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L'Ospedale del Celio fu costruito sull'area precedentemente occupata dalla Villa Casali, appositamente distrutta. La villa, nata come proprietà dei Massimo e poi dei Teofili, fu ereditata dal marchese Mario Casali per il matrimonio con Margherita di Sertorio Teofili. La famiglia Casali la sistemò adeguatamente alla fine del Seicento con la costruzione di un casino detto "di Tommaso Mattei", dall'architetto che la progettò, e con l'assetto del giardino esteso per 5 ettari. Il viale principale della villa, fiancheggiato da felci e querce altissime fronteggiava la chiesa di S.Stefano Rotondo e l'Acquedotto Neroniano, mentre le traverse, adorne di allori e mortelle, risalenti verso i ninfei della palazzina nobile, si orientavano in direzione della poderosa parete absidata dei Ss.Quattro Coronati. La facciata della palazzina, a due piani ed un mezzanino, aveva la sezione centrale in posizione arretrata rispetto alle laterali e poggiava su una sequenza di tre arcate. La villa era arricchita inoltre dalle opere d'arte rinvenute nel terreno di proprietà della famiglia: il cardinale Antonio Casali vi raccolse così una cospicua collezione di pezzi antichi, tra i quali spiccava l'Antinoo Casali, il sarcofago Casali ed il mosaico col "Ratto di Europa", opere oggi esposte in un museo a Copenaghen, mentre tante altre andarono irrimediabilmente perdute. Con il primo Piano Regolatore di Roma, risalente al novembre 1871, tutta la zona venne classificata come area di espansione: il Comune si impegnava alla costruzione delle strade mentre i proprietari avrebbero fatto costruire le abitazioni. Inizialmente Villa Casali riuscì a salvarsi, pur restando limitata tra le vie di S.Stefano Rotondo, Annia e Celimontana, ma poi, in seguito al progetto di utilizzare la sua area per un Ospedale Militare, nel 1884 venne acquistata dal Comune a prezzo di esproprio e completamente demolita nel 1889: scomparve così un'area di circa 53.000 metri quadrati sulla quale il complesso ospedaliero venne eretto tra il 1885 ed il 1891, secondo un progetto del colonnello del Genio Luigi Durand de la Penne e la collaborazione ai lavori dell'architetto Salvatore Bianchi. L'Ospedale Militare del Celio è costituito da una serie di edifici, ovvero padiglioni, collegati tra loro da gallerie e passerelle metalliche e da edifici di servizio per un totale di circa 30 fabbricati. La costruzione fu inevitabilmente molto discussa perchè comportò la scomparsa di un polmone verde come quello della villa Casali, ma anche perchè la zona avrebbe dovuto essere tutelata come archeologica. Infatti durante gli scavi per le fondamenta vennero alla luce diversi edifici antichi, tra i quali i resti della casa dei Simmaci, famiglia senatoria dell'era imperiale, e la "Basilica Hilariana", costruita dal mercante di perle "Manius Publicius Hilarus", sicuramente un tipo molto superstizioso se si fece allestire addirittura un mosaico (oggi all'Antiquarium comunale del Celio) con la raffigurazione del malocchio, a scopo scaramantico. L'edificio, più che una basilica in senso tradizionale, probabilmente era la sede di una "schola" o "collegium" o confraternita di fedeli di Cibele, costituita da un vestibolo e da un cortile porticato con vari ambienti attorno; costruita intorno alla metà del II secolo d.C., fu ristrutturata nel III secolo ed abbandonata nel V, quando alcuni suoi ambienti furono occupati da una piccola lavanderia-tintoria. Una base, ritrovata nello stesso luogo, sosteneva la statua di Hilarus, a lui dedicata dal collegio dei dendrofori, ossia i cultori di Cibele, del quale lo stesso mercante era un adepto.

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