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Villa Altieri è situata nell'area oggi delimitata da via Emanuele Filiberto, via Statilia e viale Manzoni e fu costruita  intorno al 1660 come casa di villeggiatura per il cardinale Paluzzo Albertoni Altieri da Giovan Antonio De Rossi (autore anche di palazzo Altieri) nella vigna sull'Esquilino posseduta dalla nobile famiglia. Il complesso aveva forma triangolare ed era tagliato dal viale rettilineo che collegava il palazzo al piazzale semicircolare d'ingresso situato sulla "via Felice", la lunga strada rettilinea così denominata dal nome di battesimo di papa Sisto V (Felice Perretti) che la fece aprire per collegare Trinità dei Monti a S.Croce in Gerusalemme. Dopo il 1870 la via fu frazionata nelle attuali via Sistina, via delle Quattro Fontane, via Agostino Depretis, via Carlo Alberto, via Conte Verde e via di S.Croce in Gerusalemme: proprio quest'ultima corrisponde al tratto della "via Felice" sulla quale si apriva l'ingresso della villa. La struttura originale dell'edificio (nell'immagine 1 in un'incisione settecentesca di G.Vasi) era caratterizzata nella facciata anteriore da una grande scala a due rampe semicircolari, tuttora esistenti, che racchiudevano una fontana addossata alla parete, con due delfini e due tritoni zampillanti, e che si congiungevano in una loggia con porta-finestra, sormontata dal grande stemma degli Altieri, al centro della quale era posta una fontanina, rubata nel 1990, della quale rimane soltanto la tazza inferiore ovale ed il sostegno centrale scanalato; le rampe inoltre erano arricchite da statue ora scomparse. Dietro la fontana dei Delfini si può notare tuttora il portico determinato dall'aggetto del terrazzino superiore, dal quale un tempo si poteva ammirare il giardino retrostante nel quale era situata una fontana circolare, oggi scomparsa. La facciata posteriore dava su una terrazza dalla quale si scendeva su una seconda che, attraverso scale laterali, portava ad un vasto parco, abbellito da statue, giochi d'acqua e dal celebre e suggestivo labirinto circolare di siepi di bosso con un pino al centro, in seguito completamente soppiantato dagli edifici circostanti. Anche la palazzina ha subito gravi manomissioni sia all'esterno sia all'interno: la più evidente è la sopraelevazione dell'ultimo piano che ha alterato l'equilibrio e le proporzioni della facciata; lo stesso cortile è stato alterato nel taglio, la fontana al centro delle rampe è stata ridotta e quasi tutta l'ornamentazione scultorea è stata asportata o danneggiata. Il danno maggiore probabilmente è stata la scomparsa dei dipinti provenienti dal "sepolcro dei Nasoni", scavato nel 1764 sulla via Flaminia e risalente all'epoca di Marco Aurelio. Sul lato destro della facciata restano due archi in finta roccia con altrettante piccole vasche: ciascun lato degli archi era ornato da statue delle quali rimangono soltanto miseri resti mutili. Oggi l'accesso alla villa avviene dal bel portale bugnato situato in viale Manzoni 47 (nella foto 2), tuttora ornato dalla grande iscrizione posta sull'architrave "VILLA ALTIERI". Numerosi furono i passaggi di proprietà dall'epoca di Pio IX, quando la villa appartenne a monsignor Francesco Saverio De Merode, poi per un breve periodo fu adibita a reclusorio criminale femminile, passò in seguito alle suore Dorotee e quindi all'Istituto Figlie di Nostra Signora del Monte Calvario. Infine fu proprietà Scarano e dei marchesi di Villefranche finché non fu adibita a sede scolastica: oggi vi risiede l'Istituto Professionale di Stato "Teresa Confalonieri" ed il Liceo Scientifico Statale "Isacco Newton".

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