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Via dei Neofiti (nella foto sopra) collega via della Madonna dei Monti a via Baccina e prende il nome dal vicino palazzo del Collegio dei Neofiti. La Confraternita dei Catecumeni e Neofiti nacque nel 1542 per volontà di S.Ignazio di Loyola con lo scopo principale di convertire e battezzare prima gli ebrei e poi gli altri non-cristiani. La presidenza della Confraternita venne affidata al parroco don Giovanni da Torano della chiesa di S.Giovanni in Mercatello, presso la quale, fino al 1562, in due ali diverse di una casa privata vissero due gruppi di uomini e di donne, catecumeni e catecumene. Ben presto nacque la necessità di trovare una sede diversa per le donne e fu così che nel 1566 le "zitelle" catecumene, così vennero chiamate queste ragazze desiderose di diventare cristiane, trovarono rifugio nel monastero dell'Annunziata. Pochi anni dopo, nel 1577, fu fondato il Collegio dei Neofiti, che inizialmente si stabilì in una casa privata presso la chiesa di S.Eustachio, per trasferirsi poi l'anno successivo dinanzi alla chiesa di S.Chiara. La costruzione della chiesa di S.Maria dei Monti nel 1580, affidata proprio alla Confraternita, ma soprattutto la costruzione del nuovo palazzo del Collegio dei Neofiti e dei Catecumeni per volontà del cardinale Antonio Barberini, fratello di Urbano VIII, comportò la riorganizzazione e l'accorpamento della Confraternita in un'unica sede: il Collegio dei Neofiti lasciò la sede di S.Eustachio ed i catecumeni maschi la sede di S.Giovanni in Mercatello per trasferirsi tutti nel palazzo del Collegio dei Neofiti. Probabilmente al fine di completare l'opera di unificazione della Confraternita, papa Innocenzo XI (1676-1689) ampliò l'edificio del Collegio dei Neofiti aprendo un'ala riservata alle donne, comprensiva anche di un piccolo oratorio: le "zitelle" catecumene lasciarono così le monache domenicane del monastero di S.Annuziata e si trasferirono nella nuova sede di via dei Neofiti, con ingresso al civico 14 (nella foto 1). Ciò che merita degna attenzione è proprio quest'ingresso, il cui portone non riporta soltanto il solito stemma marmoreo con i simboli araldici della famiglia, bensì sono gli stipiti e l'arcata sovrastante interamente decorati dai simboli: lo stemma Odescalchi, famiglia alla quale apparteneva papa Innocenzo XI, è completamente raffigurato con l'aquila, nella parte superiore, alla quale sono affiancati due leoni, per proseguire con le 6 navicelle (3 per lato) porta-incenso.

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