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Il toponimo non ha certezze etimologiche, poiché, secondo alcuni, si riferisce ai Borgognoni o Burgundi, commercianti o artisti provenienti dalla provincia francese della Borgogna, che si stabilirono in questa zona quasi deserta nel Quattrocento; per altri, il toponimo trasse origine dalla chiesa di S.Claudio, eretta nel 1662, prossima alla via ed appartenente alla "Nazione Borgognona". La via fu chiamata, per qualche tempo, anche "via Rucellai", dal nome della famiglia che abitò nel limitrofo palazzo Rucellai. Ma spesso la via era indicata come "via delle meretrici", che in grande numero abitavano in casupole con scale di legno esterne. Nel 1566 un'inondazione del Tevere ne invase le case, sì che molti uomini corsero in loro aiuto; ma, accorgendosi che quelle, insieme con la vita, volevano salvare anche oggetti di valore, ne affogarono buona parte, impadronendosi di ciò che alle poverette apparteneva. L'eco di tali assassinii si sente in un avviso di Roma di quel periodo, dove si parla di meretrici "scemate assai et quelle che restano sono sbigottite et disperse et ne sono state ammazzate alcune...". Il papa destinò alle superstiti la parte di Campo Marzio "dall'Arco di Portogallo fin verso il Popolo, però fuori dalle grandi strade come nelle traverse verso la Trinità". Da allora in poi, la zona, "epurata", fu frequentata dall'aristocrazia e da ricchi forestieri. In antichità, ai tempi di Aureliano (270-275), la via era solo un terreno su cui si estendeva il grandioso "Templum Solis", che iniziava dalla zona di S.Silvestro per giungere, con la sua parte terminale, là dove poi sorse la via dei Condotti, come si deduce dalla pianta del Palladio. Nella seconda metà del XVI secolo la zona era tutta una vasta estensione di orti appartenenti al monastero di S.Silvestro in Capite, una cospicua proprietà fondiaria. È soltanto dal Seicento che compaiono alcuni palazzi, come palazzo Manfroni (poi dei discendenti di Bernini), palazzo Nuñez (poi Torlonia), palazzo Monaldeschi (poi di Spagna) e, nel Settecento, il complesso dei Trinitari Castigliani: tutti con un lato su via Borgognona, ma nessuno con l'ingresso principale su questa via. La foto 1 ci mostra una lapide posta al civico 33 della via, che sta ad indicare il livello raggiunto dalle acque (1,19 metri!) nell'alluvione del 28 dicembre 1870. Fu anche l'alluvione che pose il nuovo Governo Italiano di fronte al grave problema: fu subito aperto un dibattito su una serie di proposte tecniche, nelle quali si impegnò personalmente anche Giuseppe Garibaldi. Fu lui a far approvare, il 6 luglio 1875, una legge per dare inizio ai lavori dei muraglioni del Tevere.

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