elemosynis adiuta minimorum sodalitas struxit ac dd. ann d. MDLXX", trasformandola in "S.Trinitati regum Galliae munificentia Ludovicus XVIII restituit anno MDCCCXVI": in pratica la costruzione del convento non risultava più opera dei Minimi grazie alla "munificentia" del re di Francia ma veniva evidenziata solo quest'ultima (l'antica epigrafe sarà poi riportata alla dizione originale nel restauro del 1871). In seguito all'abbandono dei Minimi, nel 1828, il complesso fu donato alle Suore dell'Istituto del Sacro Cuore, che vi insediarono una scuola tuttora in attività e tra le più aristocratiche della città. Dinanzi alla chiesa è collocato l'obelisco Sallustiano (nella foto 4), portato a Roma quasi certamente da Aureliano e da questi fatto collocare all'interno degli "Horti Sallustiani" (dai quali prende il nome). L'obelisco, alto 13,91 metri, di granito rosso, è egizio-romano perché fu inciso anticamente a Roma con iscrizioni mal ricopiate dal monolite di piazza del Popolo. Per secoli giacque semiabbandonato sulla stessa area degli "Horti Sallustiani" dove fu abbattuto dalle orde di Alarico nel 410; nel XVI secolo Sisto V lo voleva innalzare dinanzi a S.Maria degli Angeli, iniziativa poi sfumata per la morte del papa, Clemente XII lo voleva innalzare nel 1754 dinanzi alla facciata principale di S.Giovanni in Laterano ma bisognerà attendere il 1789 affinché, recuperato dalla Villa Ludovisi (che occupava una porzione dell'area degli "Horti Sallustiani"), fosse eretto nell'attuale posizione da Giovanni Antinori per volere di Pio VI allo scopo di fare da prospetto alla scalinata ed alla via dei Condotti ed insieme da ideale collegamento con l'obelisco di S.Maria Maggiore, visibile all'orizzonte in fondo al "cannocchiale" di via Sistina. Da segnalare che questo obelisco è l'unico ad affiancare alla croce un simbolo diverso da quello pontificio: infatti vi si può osservare il giglio di Francia. In passato, dalla piazza di Trinità dei Monti si raggiungeva la zona bassa attraverso due strade non carrozzabili, ripide e fangose, poste lungo il pendio del colle, ma il notevole dislivello rappresentava una vera e propria frattura tra i due poli urbani. Difatti già nel '500 l'apertura del rettifilo via dei Condotti - via della Fontanella di Borghese - via del Clementino (corrispondente all'antica "via Trinitatis") che congiungeva piazza di Spagna al Tevere aveva convogliato nella zona l'intenso traffico derivante dalle attività commerciali svolte lungo il fiume. Allora vari progetti si succedettero per collegare la chiesa alla sottostante piazza di Spagna, tra cui anche quello relativo ad una grandiosa fontana scenografica, ma il progetto non poté essere effettuato per le grosse spese che imponeva. Il primo a concepire l'idea della scalinata fu il cardinale Mazzarino nel 1660, ma il cardinale morì ed il progetto venne abbandonato. Si dovette attendere il 1720 circa, quando il progetto dell'architetto Francesco de Sanctis fu approvato dai Francesi (proprietari del terreno) e da papa Innocenzo XIII Conti (ma solo a patto che venissero eliminate alcune impronte troppo straniere dell'opera, che in origine prevedeva l'inserimento di molti simboli francesi e persino di una statua equestre di Luigi XIII). La scalinata, terminata nel 1726, alterna tratti curvi, tratti diritti e terrazze, costituendo uno degli esempi più rappresentativi dell'ultima arte barocca, di cui sintetizza il gusto scenografico e spettacolare. La soluzione non piacque molto ai critici del tempo, ma fu amata molto dal popolo, che ne apprezzò proprio la sua funzionalità e comodità. La scalinata si articola in una successione di rampe di 12 gradini ognuna, ai quali vanno aggiunti i quattro gradini iniziali, per un totale di 136: all'inizio possiamo notare i cippi con i gigli di Francia e le aquile di Innocenzo XIII Conti. Due grandi iscrizioni in latino, entrambe risalenti al 1725, sono situate lungo la scalinata e ne documentano le vicende: la più alta ricorda che "Regnando Benedetto XIII Pontefice Massimo, Re Luigi XV, attraverso il suo ambasciatore, provvide a fornire questa marmorea scala a comodità del popolo"; la seconda recita così: "Questa magnifica scala, che qui si può ammirare, fatta per recare non esigua comodità ed ornamento al regio convento e alla città, venne ideata e dotata di un lascito testamentario dal nobile francese Stefano Gueffier, il quale, dopo aver curato egregiamente gli affari francesi presso vari pontefici ed importanti principi, morì a Roma il 30 giugno 1661. Questa scalinata, rinviata per molte difficoltà, fu deliberata la prima volta sotto Clemente XI, allorché vennero esaminati modelli e disegni; stabilita sotto Innocenzo XIII, affidata alla cura ed iniziata dal generale correttore dei Minimi di S.Francesco da Paola (Bernardo Monsinat) e finalmente terminata sotto Benedetto XIII, felicemente regnante nell'Anno Santo 1725". Caratteristico nell'Ottocento il via vai delle piccole ciociare in costume tradizionale che vendevano fiori lungo la scalinata, tradizione interrotta poi dalle autorità che proibirono di vendervi fiori. Oggi la scalinata è sempre colma di turisti che qui siedono per un momento di riposo ma anche per godersi questo luogo così affascinante e romantico, quasi a volerne assorbire l'atmosfera magica. Vogliamo qui riportare una curiosa nota del Valesio, risalente all'agosto 1737, sulla vita notturna della scalea e delle due piazze che essa unisce: "Si era introdotto un abuso, ora che la gente per il caldo si gira per la città di notte, che in piazza di Spagna e sopra il monte Pincio si facevano balli con suoni fra uomini e donne, non conoscendosi l'un l'altro, il che venuto a far notizia del cardinal Vicario, vi ha mandato i suoi esecutori ed è stato tolto l'abuso".

 

> Vedi Cartoline di Roma

 

Nella sezione Roma nell'Arte vedi:

Trinità dei Monti di G.B.Falda

ROMASEGRETA.IT
ONLINE DAL 16/02/2003
----------------------------

Questo sito è stato realizzato anche grazie alla pazienza di Rita

giweather joomla module