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L'antica chiesa di S.Andrea delle Fratte (allora denominata "S.Andrea infra hortos") sorse sul finire del XII secolo all'estremo nord di Roma. L'etimologia del toponimo discende evidentemente dalla caratteristica antica della zona, un tempo silvestre e con rare abitazioni. Originariamente officiata dalle monache agostiniane, quindi dalla nazione scozzese e poi dalla Confraternita del Ss.Sacramento, nel 1585 la chiesa fu affidata da Sisto V all'ordine dei Minimi di S.Francesco di Paola. Le precarie condizioni del tempio, però, costrinsero i religiosi ad una totale ricostruzione dell'edificio. I lavori, sovvenzionati dal marchese Paolo del Bufalo, che abitava poco distante nel palazzo di famiglia, procedettero dilazionati per mancanza di fondi e durarono oltre un secolo. Dal 1604 al 1612 vi lavorò Gaspare Guerra, al quale si deve l'impostazione generale e la facciata; poi vi proseguì dal 1653 al 1667, anno della sua morte, Francesco Borromini, al quale si devono l'abside, il tamburo della cupola ed il campanile; nel 1691 i lavori furono portati a termine da Mattia de Rossi. Nonostante tutto la facciata era ancora incompleta al momento della consegna e fu terminata soltanto nel 1826 su progetto di Pasquale Belli. Il campanile e la cupola (nella foto 1) sono notevoli per la complessa articolazione di superfici concave e convesse: il campanile, vero gioiello del Borromini, risulta particolare per la presenza di cariatidi in veste di angeli, di torce fiammeggianti e gigantesche decorazioni a forma di spirale, con volute a sostegno di una croce diagonale (insegna di S.Andrea) e di un bufalo (stemma della famiglia committente, i del Bufalo), sormontate da una corona a punta. Il campanile è soprannominato "ballerino" perchè quando la grande campana suona, la struttura oscilla paurosamente. L'interno della chiesa, decorata con grandi tele del Seicento e Settecento, si presenta a navata unica con tre cappelle per lato con altari di pregevole fattura. La terza cappella di sinistra è dedicata alla "Madonna del Miracolo", cosiddetta perchè il 30 gennaio 1842 apparve sorridente ad un ebreo di nome Alfonso Ratisbonna, entrato in chiesa soltanto per ammirarne le bellezze architettoniche e che invece finì per convertirsi ed essere battezzato. Tuttavia l'attrazione maggiore della chiesa sono gli angeli che Gian Lorenzo Bernini realizzò per Ponte S.Angelo nel 1667: otto delle dieci statue con simboli della Passione furono affidati agli assistenti del grande artista, che eseguì personalmente invece quelli con il "cartiglio" (nella foto 2) e con la "corona di spine" (nella foto 3). Papa Clemente IX Rospigliosi li considerò troppo preziosi per essere esposti alle intemperie e sul ponte fece installare copie di bottega: in realtà sembra che il papa volesse appropriarsene e spedirli a Pistoia, città natale della sua famiglia. Comunque gli originali, dopo un breve soggiorno in casa Rospigliosi, non si mossero da Roma, anche per la morte di lì a poco del pontefice: rientrati in proprietà dei Bernini, vi restarono fino al 1729,  quando furono donati e trasferiti in questa chiesa. Notevole anche il chiostro, al quale si accede dalla chiesa oppure dal portone del convento adiacente angelo con coronaalla facciata. Il cortile interno, dove verdeggia un rigoglioso giardino, è circondato da quattro lati di portici, con colonne doriche di travertino che sorreggono le arcate a tutto sesto: queste ultime sono nove nei lati lunghi e sette nei corti. Le lunette sotto i portici vennero decorate con una serie di affreschi che raffigurano la "Vita di S.Francesco da Paola", realizzati, nel corso del XVII secolo, da più artisti ed in tempi diversi. Dopo il 1870 anche questo convento venne confiscato dallo Stato Italiano e venne utilizzato come scuola elementare e come caserma; per un periodo ospitò anche alcuni uffici della Questura. Dopo la Conciliazione una parte ritornò ai Minimi, l'altra invece è ancora occupata da uffici del Ministero della Difesa.

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