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Il Foro di Traiano fu l'ultimo ed il più grandioso dei Fori Imperiali: fu costruito da Traiano tra il 107 (anno del suo trionfo sui Daci) ed il 113, spianando un pezzo del Quirinale, ovvero la sella che lo univa al Campidoglio. Il monumento, opera del grande architetto Apollodoro di Damasco, era lungo complessivamente metri 300 e largo 185 e si articolava su terrazze leggermente sopraelevate l'una rispetto all'altra. Fino a poco tempo fa si pensava che l'ingresso avvenisse dal lato rivolto verso il Foro di Augusto, ma scavi recenti hanno permesso di dimostrare che da questa parte era situato piuttosto il "Tempio di Traiano" (costruito tra il 125 ed il 138 d.C. da Adriano in onore di Traiano e della moglie Plotina), mentre l'ingresso sarebbe avvenuto dalla parte opposta, rivolto verso il Campo Marzio. Oltrepassato l'ingresso vi erano due edifici posti uno di fronte all'altro, tradizionalmente interpretati come le "Biblioteche" (una per i libri latini e l'altra per quelli greci), al centro delle quali vi era la "Colonna Traiana", l'unico monumento del Foro pervenutoci perfettamente intatto. Al di là dei due edifici e ad essi addossata, a chiusura della piazza quindi, si allungava la massa imponente della "Basilica Ulpia", la più grande mai costruita a Roma (170 metri di lunghezza, 60 di larghezza e 40 di altezza). Del monumento è ora visibile solo il troncone centrale (nella foto in alto): l'abside occidentale giace ora sotto via dei Fori Imperiali ed arrivava a pochi metri dall'attuale monumento a Vittorio Emanuele II, mentre quella orientale è coperta dall'attuale scalinata di Magnanapoli e dagli edifici adiacenti. L'interno era diviso in cinque navate da quattro file di colonne (come si può ancora vedere dalle basi e dalle colonne rimaste): quelle della navata centrale erano più grandi e di granito grigio, a differenza delle altre, più piccole e di cipollino. Tra le funzioni della basilica, oltre a quelle giudiziarie e commerciali, vi era anche quella che precedentemente si svolgeva nell'Atrium Libertatis (distrutto per far posto al Foro), ossia la cerimonia di liberazione degli schiavi. La facciata meridionale dell'edificio, quella rivolta verso la piazza, aveva tre ampie porte di accesso decorate da avancorpi colonnati: quella centrale, scandita verticalmente in cinque sezioni inquadrate da sei colonne (il tutto ricostruibile dalle monete che lo rappresentavano) presentava il fornice di ingresso su quella centrale, mentre in quelle laterali vi erano nicchie con statue. Sopra a queste statue vi erano altrettanti ritratti su scudi, probabilmente dei generali di Traiano, mentre al di sopra dell'alto attico vi era la statua di "Traiano sul carro trionfale", tirato da sei cavalli e fiancheggiato da trofei con Vittorie. Oltrepassato l'arco, si accedeva alla grande piazza centrale, rettangolare, di m 108 x 85, con la grande statua equestre di Traiano al centro. Pavimentata con più di 3000 lastre di marmo bianco di Luni (Carrara), era fiancheggiata, sui lati lunghi, da portici che si aprivano, internamente, in due ampie esedre simmetriche (quella orientale costituisce la facciata semicircolare dei Mercati Traianei). I portici erano ad un solo ordine di colonne in marmo colorato, sormontate da un alto attico decorato da statue colossali di Daci prigionieri. Il lato meridionale della piazza era costituito da una sala con una complessa architettura colonnata, in marmi policromi, prospiciente la piazza. Non si conosce la funzione di questo spazio ma l'alto livello qualitativo ne fa supporre una destinazione di rappresentanza o forse anche sacrale. La Colonna Traiana (nella foto 1), costruita in grandi blocchi di marmo lunense, poggia su un basamento a forma di dado (nella foto 2) su uno zoccolo coronato da una cornice che presenta, agli angoli, quattro aquile che sorreggono festoni. Tre lati del dado sono decorati con rilievi che rappresentano armi ed insegne daciche; il quarto lato (nella foto 3), quello principale rivolto verso la "Basilica Ulpia", presenta un pannello sorretto da due Vittorie con la seguente iscrizione dedicatoria: "SENATUS POPULUSQUE ROMANUS IMP(ERATORI) CAESARI DIVI NERVAE F(ILIO) NERVAE TRAIANO AUG(USTO) GERM(ANICO) DACICO PONTIF(ICI) MAXIMO TRIB(UNICIA) POT(ESTATE) XVII IMP(ERATORI) VI CO(N)S(ULI) VI P(ATER) P(ATRIAE) AD DECLARANDUM QUANTAE ALTITUDINIS MONS ET LOCUS TANT(IS OPER)IBUS SIT EGESTUS", ossia: "Il Senato e il popolo romano all'imperatore Cesare Nerva Traiano, figlio del divo Nerva, Germanico, Dacico, pontefice Massimo, rivestito per la diciassettesima volta della potestà tribunicia, acclamato imperatore per la sesta volta, console per la sesta volta, padre della patria, per indicare quanto era alto il colle che con questi lavori è stato demolito". La colonna quindi serviva anche ad indicare il livello originario del colle che fu tagliato per liberare l'area necessaria alla costruzione del Foro. Lo scopo più importante, però, era un altro: quello di servire da tomba all'imperatore. Sotto l'iscrizione dedicatoria è situata, infatti, una porticina che permette di accedere all'interno del basamento: qui si trova la camera funeraria dove era posta, sopra una lastra di marmo, l'urna d'oro contenente le ceneri di Traiano, trafugata ai tempi delle invasioni barbariche. A destra inizia la scala costituita da 185 gradini che permette di salire sino alla sommità. Sul fusto della colonna, alta 100 piedi romani (29,78 metri senza base e 39,83 con essa), si snoda, a spirale, il lungo rilievo (circa 200 metri) con la rappresentazione delle guerre daciche (101-106 d.C.): l'attraversamento del Danubio da parte dell'esercito romano sopra un ponte di barche ricorda l'inizio delle guerre, si susseguono poi battaglie, assedi, costruzioni di accampamenti, la prima sottomissione di Decebalo, re dei Daci, a Traiano e la Vittoria che scrive su uno scudo la fine della prima campagna dacica. Il rilievo continua con le scene della seconda campagna, con le scene dell'esercito romano che passa su un ponte costruito da Apollodoro, l'assedio alla capitale nemica Sarmizegetusa ed i Daci che la incendiano per non consegnarla ai romani, l'autoavvelenamento dei capi daci, la cattura del tesoro nemico, la fuga di Decebalo ed il suo suicidio, la sua testa portata a Traiano ed infine la deportazione dei prigionieri daci. Il monumento, si dice, è sopravvissuto grazie a papa Gregorio Magno (590-604) che, colpito da una scena in cui si vedeva Traiano aiutare una donna il cui figlio era stato ucciso, pregò per la salvezza dell'anima dell'imperatore. Dio apparve allora al papa, annunciando che l'anima di Traiano era salva, ma di non intercedere più per i pagani. Secondo la leggenda, quando le ceneri furono esumate, la lingua di Traiano, ancora intatta, raccontò di come la sua anima fosse stata salvata dall'inferno. La terra intorno fu, perciò, dichiarata sacra e la colonna rimase intatta nel tempo. La statua di Traiano, che coronava la colonna, scomparve nel Medioevo e fu sostituita, nel 1587, all'epoca di Sisto V, con la statua di S.Pietro (nella foto 4) Tra il X ed il XIII secolo il Foro fu interessato da un'urbanizzazione che insediò sulla sua area abitazioni, chiese e monasteri fino alla creazione, nel XVI secolo, di un quartiere denominato "Alessandrino" a causa del suo realizzatore, il cardinale Michele Bonelli, nativo di Alessandria, che provvide alla bonifica della zona chiamata "de' Pantani". Fu soltanto tra il 1924 ed il 1932 che questo settore urbano subì una radicale trasformazione per mano del Regime Fascista, che demolì l'intero quartiere per consentire l'apertura di "via dell'Impero". "I monumenti millenari devono giganteggiare nella necessaria solitudine", disse Benito Mussolini la mattina del 31 dicembre 1925 e così vennero spazzate via case medioevali, chiese ed un intero agglomerato cinquecentesco situato sul Foro di Traiano e dinanzi ai Mercati Traianei.

Nella sezione Roma nell'Arte vedi:
Foro Traiano di E. Du Pérac

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