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Piazza del Teatro di Pompeo è dedicata al grande edificio in muratura voluto dal console Pompeo nel 61 a.C. ed inaugurato nel 55 a.C., anche se la scelta del luogo fu impropria perché il teatro non sorgeva qui, ma nelle immediate vicinanze, nella perfetta continuità urbanistica costituita da piazza del Biscione, via del Biscione, via del Paradiso, via del Sudario, largo di Torre Argentina e via dei Giubbonari, che ne ricalcano perfettamente il tracciato. Originariamente la piazza era denominata "Pollarola" o "Pollaroli" (come indicata nella pianta del Nolli del 1748) dal mercato di pollame che vi si teneva fin dal XV secolo: fu proprio grazie a tale attività che Ceccolo Pichi si arricchì e si fece costruire intorno al 1460 il palazzetto (nella foto in alto sotto il titolo) il cui ingresso è situato al civico 43 della piazza. L'edificio presenta tuttora l'originale e bellissimo portale architravato (in basso nella foto 1), con festoni sorretti da testine e con lo stemma abraso dei Pichi, ancora ben visibile invece sulle finestre del primo piano (in basso nella foto 2), costituito da una colonna, una rosa e due picchi con il capo rivolto verso l'alto e con l'iscrizione "CECHOLUS DE PICHIS". Altri portali quattrocenteschi e stemmi di famiglia sono visibili nell'androne (in basso nella foto 3). L'edificio, caratterizzato da linee decorative toscaneggianti, fu successivamente sopraelevato. Il matrimonio di Ceccolo con Anastasia Tartari (o dei Tartari), la cui famiglia possedeva diverse proprietà in zona, arricchì ancor più la famiglia Pichi, tanto che alla fine del Quattrocento il figlio di Ceccolo e Anastasia, Girolamo Pichi, a sua volta sposo della facoltosa Geronima Alberini, si fece costruire il grande edificio oggi prospiciente su Corso Vittorio Emanuele II e conosciuto come palazzo Pichi Manfroni Lovatti.

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