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La chiesa di S.Martino ai Monti (nella foto sopra), situata in via di Monte Oppio 28, fu fondata da papa Silvestro I sul terreno concessogli dal presbitero 1Equizio: inizialmente fu un grande oratorio in onore di tutti i martiri ignoti, denominato "titulus Equitii" in ricordo della donazione ed ancora ben visibile nei sotterranei della chiesa. Tramite la scalinata alla fine della navata centrale si scende nella cripta, dalla quale, attraverso una porticina sulla sinistra, un'ulteriore scala molto antica immette nel "titulus". Si tratta di un edificio in laterizio della prima metà del III secolo d.C. formato da una grande aula centrale di m 11 x 18 (nella foto 1), divisa da pilastri in due ali di tre campate ognuna, con volta a crociera ed un vestibolo che con tre porte si apriva sulla strada. Gli ambienti sembrano disposti ed adibiti più ad uso commerciale, quindi magazzini, che ad uso abitativo. Un'iscrizione situata lungo lo stretto passaggio sopra menzionato ricorda che la primitiva struttura dell'oratorio venne dedicata alla "Vergine Maria Gaudiam Cristianorum", ma successivamente venne menzionata soltanto come "titulus Equitii" o "titulus 2  Silvestri", dopo che papa Silvestro ebbe sistemato gli ambienti secondo le esigenze del rito cristiano adattandolo alle riunioni della comunità. Molte le opere ancora visibili nei sotterranei: alcuni affreschi del IX secolo, raffigurati sulla volta del soffitto, riproducono scene di Santi con la Madonna ed il Bambino; bellissimi frammenti di mosaici a tessere bianche e nere risalenti al III secolo fanno parte di un pavimento forse già in uso quando l'ambiente era ancora adibito ad uso commerciale; un mosaico a parete del IV o V secolo, situato sopra un'altare del XVII secolo, raffigura "Simmaco ai piedi di S.Silvestro". Il cardinale Diomede Carrafa, nato ad Ariano Irpino nel 1492, fu titolare della chiesa e quivi fu sepolto nel 1560: notare, nella foto 2, la lapide con l'iscrizione CARRAFA CARDINALIS ARIANENSIS. La successiva dedica a S.Martino di Tours arrivò alla fine del V secolo in occasione dell'edificazione della chiesa vera e propria da parte di papa Simmaco, che ne fece innalzare il livello, tanto che il primitivo 3  Absideoratorio rimase sotterraneo. La chiesa fu ampiamente ristrutturata durante il pontificato di Sergio II e di Leone IV, ma fu nel 1636 che l'edificio subì un radicale rinnovamento grazie al priore Giovanni Antonio Filippini, il quale affidò i lavori all'architetto Filippo Gagliardi: i lavori si protrassero fino al 1667, quando fu eretta la facciata attuale, a due ordini con lesene e grande timpano, sopraelevata rispetto alla precedente e per questo motivo vi fu aggiunta l'attuale breve gradinata. Ai lati del portale centrale vi sono due bassorilievi con le figure di S.Silvestro e S.Martino. In questa occasione fu anche aggiunta la lunga e stretta scalea, sulla retrostante piazza di S.Martino ai Monti, che conduce all'ingresso posteriore, e la piccola ma caratteristica torre campanaria a vela sopra l'abside (nella foto 3). L'interno è a tre navate divise da 24 colonne (provenienti dall'antica basilica del V secolo) con capitelli compositi sui quali poggia l'architrave. Il soffitto della navata centrale sostituisce quello più antico donato da S.Carlo Borromeo e distrutto da un incendio. Notevoli le opere d'arte custodite, tra le quali, a destra dell'ingresso, un'Estasi di S.Carlo Borromeo di Filippo Gherardi e tre affreschi raffiguranti 4  Croce gemmatal'Interno della Basilica di S.Pietro del Gagliardi, l'Interno della Basilica di S.Giovanni in Laterano ed un Concilio di S.Silvestro. Sull'altare maggiore vi sono collocati un tabernacolo e candelabri, opera dei Belli, rinomati argentieri romani; accanto all'altare vi è l'accesso alla bellissima cripta dove vi è conservato il famoso affresco del IX secolo con immagini di santi e della Croce gemmata (nella foto 4) e un'effigie di S.Silvestro in un mosaico del VI secolo. Inoltre nella sacrestia vi è conservata la preziosa lampada votiva in lamina d'argento del V secolo, un tempo ritenuta la tiara di papa Silvestro I, purtroppo non accessibile al pubblico. Il lato orientale della chiesa che corre lungo via Equizia poggia su grossi blocchi di tufo appartenenti alle Mura Serviane (nel tratto compreso tra largo Leopardi ed il Celio), utilizzati come sostruzioni nel secolo IX, secondo un uso molto in voga in quel periodo.

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