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La piazza prende il nome dall'omonimo ed imponente palazzo (nella foto sopra) che Bartolomeo Ammannati, per incarico di papa Gregorio XIII Boncompagni ma per volontà di S.Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù, iniziò a 1  Portale con i draghi araldici dei Boncompagnicostruire nel 1582. L'importanza dell'edificio scolastico, ospitato nello stesso isolato della chiesa di S.Ignazio ed inaugurato nel 1584, fu subito grande, grazie alla fama dei docenti gesuiti che vi insegnavano e per questo motivo vantò tra gli allievi i figli delle più importanti e nobili famiglie della città. Il palazzo si presenta con una grandiosa facciata, probabilmente opera di Paolo Maruscelli, ed è diviso in tre corpi, uno centrale più alto a tre piani e due laterali a due piani con un attico, mentre sulla destra si eleva una torre costruita nel 1787 per le osservazioni astronomiche. La parte centrale presenta, alle estremità, due grandiosi portali (nella foto 1 quello di sinistra, mentre quello di destra è murato) adorni dei draghi araldici dei Boncompagni, mentre al centro del piano superiore vi sono (nella foto 2) lo stemma di Gregorio XIII e la lapide che ricorda la fondazione del collegio: "GREGORIUS XIII P.M. RELIGIONI AC BONIS ARTIBUS MDLXXXVIII". Il terzo piano presenta un orologio centrale, che un tempo forniva l'ora esatta a tutti gli orologi di Roma, una balaustra sulla quale si elevano una loggia con cupolino per la campana (che tutti i giorni segnava l'inizio delle lezioni) e due edicole per le meridiane. Nel 1870 il Palazzo fu confiscato dallo Stato Italiano che inizialmente lo adibì a caserma e poi a sede del primo Liceo Ginnasio romano statale (tuttora esistente) dedicato all'archeologo Ennio Quirino Visconti. La scuola gesuita, espropriata dalla sede originaria, si divise: la sezione universitaria si trasferì inizialmente nel palazzo Gabrielli Borromeo ed infine, nel 1930, nella nuova costruzione dell'Università Gregoriana situata in piazza della Pilotta, mentre le scuole medie ed inferiori furono sistemate nell'Istituto Massimo, in seguito trasferito all'Eur. Oltre alla 2  Stemma di Gregorio XIII e lapidescuola, il palazzo fu anche sede, fino al 1878, dell'Osservatorio Astronomico diretto da padre Secchi, finché, nel 1938, fu trasferito nell'attuale sede di Monte Mario, nella villa di Parco Mellini; fu sede della Biblioteca dei Gesuiti, ricca di 50.000 volumi, nella quale dal 1876 si insediò la Biblioteca Nazionale Centrale Vittorio Emanuele II, poi trasferita nell'attuale sede di via Castro Pretorio; fu sede del prestigioso Museo Preistorico-Etnografico Luigi Pigorini, in onore dell'illustre paletnologo parmense. Il Museo, una delle più importanti istituzioni internazionali per qualità e quantità di reperti posseduti, venne inaugurato nel 1876 e dopo un secolo esatto fu trasferito nell'attuale sede del Palazzo delle Scienze all'Eur. Infine il palazzo fu sede anche del Museo del Collegio detto Kircheriano, da padre Attanasio Kircher che lo diresse. Sorto nella seconda metà del XVII secolo ad opera del segretario del Senato Romano, Alfonso Donnino da Toscanella, il Museo custodiva raccolte eterogenee di antichità egizie ed italiche, animali e piante, capolavori d'arte, strumenti musicali e scientifici. Il massimo del suo splendore fu proprio sotto la direzione di padre Kircher, dopodiché il Museo, causa la soppressione dell'Ordine dei Gesuiti, visse un periodo di declino, tanto che alcune preziose collezioni antiquarie e numismatiche furono cedute ai Musei Vaticani. Una rinascita si ebbe quando l'Ordine dei Gesuiti venne ripristinato da papa Pio VI e poi nel 1825, quando papa Leone XII restituì loro il Collegio Romano: da allora il Museo Kircheriano godette di nuovi incrementi, sotto 3  Arco di Camiglianola direzione di padre Giuseppe Marchi e del suo successore, padre Francesco Tongiorgi. Dopo l'Unità d'Italia, l'Ordine dei Gesuiti fu nuovamente soppresso ed il Museo Kircheriano divenne Regio Museo, l'unico destinato ad accogliere tutti i ritrovamenti o gli acquisti effettuati dal Governo italiano. Nel 1913 però un decreto ministeriale autorizzò la spartizione delle collezioni del Museo tra le nuove e più adatte sedi che nel frattempo si erano costituite, come il Museo Nazionale Romano, il Museo di Villa Giulia e il Museo di Castel S.Angelo. Piazza del Collegio Romano prese questo nome soltanto nel 1584, quando fu inaugurato il palazzo omonimo, ma anticamente era chiamata "Campo Camilliano", da un arco che sorgeva all'imbocco di via di Pie' di Marmo ed appunto chiamato "Arco di Camigliano": esso, probabilmente corrispondente al più antico "Arco di Iside" dell'Iseo Campense, si riteneva scomparso ma recenti lavori di restauro nella casa posta ad angolo con via di S.Ignazio ne hanno riportato alla luce parte del pilone sinistro in travertino (nella foto 3). La piazza acquisì la configurazione attuale soltanto nel 1659, quando i Gesuiti comprarono palazzo Salviati (situato davanti al palazzo del Collegio Romano, ad angolo con palazzo Doria) e lo demolirono per consentire l'allargamento e la sistemazione della piazza. Altro elemento fondamentale di questo luogo è il 4  Chiesa e convento di S.Martacomplesso comprendente la chiesa ed il convento di S.Marta (nella foto 4), una struttura risalente al 1542, quando S.Ignazio fece edificare il "Rifugio di S.Maria delle Grazie" per accogliere le "malmaritate", ovvero "le donne coniugate in peccato pubblico senza timor d'Iddio et senza vergogna delli huomini" che volevano riabilitarsi. Il Rifugio era situato accanto ad un monastero di Agostiniane, le quali, nel 1561, approfittarono del trasferimento delle malmaritate nella vicina chiesa di S.Chiara per estendere il loro spazio all'edificio attiguo. Nel nuovo complesso le Agostiniane istituirono un collegio per nobili fanciulle, al quale, nel 1570, venne annessa la nuova chiesa dedicata a S.Marta. Un secolo dopo, nel 1696, il monastero fu ridisegnato su un progetto di G.A. De Rossi e di Carlo Fontana, a spese delle badesse Vittoria Scorci ed Eleonora Boncompagni. Nel 1872 il complesso fu confiscato dallo Stato Italiano e la chiesa venne sconsacrata (con la 5  Palazzo Doria-Pamphiljconseguente distruzione di vari affreschi) perchè tutta la costruzione fu adibita a magazzino militare e sede della Questura Centrale. Nel 1961 la chiesa rischiò di essere trasformata in palestra ma venne salvata grazie ad una forte campagna di stampa ed al critico d'arte Salvatore Kambo: restaurata dalla Soprintendenza alle Gallerie del Lazio, venne utilizzata come luogo di incontri culturali e sede di mostre. Da segnalare inoltre che la chiesa occupa il punto esatto dove la pianta severiana indicava la presenza di un tempietto rotondo dedicato a "Minerva Chalcidica" (ossia "Minerva Portiera") eretto da Domiziano: il nome si spiega con il fatto che il tempio era posto davanti al grandioso complesso della "Porticus Divorum" ed il suo ricordo è rimasto legato al nome della vicina chiesa di S.Maria "sopra Minerva". Anche il convento, parzialmente demolito e modificato alla fine dell'Ottocento, fu restaurato e destinato agli uffici del I Distretto di Polizia, che ancora oggi ospita. Il lato della piazza 6  Immacolataprospiciente il palazzo del Collegio Romano ospita il retro dello splendido palazzo Doria-Pamphilj (nella foto 5), un progetto curato da Antonio Del Grande nel 1652 ed ultimato nel 1663. La facciata presenta un bellissimo portale tra finestre architravate e sviluppa su tre piani con finestre a timpano triangolare al secondo ed incorniciatura semplice al terzo: dal portale si ha accesso alla splendida Galleria Doria-Pamphilj, una delle poche collezioni superstiti tra quelle private delle grandi casate romane. Disposta lungo la galleria quadrilatera, contiene numerose opere d'arte dal XV al XVIII secolo, fra le quali dipinti di Raffaello, Tiziano, Tintoretto, Guercino, Rubens e Velasquez. Infine, vi è da notare la settecentesca Madonnella (nella foto 6) posta su palazzo Doria-Pamphilj, all'angolo tra questa piazza e via della Gatta: inclinata verso il basso, probabilmente per agevolarne la visione, e realizzata ad olio su tela raffigura l'Immacolata che siede in cielo fra le nubi al di sotto della tradizionale falce di luna. La cornice è riccamente ornata di motivi floreali, in stucco dorato, che nella parte superiore si uniscono a formare una ghirlanda di rose. L'edicola è completata da un bel baldacchino di legno ricoperto di piombo, del tipo a spicchi con pendagli, e da un lampione a braccio in ferro.

 

Nella sezione Roma nell'Arte vedi:
 Piazza del Collegio Romano di G.B.Falda
Prospetto principale del Collegio Romano di G.B.Vasi

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