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Il nome della via commemora la battaglia vinta dagli italiani contro gli austriaci nel 1918 nel comune di Vittorio Veneto che pose fine alla Prima Guerra Mondiale. 1  Palazzo MargheritaLa via inizia da Porta Pinciana per terminare, con una larga curva, in piazza Barberini ed è comunemente chiamata via Veneto, denominazione che, d'altronde, aveva già originariamente, quando era intitolata alla regione del Veneto. La via venne tracciata nel 1886, sul terreno precedentemente occupato dalla bellissima villa Ludovisi, per collegare via del Tritone a Villa Borghese. Celeberrima in tutto il mondo come centro mondano di Roma, come simbolo della "dolce vita", la via ospita ancora eleganti alberghi (come l'Hotel Excelsior nella foto in alto) e caffé all'aperto, frequentati, negli anni '60, da stelle del cinema e da indiscreti paparazzi. A fronte di tanta mondanità sorge l'austero palazzo Margherita (nella foto 1), così chiamato perché a lungo residenza della regina Margherita di Savoia dopo la tragedia di Monza. L'edificio fu costruito su progetto dell'architetto Gaetano Koch per il principe di Piombino, Rodolfo Boncompagni Ludovisi, tra il 1886 ed il 1890, incorporando sul retro il seicentesco Palazzo Orsini, detto anche "Palazzo Grande", che, insieme al Casino dell'Aurora, rimane l'ultima testimonianza della stupenda, ma purtroppo scomparsa, Villa Ludovisi. Il triplice portale ad archi è fiancheggiato da colonne che sostengono un balcone; al pianterreno si aprono 12 finestre architravate, al primo piano 15 finestre con timpano curvo e decorazioni, al secondo con 2  S.Maria della Concezionetimpano triangolare. Sotto l'elegante cornicione a mensole corre un fregio composto da tre bande diagonali e dai draghi, simboli araldici dei Boncompagni. Il primo piano era di rappresentanza e comprendeva la sala di ricevimento ed i saloni; il secondo piano fu usato come abitazione. I due piani sono collegati da uno scalone a due rampe che occupa quasi un terzo dell'antico "Palazzo Grande": oggi l'edificio è sede dell'Ambasciata degli Stati Uniti d'America. In prossimità di piazza Barberini sorge la chiesa di S.Maria della Concezione (nella foto 2), comunemente chiamata "dei Cappuccini", edificata nel 1624 da Antonio Casoni per volontà del cardinale Antonio Barberini, fratello di papa Urbano VIII e cappuccino egli stesso. La costruzione della chiesa, costruita sul terreno di proprietà della nobile famiglia romana dei Barberini, fu portata a termine nel giro di pochi anni e già nel 1631 i frati Cappuccini si insediarono nell'annesso convento, poi demolito alla fine dell'Ottocento in occasione dell'apertura della via. Una doppia rampa di scale, costruita nel 1890 per allineare l'ingresso della chiesa al nuovo livello della strada, precede la facciata a due ordini di lesene, arricchita ai primi del XX secolo del parziale rivestimento in travertino; al centro dell'ordine inferiore si apre il portale coronato dall'emblema dei Francescani, due braccia attorno alla Croce. L'interno, a navata unica con 3  Lampadario di "ossa"cinque cappelle per lato intercomunicanti tra loro, custodisce numerose opere d'arte, come la tela del "Cristo deriso" di Gherardo delle Notti (Gerrit van Honthorst), la pala d'altare con la "Trasfigurazione di Cristo" e la "Morte di S.Francesco che riceve le stimmate", entrambe del Domenichino, e l'Arcangelo Michele che abbatte il demonio di Guido Reni. Famosa è l'iscrizione sulla pietra tombale del cardinale Antonio Barberini, che, anonimamente, così recita: "Hic jacet pulvis, cinis et nihil", ossia "Qui giace polvere, cenere e nient'altro". Ma probabilmente la chiesa è nota soprattutto per il cimitero: quattro stanzoni sotterranei decorati con ossa di innumerevoli frati (circa 4000), qui trasportate dai frati con 300 viaggi di carrette tra il 1627 ed il 1631 dal precedente cimitero posto nel convento della chiesa di "S.Niccolò de Portiis". Le composizioni realizzate con varie ossa del corpo, tibie, femori, rotule, peroni, metacarpi, falangi e così via, formano rosoni, lesene, stelle, fiori, festoni e persino lampadari (come si vede nella foto 3). Situate sotto le cinque cappelle di destra della chiesa, le cripte dei cappuccini si affacciano, completamente aperte, su uno stretto corridoio lungo circa quaranta metri. "Noi eravamo come voi e voi sarete come noi": questo è il benvenuto che ci danno le ossa in persona in un cartello posto all'ingresso. Le ossa furono "chimicamente trattate", mentre la mummificazione dei corpi, stando a Domenico da Isnello, fu ottenuta grazie al potere disseccante della rena usata per il pavimento. Igino da Alatri aggiunge che la terra che ricopre il sacro suolo fu portata direttamente da Gerusalemme per volere di Urbano VIII. Nel convento era famoso, nel secolo scorso, un certo fra Pacifico, assai ricercato dal popolo romano per la sua non comune facoltà di dare i numeri del Lotto, sempre vincenti. Papa Gregorio XVI, stanco delle resse che si creavano dinanzi al convento, ma assai più perché quelle vincite impoverivano le casse pontificie, fece allontanare il frate da Roma, ma questi, giunto in piazza del Popolo, esclamò: "Roma, se santa sei, perché crudel se' tanta? Se dici che se' santa, certo bugiarda sei". I romani giocarono la cinquina (66-70-16-60-6) e sbancarono il Lotto pontificio.

 

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