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La storia di questa via appare travagliata ed incerta: il dubbio è legato al suo toponimo, con l'ipotesi che possa derivare da un oste brianzolo che vi avrebbe gestito una locanda, ma questa rimane soltanto una supposizione. La via fu, in età medioevale e rinascimentale, un'importante via di comunicazione lungo il Tevere tra il Campo Marzio e Tor di Nona: a quei tempi era denominata "via delle Posterule" o "via delle quattro porte", a ricordare le aperture, o posterule, nella cinta delle Mura Aureliane che costituivano il passaggio attraverso il quale le merci entravano in città dal fiume. L'antica "via delle Posterule" cambiò nome nel XV secolo allorché papa Sisto IV (1471-84) la pavimentò denominandola "via Sistina"; nella prima metà del Cinquecento, sotto il pontificato di Paolo III Farnese, cambiò nome in "via Trinitatis", primo tratto di quel lungo rettifilo che insieme a via della Fontanella di Borghese, via del Clementino e via dei Condotti conduceva alla chiesa della Trinità dei Monti, finché, pochi anni dopo, assunse il nome attuale. La via fu radicalmente trasformata dopo il 1870 in seguito alla costruzione dei muraglioni del Tevere e quella che oggi possiamo osservare è alquanto peculiare perché ad un certo punto si sdoppia, ricalcando l'antico tracciato sulla parte più bassa che termina dinanzi all'Hostaria dell'Orso, mentre quella più alta è il risultato del necessario allineamento al lungotevere. Via di Monte Brianzo collega piazza Nicosia a piazza di Ponte Umberto I, dividendosi in due rioni: da via del Cancello fino alla piazza di Ponte Umberto I appartiene al rione Ponte, da via del Cancello fino a piazza Nicosia al rione Campo Marzio, del quale ora ne prendiamo in considerazione la zona di appartenenza. All'angolo tra la via e via del Cancello è situata la chiesa molto antica di S.Lucia della Tinta (nella foto sotto il titolo), così denominata perché in quest'area vi lavoravano i tintori: la zona era ben posizionata sia per l'acquisto della legna (occorre rammentare che nella vicina via di Ripetta era situata l'antica "legnara", cioè il magazzino dove i barcaioli scaricavano la legna), sia per la presenza delle vicine rive del fiume dove venivano posti ad asciugare i tessuti: nell'acquerello a sinistra di E.Roesler Franz possiamo osservare la "posterula di S.Lucia", vigilata dalla "Torre della Legnara" (una torre degli Orsini così denominata per essere divenuta deposito di legna), che metteva in comunicazione la via con il fiume. La chiesa in passato era conosciuta come "S.Lucia quattuor portarum", o "delle quattro porte", sempre in riferimento alle posterule delle Mura Aureliane sopra citate. Il primo documento ufficiale relativo alla sua esistenza è datato 1002, poi è citata in diverse bolle papali del XIII secolo, in occasione di alcuni restauri. Nel 1580 fu restaurata a cura della Compagnia dei Cocchieri ai quali era stata affidata, nel 1628 papa Paolo V ne concesse il patronato alla famiglia Borghese, che provvidero anche ad un restauro. Nel 1826 passò ai procuratori della Curia Romana; nel 1911, durante un restauro, fu rinvenuto un pavimento cosmatesco, distaccato e trasferito dinanzi all'altare maggiore. La facciata è divisa in due ordini: quello inferiore è costituito da quattro paraste che inquadrano un portale incorniciato, con la scritta "CHIESA DI S.LUCIA DELLA TINTA", e sormontato da un timpano a semicerchio; tra i due ordini vi è la scritta "INSIGNIS COLLEGIATA S.M. REGINAE COELI IN". L'ordine superiore risulta composto soltanto dal timpano triangolare; sulla sinistra si erge un bel campanile. L'interno è a navata unica.

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