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La piazza prende il nome dalla omonima chiesa di S.Macuto, dedicata al santo gallese che fu consacrato primo vescovo della città di Aleth, dove fondò un monastero che divenne centro di evangelizzazione dei paesi limitrofi. Nel XVI secolo la piazza era denominata "piazza della Guglia di S.Macuto", perché qui venne posto, alla fine del Trecento, l'obelisco Macuteo (cosiddetto appunto per la sua posizione dinanzi alla chiesa di S.Macuto), rinvenuto durante gli scavi della vicina chiesa di S.Maria sopra Minerva, dal 1711 situato nella vicina piazza della Rotonda. I primi cenni storici relativi a S.Macuto risalgono al 1192; nella seconda metà del XIII secolo dipendeva dalla chiesa di S.Marcello, poi dalla chiesa di S.Maria sopra Minerva, nel 1516 fu unita da Leone X alla Mensa Capitolare di S.Pietro, finché nel 1539 fu ceduta da Paolo III alla Confraternita dei Bergamaschi. Questi, dopo averne mutato la dedica ai santi bergamaschi Bartolomeo ed Alessandro, vi eressero accanto l'ospedale nazionale, dove nel 1588 vi trovò ricovero anche il poeta Torquato Tasso. Nel 1560 la Confraternita commissionò una nuova facciata all'architetto Giovanni Alberto de Galvani e poi affidò a Francesco Capriani da Volterra la ricostruzione, che terminò nel 1579. Nel 1726 papa Benedetto XIII chiese ed ottenne (grazie anche ad un lauto indennizzo) che la Confraternita si trasferisse nella chiesa di S.Maria della Pietà (anche questa nuovamente dedicata ai santi Bartolomeo ed Alessandro), affidando la chiesa di S.Macuto (che riacquistò così la sua antica denominazione) ai Gesuiti, già affidatari del vicino palazzo Gabrielli, divenuto sede del Seminario Romano, del quale la chiesa ne divenne l'annesso oratorio. Da questo momento in poi S.Macuto seguì inevitabilmente le sorti dell'edificio adiacente: la temporanea soppressione della Compagnia di Gesù fece sì che palazzo e chiesa venissero ceduti nel 1774 al Monte di Pietà e poi all'Arciconfraternita dei Curiali. Nel 1824 papa Leone XII assegnò palazzo Gabrielli al Collegio dei Nobili diretto dai Gesuiti, che così ne rientrarono in possesso insieme alla chiesa di S.Macuto; in seguito i due edifici furono assegnati al Collegio Germanico Ungarico, all'Università Gregoriana ed infine, nel 1942, al Collegio Bellarmino della Provincia Romana della Compagnia di Gesù. La chiesa conserva tuttora l'elegante facciata in laterizio del Cinquecento, opera di Francesco da Volterra, divisa in due ordini di uguali dimensioni: l'ordine inferiore presenta due coppie di lesene in travertino che affiancano il portale sormontato da un timpano triangolare e dall'iscrizione "DEO IN HONOREM S.MACHUTI", mentre l'ordine superiore presenta un'elegante serliana, aggiunta però successivamente, anch'essa affiancata da due coppie di lesene. Anche il coronamento non è quello cinquecentesco: al posto dell'originario attico a volute oggi vi è un timpano triangolare, con oculo, coronato da piccole cuspidi in travertino, in riferimento all'antico e prezioso obelisco Macuteo. L'interno della chiesa, a navata unica, presenta una volta a botte realizzata nel 1819 in sostituzione di quella originaria lignea ed alcuni dipinti del Settecento realizzati da Michelangelo Cerruti. La ricostruzione cinquecentesca modificò profondamente l'interno: la navata unica odierna è la conseguenza proprio di quei lavori, che demolirono le originarie tre navate ed il piccolo cimitero (situato proprio dietro l'abside che si trovava nel fondo delle navate), nel quale vi erano sepolti alcuni membri di illustri famiglie che abitavano nella zona. La piazza è completata dalla grande fiancata sinistra della chiesa di S.Ignazio e dall'edificio (nella foto 1) un tempo appartenente al grande complesso del Convento dei Domenicani, che si snodava tra piazza della Minerva, via della Minerva, via del Seminario, piazza di S.Macuto e via di S.Ignazio. Molto probabilmente proprio l'ala del complesso che si affaccia su questa piazza ospitava, nel Cinquecento, una delle famigerate Carceri dell'Inquisizione: oggi quest'ala dell'antico Convento è la sede di alcuni Uffici dei Parlamentari con ingresso su via del Seminario (l'ala di destra) e della Biblioteca Casanatense con ingresso su via di S.Ignazio (l'ala di sinistra).

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