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Via degli Uffici del Vicario collega piazza di Montecitorio a piazza in Campo Marzio ed il suo nome deriva dagli uffici del Cardinal Vicario che furono collocati nell'isolato posto tra questa via e piazza di Montecitorio, in pratica nel luogo dove oggi sorge 1  Portone al civico 30l'Hotel Nazionale. Prima di assumere questa denominazione, la via era chiamata “Strada di Monte Citorio”, come riportava ancora la pianta del Nolli nel 1748, e poi “via dei Notari” per la presenza degli uffici dei Cinque Notari dell'Uditore di Camera. Questi erano situati nel palazzo che si apre al civico 30 (nella foto 1) con un grazioso portone ottocentesco con decorazione a bugne: la storia di questo edificio inizia nel XV secolo quando esistevano qui due monasteri sotto l'osservanza del Terzo Ordine di S.Francesco, uno “dell'Immacolata Concezione verso la Colonna Aureliana” ed uno “della Santa Croce verso Campo Marzio”, cosiddetto da una reliquia della Croce posseduta dalle suore. I due monasteri si denominavano rispettivamente “delle Castellane” (perché provenienti da Civita Castellana) e “delle Perugine”. Pio V fuse insieme le due case religiose ed obbligò le suore alla professione solenne dei voti: nacque così il Monastero di Santa Croce di Montecitorio, per il cui uso fu restaurata una vecchia chiesa già intitolata all'Immacolata Concezione e poi dedicata alla Santa Croce. Nel 1671 le suore furono trasferite a S.Bernardino ai Monti (dove fu trasferita anche una bella tela di Giovanni Baglione raffigurante i “Ss.Antonio da Padova, Chiara ed Agata”) e nel 1672 subentrarono le Monache Oblate Filippine, che vi 2  Casa della Missionerimasero col loro Conservatorio fino al 1695, quando Innocenzo XII le trasferì presso la chiesa di S.Lucia del Gonfalone e dedicò la loro sede agli uffici annessi alla Curia Innocenziana dei Cinque Notari dell'Uditore di Camera. Di fronte a questo edificio si trova la Casa della Missione (nella foto 2, oggi sede di uffici della Camera dei Deputati) costruita nel 1642 dalla duchessa d'Aiguillon per ospitarvi la Congregazione dei Padri della Missione. L'edificio, posto ad angolo con via della Missione, presenta una facciata con 12 finestre per piano ed apre al pianterreno, al civico 17, con un bel portale arcuato, con bugne a punta di diamante, risalente al Cinquecento ma ristrutturato nel Settecento. Su questa via affacciano belle abitazioni settecentesche, alcune delle quali recano tabelle murate, fra le quali, al civico 28, una di proprietà dell'Ospizio Apostolico. Questa via è caratterizzata dalla presenza di ben 3 Madonnelle, tutte in posizione 3  Madonnellaangolare: una è situata ad angolo con via della Missione, la seconda ad angolo con via di Campo Marzio, mentre la terza si trova ad angolo con una breve rientranza della stessa via degli Uffici del Vicario. Quest'ultima (nella foto 3) presenta una bella immagine raffigurante Maria, ammantata ed a mezzo busto, con il capo chino ad ammirare il suo Bambino che con una mano regge sulle ginocchia. L'ovale con la Sacra Immagine è racchiuso all'interno di una ricca cornice in stucco ed arricchito da un piccolo lampioncino che la illumina dal basso. Al civico 49 è situato palazzo Cecchini Lavaggi Guglielmi (nella foto in alto sotto il titolo e nella foto 4), che presenta altre due facciate in via della Maddalena e via della Guardiola. La struttura originaria di questo palazzo era rinascimentale come proprietà della famiglia Cecchini, i quali vantavano numerosi conservatori in Campidoglio, nonché cardinali ed uomini d'arme. Successivamente l'edificio fu sede delle monache Benedettine di Campo Marzio, di diversi cardinali, tra i quali Gian Angelo Braschi, poi divenuto papa con il nome di Pio VI, che lo acquistò e lo riempì di una straordinaria collezione di opere d'arte. Il pontefice cedette il palazzo al nipote Luigi, che vi abitò con la sposa Costanza Falconieri fino al 1792, quando si trasferì nel nuovo palazzo Braschi. Qui abitò anche Vincenzo Monti, come segretario di Luigi Braschi, dove scrisse l'ode “Al Signor di Montgolfier”, il “Galeotto Manfredi” ed alcune tragedie. L'edificio fu completamente ristrutturato nel 1830 dall'architetto Antonio Sarti per i conti Lavaggi, provenienti dalla Sicilia, poi creati marchesi da Gregorio XVI: fu in questo periodo che Domenico Lavaggi fece apporre una lapide nelle scale a ricordo del soggiorno di Pio VI. Nel Novecento la proprietà passò ai Guglielmi, che vi abitano ancora, anche se una parte dell'edificio è adibita ad uffici. Il palazzo copre l'isolato tra il vicolo della Guardiola, via della 4  Palazzo cecchini Lavaggi GuglielmiMaddalena e via degli Uffici del Vicario: su quest'ultima si presenta con una facciata a due piani oltre l'ammezzato racchiuso nel liscio bugnato, dove apre un portale sormontato da un balcone con balaustra affiancato da negozi. Le nove finestre sono architravate al primo piano ed incorniciate al secondo. La stessa facciata si ripete su via della Maddalena. A coronamento, un cornicione a cassettoni con emblemi araldici dei Cecchini, rose alternati a gigli. Fino al 1831 il cortile era tra quelli gravati da una servitù di passaggio per cui poteva essere attraversato per accedere da via degli Uffici del Vicario a via della Maddalena o viceversa.

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