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Via del Seminario prende il nome dal Seminario Romano che nel 1608 si insediò nel palazzo Gabrielli che qui sorge al civico 120; la via fu anche denominata "via di S.Macuto", dalla omonima chiesa alla quale conduce, e "via del Seminario Romano". Palazzo Gabrielli Borromeo (nella foto 1) fu costruito per Girolamo Gabrielli, avvocato concistoriale a Roma, dove si era trasferito da Gubbio fin dal 1525. Girolamo morì nel 1587 lasciando erede il nipote Carlo; questi non aveva figli maschi e quando la figlia si sposò con un Mignanelli, si trasferì con lei nel palazzo Mignanelli. Nel 1607 palazzo Gabrielli fu venduto per la somma di 20.000 scudi all'Istituzione del Seminario Romano, fondata nel 1565 per la formazione sacerdotale: una commissione di 5 cardinali (poi divenuti 14), tra i quali il cardinale Borromeo, si occupò di gettare le fondamenta di questa nuova istituzione, affidata fin dall'inizio alla Compagnia di Gesù. La prima sede fu a palazzo Pallavicini in via de' Prefetti, poi nel 1568 si traferì a palazzo Patrizi, dinanzi alla chiesa di S.Luigi dei Francesi. Dopo altri due anni si trasferì a palazzo Della Valle, poi a palazzo Colonna, a palazzo Piccolomini (che sorgeva dove oggi è situata la chiesa di S.Andrea della Valle), addirittura per otto anni ebbe come sede una casa presa in affitto dai signori Spannocchi (nei pressi della chiesa di S.Macuto), poi per circa quindici anni si trasferì a palazzo Nardini, finché, dopo tutte queste peregrinazioni, dal 1608 al 1772 trovò una sede stabile nel palazzo Gabrielli, che da allora divenne appunto sede del Seminario Romano. A seguito dei provvedimenti contro la Compagnia di Gesù, alla quale, come già detto, era stata affidata la formazione del futuro clero di Roma, il Seminario rimase chiuso per due anni, dal 1772 al 1774, e così palazzo Gabrielli fu venduto per 32.000 scudi al Monte di Pietà e preso in affitto da diversi privati, tra i quali il cardinale Vitaliano Borromeo, che lo fece ristrutturare, legando il suo nome al palazzo. Il Seminario ricominciò quindi a traslocare: si traferì prima nel grandioso edificio del Collegio Romano, poi nel palazzo di S.Apollinare, finché nel 1913, papa Pio X, volendo riunire vari seminari e collegi ecclesiastici di Roma, decise il trasferimento nel nuovo e più grande edificio appositamente fatto costruire presso la basilica di S.Giovanni al Laterano. Nel 1796 la Fabbrica di S.Pietro ottenne palazzo Gabrielli in enfiteusi, sistemandovi i suoi uffici ed in parte dandolo in affitto. Nel 1824 Leone XII assegnò il palazzo al Collegio dei Nobili diretto dai Gesuiti, che ne furono però espulsi nel 1848: durante la Repubblica Romana, infatti, l'edificio venne incamerato e vi abitò Giuseppe Mazzini. Dal 1851 al 1886 vi alloggiò anche il Collegio Germanico Ungarico, che aveva ceduto la sua sede dell'Apollinare al Seminario Romano. Con l'avvento del Regno d'Italia, i Gesuiti, espulsi dal Collegio Romano, trasferirono nel palazzo Borromeo il collegio, che da allora si chiamò Pontificia Università Gregoriana del Collegio Romano. Quando poi, nel 1930, l'Università si trasferì a piazza della Pilotta, il palazzo Gabrielli-Borromeo restò sede del Collegio Bellarmino della Provincia Romana della Compagnia di Gesù. Il palazzo è a tre piani con due marcapiani di travertino; il cornicione fu restaurato nel Settecento. Al pianterreno si apre un ampio portale architravato con lo stemma di Leone XII ed un cartiglio che racchiudeva l'iscrizione del Collegio dei Nobili. Un grande cortile con portico abbellisce l'interno di questo storico palazzo che attualmente ospita alcuni servizi della Camera dei Deputati. Al civico 87 di questa via è situato un palazzetto costruito alla fine del Quattrocento dal Maggiordomo di papa Alessandro VI Borgia, Diego de Valdés: qui si stabilì, nel 1878, una delle più antiche Scuole d'Armi del mondo, considerata il "Tempio" della Scherma, l'Accademia d'Armi Aurelio Greco. Ancora oggi presso l'entrata del palazzo vi sono lo stemma dell'Accademia (come si può vedere nella foto 2) ed una targa commemorativa, che così recita: "1879 - 1954 IN QUESTO ANTICO PALAZZO T.AURELIO GRECO MAESTRO D'ARMI CAMPIONE E CAPOSCUOLA SULLE ORME DEL LEGGENDARIO AGESILAO FRATELLO E MAESTRO VISSE E FORGIÒ SPIRITO E FORZE ALLA NOBILE ARTE DELLA SCHERMA AFFERMANDO CON LE SUE VITTORIE LA SCUOLA ITALIANA NEL MONDO". L'edificio, a due piani con cinque finestre ciascuno, presenta un bel portale di marmo architravato (nella foto 2) con lo stemma abraso e corona di nastri: i due ingressi dei negozi sulla destra erano un tempo i due ingressi per i cavalli. L'edificio è stato restaurato nel 1985. Al civico 76 è situato l'ingresso della lunga facciata curva (nella foto sotto il titolo) del complesso un tempo appartenuto al Convento dei Domenicani, poi affidato al Ministero delle Poste, oggi conosciuto come Palazzo di S.Macuto ed adibito ad Uffici per i Parlamentari; accanto all'ingresso vi è un monumento dedicato ai caduti postelegrafonici nella guerra 1915-18. Al civico 113 è situato palazzo Serlupi Crescenzi, costruito nel 1585 da Giacomo Della Porta per Ottaviano Crescenzi sul luogo dove sorgevano altre case di proprietà di questa famiglia, per l'occasione demolite, come ricorda anche l'iscrizione posta nel vestibolo. Quando i Crescenzi si estinsero, nel 1641, l'edificio passò per eredità a Francesco Serlupi, con l'obbligo di aggiungere al proprio cognome quello dei Crescenzi. Il palazzo, che appartiene ancora ai marchesi Serlupi Crescenzi, sviluppa su due piani ed un sottotetto, con nove finestre riquadrate con timpano alternativamente triangolare e curvilineo, al primo, tutte curvilinee al secondo e, nel sottotetto, finestrelle a cornice semplice. Un bel marcapiano, con il motivo ad onda, divide il primo dal secondo piano. Al pianterreno apre un grande portale architravato (nella foto 3) sovrastato da un balcone senza ringhiera e con quattro finestre architravate ed inferriate ai lati: sulle mensole, così come sul cornicione e sui timpani delle finestre, si distinguono i crescenti, elemento araldico dello stemma dei Crescenzi, mentre soltanto sul cornicione sono presenti le tre fasce, elementi dello stemma Cerrini, a ricordo di Sallustria Cerrini, moglie di Ottaviano Crescenzi. Dal portone si passa in un cortile preceduto da un portico a due ordini di arcate, tra le quali vi sono antichi sarcofagi. Nel fregio corrono stemmi dei Crescenzi e Serlupi: due iscrizioni ricordano la costruzione del palazzo nel 1585 e la nuova scala edificata nel 1748 da Girolamo Serlupi Crescenzi.

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