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La basilica di S.Clemente sorge a circa 400 metri dal Colosseo, in via di S.Giovanni in Laterano. Qui abbiamo la possibilità di ripercorrere tre periodi storici: al livello della strada c'è una chiesa (quella attuale) che risale ai tempi di Pasquale II (XII secolo); sotto giace una chiesa del IV secolo e sotto ancora vi sono i resti di antichi edifici romani. Si suppone che questi ultimi, di forma rettangolare e delimitati da muri di grossi blocchi di tufo, possano essere parte di un edificio pubblico, databile, in base alla tecnica edilizia ed ai bolli dei mattoni, all'inizio del I secolo d.C.. Considerata la simmetria degli ambienti e la presenza di pochi e stretti ingressi si ritiene che debba essere stato un edificio che richiedesse una stretta sorveglianza e quindi proprio la "Moneta", l'officina della Zecca imperiale dove si coniavano le monete romane. Ricordiamo che il termine "moneta" fu attribuito alla Zecca perchè originariamente situato accanto al Tempio di Giunone Moneta. Dietro a questo edificio venne costruita, nella seconda metà del II secolo, una casa privata: fu il cortile di questa che, all'inizio del III secolo, venne trasformato in un santuario per il culto misterico del dio Mitra (nella Roma imperiale il mitraismo, un culto maschile della fertilità importato dalla Persia nel I secolo a.C., rivaleggiava per numero di seguaci con il cristianesimo). Furono chiuse le porte che vi si affacciavano, fu costruita una volta a botte con undici fori, allusione alla simbologia mitriaca, fu disposta, entro una nicchia, una statua del dio e fu collocato un altare (nella foto 1) con la raffigurazione di "Mitra che uccide il toro". Verso la fine del III secolo, sparita la parte superiore dei muri in tufo, venne costruito, sulla parte restante, un edificio in laterizio, dove l'assenza di muri divisori fa pensare che fosse costituito da una grande sala, divisa in due o tre navate da file di pilastri e colonne: si è pensato di identificare questo edificio col "titulus di Clemente", cioè una chiesa adattata in una abitazione privata. Nel IV secolo quest'aula fu trasformata in una basilica paleocristiana a tre navate, tuttora esistente al di sotto di quella moderna, successivamente decorata con affreschi esaltanti la leggenda del Santo ed i misteri della fede cristiana. Gravemente danneggiata in seguito all'invasione normanna di Roberto il Guiscardo del 1084, la basilica fu prima abbandonata e poi ricoperta di terra per sostenerne una nuova, costruitavi da Pasquale II ed inaugurata nel 1123. Tra il 1713 ed il 1719 la chiesa fu ampiamente restaurata da Carlo Stefano Fontana per volontà di papa Clemente XI Albani. Occorre ricordare che le preesistenze romane e paleocristiane si erano nel frattempo dimenticate: bisognerà attendere la seconda metà dell'Ottocento, quando il padre domenicano irlandese Joseph Mullooly e l'archeologo Giovan Battista De Rossi iniziarono gli scavi nel sottosuolo, nella convinzione che lì sotto vi fosse la cripta, per riportare alla luce l'antica basilica medioevale. Gli scavi continuarono agli inizi del Novecento quando furono ritrovate anche le antiche vestigia romane. L'odierna facciata della basilica (nella foto in alto sotto il titolo) è quella del XVIII secolo e, scandita da lesene con capitelli corinzi, presenta un finestrone centrale  ed è conclusa da un timpano, mentre accanto vi è un piccolo campanile, anch'esso risalente al XVIII secolo. Attraverso un protiro (nella foto 2) si accede ad un quadriportico costituito da colonne del XII secolo, dove è situata una elegante fontana con vasca ottagonale (nella foto 3): da qui si accede alla basilica, divisa in tre navate terminanti in altrettanti absidi e divise da antiche colonne che il Fontana ornò con capitelli ionici in stucco. Il pavimento è cosmatesco ad intarsi marmorei formanti disegni geometrici mentre splendidi appaiono i tre soffitti lignei delle navate. Nella navata di destra importante è la Cappella di S.Domenico affrescata con "Storie della vita del Santo" di Sebastiano Conca, mentre nella navata di sinistra vi si trova il "monumento funebre del cardinale Antonio Venier", opera di Isaia da Pisa, con colonnine e marmi del tabernacolo provenienti dalla basilica inferiore e la bellissima Cappella di S.Caterina, uno dei più preziosi gioielli della pittura del primo umanesimo italiano per la presenza delle "Storie della Santa", opera quattrocentesca di Masolino di Panicale. La navata centrale ospita la "Schola Cantorum", un candelabro cosmatesco, il ciborio a forma di tempietto sostenuto da quattro colonne di marmo pavonazzetto e, nell'abside maggiore, la sedia episcopale. Splendido il mosaico del catino absidale con "Cristo crocefisso tra la Madonna e S.Giovanni".

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