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Vicolo dei Granari collega via di S.Maria dell'Anima a via del Teatro Pace e prende il nome dai magazzini adibiti a deposito di grano che vi furono istituiti. Precedentemente si chiamava "via dell'Arco dei Mellini" a causa del grande arco (nella foto sopra) che collega il vicolo a via di S.Maria dell'Anima e così denominato perché conduceva alle proprietà della famiglia Mellini, in particolare alla bella e rinomata Tor Millina. L'arco presenta in alto, quasi al limite della grande volta, all'interno di uno spazio racchiuso da candide paraste scanalate, una piccola Madonnella conosciuta come "Madonna Addolorata" (nella foto 1). Il nome di questo vicolo è legato all'edificio con ingresso al civico 4 (nella foto 2), oggi adibito a rimessa, che dal 1610 al 1648 risulta proprietà di tale Nicolò Silvestri ma che poi fu acquistato, insieme alla casa adiacente, dalla famiglia Pamphilj, come risulta dalla colomba in stucco con ramo d'olivo, emblema araldico della nobile famiglia, che tuttora è posta sull'arco di ingresso (nella foto 3). La casa bassa all'angolo con via del Teatro Pace fu adibita a rimessa e stalla, mentre la casa grande era l'abitazione dei servitori di casa Pamphilj. Nel 1703 la casa bassa è definita "Granaro dei Panfilij", evidentemente trasformata a deposito di grano, mentre la casa grande iniziò ufficialmente nel 1713 ad ospitare il primo spettacolo teatrale. Molte fonti di informazioni riportano che in questo edificio, già alla metà del Seicento, il popolo poté gustare ed applaudire le esibizioni di Tiberio Fiorilli, attore napoletano ed abilissimo mimo, passato alla storia dello spettacolo come "Scaramuccia": se la notizia fosse confermata significherebbe che donna Olimpia Maidalchini Pamphilj, allora proprietaria dell'edificio, vi ospitasse spettacoli di attori e commedianti ad insaputa del cognato, papa Innocenzo X, decisamente ostile a queste forme di divertimento, e ciò appare alquanto improbabile. Nei primi anni del '700 il teatro ospitò commedie e tragicommedie in prosa, che si alternarono ad opere in musica rappresentate con burattini. Nella mappa del Nolli (vedi contrassegnato con il numero 618) del 1748 il teatro si presenta con la sala ad U (tipica delle costruzioni teatrali più antiche) rivolta verso il vicolo dei Granari ed il palcoscenico verso il retrostante vicolo De Cupis: l'ingresso avveniva da vicolo dei Granari 4 e da via del Teatro Pace, dove un lungo corridoio conduceva alla sala teatrale. L'attività proseguì con una certa intensità fino al 1764, con recite in prosa talvolta accompagnate da intermezzi in musica o piccoli balli. In questo stesso anno, infatti, un'ispezione impose lavori di restauro che evidentemente non furono mai effettuati, provocando la chiusura del teatro. Negli "Status Animarum" della parrocchia di S.Lorenzo in Damaso del 1779 (ovvero i registri con dati anagrafici dei parrocchiani, spesso corredati di annotazioni riguardanti proprietà edilizie, nomi delle strade, ecc.) il luogo è ancora definito Teatro dei Granari, segno che il teatro alternava periodi di chiusura a tentativi di ripresa. Pur degradato, all'inizio dell'Ottocento il teatro esisteva ancora e fino alla metà del secolo continuava ad apparire sulle mappe della città, anche se inattivo.

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