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Il tratto di Mura Aureliane che unisce Porta S.Giovanni al palazzo Sessoriano conserva, all'interno della quarta torre (nella foto 1, su viale Castrense) partendo dalla Porta S.Giovanni, quanto rimane dell'Oratorio di S.Margherita, testimonianza medioevale di utilizzare le Mura (soprattutto quelle nel tratto meridionale, tra Porta S.Giovanni e Porta S.Paolo) come luoghi di preghiera e di isolamento contemplativo. L'Oratorio fu dedicato a S.Margherita di Antiochia di Pisidia, una martire dell'epoca di Diocleziano e Massimiano, il culto della quale ebbe grande diffusione in età medioevale, soprattutto fra le classi popolari, in quanto protettrice delle partorienti. L'oratorio vero e proprio venne sistemato nel piano inferiore della torre, in coincidenza con la fine del camminamento inferiore, mentre al piano superiore, fornito di finestre sia verso l'esterno che verso l'interno della città (nella foto 2), trovava alloggio l'eremita, il quale venerava e custodiva il sottostante oratorio, al quale accedeva tramite una scala, probabilmente del tipo a pioli, da un'apertura praticata su una delle tre volte a botte dell'oratorio. All'inizio del XIV secolo le pareti interne di questa torre-oratorio furono decorate ad affresco da un artista probabilmente legato alla scuola di Pietro Cavallini. La volta era decorata con un cielo stellato, mentre su tutti i lati dell'ambiente vi erano gli affreschi raffiguranti la "Vergine con il Bambino fra due Angeli", le "Ss.Margherita e Caterina", i "Ss.Pietro e Paolo" (dipinti sui pilastri degli archi di sostegno delle volte), i due diaconi Lorenzo e Stefano, due figure di Cristo (una in posizione benedicente, l'altra nella tipologia a mezzo busto con le braccia incrociate emergente dal sepolcro). Ultimo santo raffigurato fu S.Benedetto, quando l'oratorio venne affidato alla basilica di S.Croce in Gerusalemme, concessa nel XVI secolo all'ordine cistercense. Gli affreschi, rinvenuti nel 1932 a seguito della rimozione di materiali depositativi, furono tolti nel 1978 a causa del peggioramento della situazione conservativa e collocati nel Museo di S.Croce in Gerusalemme. L'oratorio non fu solo rifugio di eremiti ma, per un certo periodo, fu utilizzato anche come carcere, perché più volte risulta menzionato come "Prigione di S.Margherita", e luogo di devozione, dal momento che esistono bolle papali di papa Clemente IX e Clemente XII che concedevano indulgenze plenarie a chi lo avesse visitato il 20 luglio, giorno della festa di S.Margherita. Ciò testimonia sicuramente la rinomanza del luogo, che fu venerato fino all'ultimo ventennio del secolo XIX, nonostante lo stato fatiscente; i successivi restauri del 1914 e del 1978 non furono in grado di risolvere lo stato conservativo dell'oratorio, che tuttora avrebbe bisogno di urgenti lavori di ristrutturazione.

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