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Via Urbana corrisponde all'antico "vicus Patricius", così chiamato per la presenza di case patrizie, che andava dall'Argiletum fino alla "porta Viminalis" con un percorso oggi ripetuto da via Urbana e da via Massimo D'Azeglio. Prese il nome attuale allorchè papa Urbano VIII ampliò e ristrutturò la via nel XVII secolo. La strada è strettamente legata all'antichissima chiesa di S.Pudenziana (nella foto 1), forse fra le prime di Roma, come risulta da una lapide sepolcrale del 384 che indica un tal Leopardo come "lector de Pudentiana", il che sta a significare che a quell'epoca la nostra chiesa era già in funzione. Le origini della chiesa sono legate al "titulus Pudentis", ovvero la casa del senatore cristiano Pudente trasformata in luogo di culto cristiano, dove S.Pietro, secondo la tradizione, soggiornò e battezzò le due figlie di Pudente, Prassede e Pudenziana. In seguito le due sorelle, durante la persecuzione di Antonino Pio, si dedicarono alla cura ed alla sepoltura dei martiri cristiani, un'attività che causò il martirio loro e di Pudente. La chiesa di S.Pudenziana fu costruita nel 145 da Pio I sull'Ecclesia Pudentiana, la casa di Pudente, sfruttando uno dei locali delle "Terme di Novato" (fratello di Prassede e Pudenziana), come sembrano confermare i resti di un edificio termale e di una casa signorile del II e del I secolo a.C. rinvenute sotto la chiesa. La chiesa di S.Pudenziana fu rifatta dalle fondamenta ai tempi di papa Siricio e di quell'epoca è anche lo stupendo mosaico dell'abside, purtroppo fatto in parte demolire dal cardinale Caetani nel 1588. La basilica subì vari restauri ed ampliamenti: sotto Gregorio VII nell'XI secolo, sotto Innocenzo III (1199), in occasione del quale avvenne anche la costruzione del campanile romanico a cinque piani, ornato da loggette, trifore e dischi di marmi policromi; alla fine del Cinquecento vi fu un grande rifacimento dell'interno ad opera di Francesco da Volterra su commissione del cardinale Caetani. Per volere del cardinale Bonaparte nel 1870 vi fu il rifacimento della facciata ad opera di Antonio Manno e di Filippo Gagliardi che rifece gli affreschi cinquecenteschi andati perduti: oggi purtroppo anche questi sono quasi scomparsi. Tra due lesene modanate ed un timpano arricchito da una ricca cornice stanno due bifore ornate dalle teste di Pudente e di Pastore, presbitero ed amico di Pudenziana. Il portale riutilizza due belle colonne antiche scanalate ed una meravigliosa trabeazione dell'XI secolo, dove tra girali vegetali stanno Pudente, Pastore, Prassede e Pudenziana, quest'ultime vestite come imperatrici bizantine, un modo per riaffermare l'importanza del potere spirituale, mettendolo sullo stesso piano di quello temporale. All'ingresso si nota immediatamente il forte dislivello esistente tra la sede stradale ed il terreno su cui venne edificata, di gran lunga più basso. Nel 1588 Francesco da Volterra progettò la bellissima Cappella Caetani, ultimata, dopo la sua morte, da Carlo Maderno, ricca di pregevoli stucchi e preziosi marmi: costruita sul luogo originario di culto della casa di Pudente, sul gradino dell'altare custodisce un'impronta di un'ostia che vi restò impressa, vuole la tradizione, cadendo dalle mani di un sacerdote scettico sull'Eucarestia. Notevole anche la Cappela S.Pietro con il gruppo marmoreo di Giacomo Della Porta raffigurante la "Consegna delle Chiavi". Di fronte alla chiesa sorge il Monastero e la chiesa del Bambino Gesù (l'edificio posto sulla sinistra nella foto sotto il titolo), un complesso voluto da papa Clemente XI Albani per la Congregazione delle Oblate Convittrici del Ss.Bambino Gesù. Il progetto dell'edificio fu di Alessandro Specchi, che ne iniziò la costruzione nel 1713, ma poi sostituito da Carlo Buratti a causa dei programmi di lavoro troppo costosi: quest'ultimo terminò la costruzione del monastero mentre la chiesa fu completata dopo la sua morte, avvenuta nel 1732, da Ferdinando Fuga. Il complesso fu ristrutturato nel 1858 da Andrea Busiri Vici e poi nel 1870, quando il livello stradale di via Urbana ebbe un rialzo. Il monastero, con il suo lungo corpo di fabbrica sviluppato su tre piani di 17 finestre, oggi è sede della Casa Generalizia delle Oblate. La chiesa, consacrata nel 1736, in passato aveva una doppia rampa di accesso, eliminata nel 1872 in seguito all'innalzamento stradale sopra menzionato. La facciata è inquadrata da gruppi di lesene e da un'alta trabeazione e conclusa da un timpano curvilineo spezzato. Il portale d'ingresso è semplice, sovrastato però da una fastosa finestra ornata da uno stemma con festoni. L'interno, a croce greca allungata, custodisce la "Cappella della Passione" di Virginio Vespignani del 1856, in stile neorinascimentale, con marmi policromi, stucchi dorati e pitture a tempera di Francesco Grandi. Proseguendo verso piazza della Suburra incontriamo, sulla sinistra, un'altra chiesa interessante: è quella di S.Lorenzo in Fonte (nella foto 2), così chiamata perchè, secondo la tradizione, edificata sulla casa del martire Ippolito (dedicata anche a questo santo, come si può leggere sul frontone) che S.Lorenzo avrebbe battezzato facendo scaturire miracolosamente una fonte, tuttora esistente nella chiesa anche se non più agibile. Riedificata nel 1656 sotto Urbano VIII, presenta una facciata divisa da paraste ed ornata da un tratto di bugnato liscio e due nicchie con le immagini ad affresco dei due Santi, conclusa da un timpano affiancato da un grazioso campaniletto a vela. Semplice il portone di accesso, sormontato dall'iscrizione "Congregationis Urbana" e da un timpano curvilineo. Al centro della facciata una grande croce rossa è sormontata dall'iscrizione "S.Laurentio et Ippolyto Martiribus". L'interno, a navata unica, custodisce un bellissimo busto di scuola berniniana raffigurante Urbano VIII.

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