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Schiacciato tra due edifici, in via di S.Vito, vi è la parte centrale di un arco, in origine a tre fornici, eretto in memoria dell'imperatore Gallieno, assassinato dai suoi ufficiali nel 268 d.C. L'arco fu costruito al posto di una delle porte delle antiche Mura Serviane, la "porta Esquilina", ricostruita interamente da Augusto. L'iscrizione dedicata da Marco Aurelio Vittore a Gallieno ed alla moglie Salonina è nella cornice sottostante all'attico e fu aggiunta in un secondo tempo: "A Gallieno, clementissimo principe, il valore invitto del quale è superato solo dalla religiosità, e a Salonina, virtuosissima Augusta, Aurelio Vittore, vir egregius, devotissimo alla loro maestà". Quella originale, di età augustea, era sull'attico, dove sono visibili tracce di cancellatura. Sul lato interno della porta, meno serrato dalle vicine costruzioni, è ben visibile la semplice struttura dell'arco, di proporzioni tendenti al quadrato, ornato solo da semplici cornici e da pilastri angolari corinzi. A sinistra si notano ancora le tracce di un ingresso minore che si appoggiava a quello centrale: infatti da questa porta uscivano sia la "via Labicana" (così denominata perchè conduceva a Labico, l'attuale Montecompatri) sia la "via Praenestina" (dal nome antico di Palestrina, Praeneste). Un'incisione del Seicento mostra, appese all'arco, le chiavi della viterbese porta Salcicchia, che furono consegnate a Roma in segno di sudditanza e che rimasero qui dal XIII secolo fino al 1825. L'arco indicò anche la zona franca stabilita da Niccolò V (1447-55) per i venditori di vettovaglie ai pellegrini diretti alla vicina basilica di S.Maria Maggiore.

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