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La piazza prende il nome dalla chiesa di S.Chiara (nella foto sopra) che qui sorge, anche se la chiesa originaria, fondata da Carlo Borromeo nel 1582, era dedicata 1  Pontificio Seminario Francesea "Pio I" ed era annessa al monastero delle Francescane, che prese il nome appunto di "Casa Pia", toponimo con il quale in passato era denominata anche la via. Il monastero, disegnato dal Maderno, fu anche ricovero per le convertite, ossia ex donne di malaffare. Nel 1628 il monastero passò alle Clarisse che dedicarono la chiesa alla loro fondatrice, S.Chiara di Assisi. Tutto il complesso, benché restaurato nel 1628 dal cardinale Scipione Borghese, venne abbandonato nel 1855 in seguito al crollo del tetto della chiesa. Dopo pochi anni l'edificio divenne sede del Pontificio Seminario Francese (nella foto 1), che si apre sulla via con un bel portale affiancato da due colonne e sovrastato da un architrave con la scritta "PONT. SEMINARIUM GALLICUM". Il Seminario provvide a far ricostruire la chiesa tra il 1883 ed il 1890, compresa l'attuale facciata, incaricandone l'architetto Luca Carimini. La chiesa, in stile rinascimentale, si presenta a due ordini: su quello inferiore, spartito da paraste, si aprono il portale sormontato da lunetta con la "Madonna ed Angeli" e due nicchie laterali. Nell'architrave si trova la 2  Lapide in ricordo di S.Caterinaseguente iscrizione: "DEO OPTIMO MAXIMO IN HONOREM IMMACULATI CORDIS MARIAE ET CLARAE VIRGINIS". L'ordine superiore presenta un loggiato con 7 finestre ed una serie di busti entro clipei raffiguranti santi. Nel timpano si trova la "Madonna delle Vittorie tra il beato padre Francesco Libermann e l'abate De Gesnettes", opera di Domenico Bartolini, autore anche dei busti nei clipei. L'interno è ad una sola navata e presenta affreschi e dipinti di Virginio Monti e Porta. Di fronte alla chiesa, al civico 14, è situata la "Casa di S.Caterina", così denominata perché qui la santa visse gli ultimi anni della sua vita e vi morì nel 1380 (come recita la lapide posta a lato dell'ingresso e visibile nella foto 2), in una stanza tuttora esistente al pianterreno (conosciuta come "Cappella del Transito di S.Caterina") e che conserva intatto il soffitto originale trecentesco. Le mura originarie ed il pavimento, invece, furono trasportate e ricostruite come reliquie nel convento della Minerva, che conserva anche, in una teca di cristallo posta sotto l'altare maggiore, il corpo della Santa. Nella "Casa di S.Caterina" vissero 3  Albergo S.Chiaraper circa due secoli le monache Terziarie Domenicane che nel 1537 la vendettero a Giulio Cavalcanti allorché si trasferirono nel monastero di S.Caterina. Nel 1578 vi si stabilì il Collegio dei Neofiti (poi trasferitosi in via della Madonna dei Monti), che iniziò anche la costruzione del palazzetto adiacente, mai terminato, ad angolo con via della Rotonda. Sotto Urbano VIII la casa ed il palazzetto furono assegnati all'Arciconfraternita della Ss.Annunziata, fondata nel 1460 dal cardinale Juan de Torquemada: fu in questa occasione che l'edificio fu completamente ricostruito. Molto bello il portale, sovrastato da un affresco dell'Annunciazione con volute ai lati (ben visibile nella foto 4). Nel 1870 l'Arciconfraternita dell'Annunziata fu soppressa e l'edificio passò alla Congregazione della Carità. Questo stesso stabile ospitò anche il "Teatro Rossini", opera dell'architetto Virginio Vespignani ed inaugurato nel 1873 con una recita della celebre Adelaide Ristori. Ma nel 1898 la Congregazione della Carità, proprietaria delle mura, riprese possesso del locale, destinandolo in parte al proprio archivio ed in parte a sede dell'Albergo di S.Chiara. L'albergo (nella foto 3) è famoso per avere ospitato molte personalità importanti, 4  Portale del palazzo S.Chiaracome Fogazzaro e don Sturzo, il quale qui costituì il Partito Popolare Italiano, come ricorda la lapide affissa sul muro a sinistra dell'ingresso: "Il 18 gennaio del 1919 da questo albergo Luigi Sturzo lanciava l'appello a tutti gli uomini liberi e forti per la costituzione del Partito Popolare Italiano che segnava il pieno inserimento dei cattolici nella vita politica italiana". Nel 1937 la Congregazione della Carità, divenuta Ente Comunale di Assistenza, restaurò tutto il complesso e cedette una piccola porzione dell'edificio al grande attore romano Checco Durante, il quale, nel 1950, riaprì il nuovo "Teatro Rossini" per recite in dialetto romanesco. Dal 1976, dopo la morte di Checco Durante, la moglie Anita continuò a far vivere il teatro inanellando una serie di successi all'inizio insieme al genero Enzo Liberti, autore anche di molte commedie, e poi, dal 1990, con Alfiero Alfieri. Nel 1993 Anita abbandonò però le scene ed Alfieri continuò da solo fino al 2005, quando subentrò l'impresario Mario Smeriglio: il teatro divenne "Teatro Rossini Renato Rascel", in memoria del grande attore romano. Nel 2008 la gestione del teatro cambiò di nuovo: completamente ristrutturato, la denominazione Teatro Rossini scomparve definitivamente per assumere quella di Palazzo Santa Chiara (nella foto 4), divenendo uno spazio per congressi, esposizioni o convegni politici.

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