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Piazza di Ponte S.Angelo, più comunemente chiamata piazza di Ponte, prende il nome dall'antistante ponte S.Angelo e fu tristemente nota per essere stata luogo di esecuzioni capitali. La piazza, in passato denominata anche "piazza degli Altoviti" per la presenza del palazzo di questa famiglia, fu creata dopo il 1450 da papa Niccolò V e poi da Sisto IV per facilitare l'accesso al ponte S.Angelo ai numerosi pellegrini che si recavano alla basilica di S.Pietro: in questa occasione, in prossimità della testata del ponte, furono create anche due cappelline votive, dedicate a "S.Maria Maddalena" ed ai "Ss.Innocenti", in ricordo del disastroso crollo dei parapetti del ponte stesso che nel 1450 causò la morte di ben 172 persone. Durante il Sacco di Roma le cappelline furono parzialmente distrutte dai Lanzichenecchi, cosicché papa Clemente VII le fece demolire, facendovi erigere, al loro posto, le statue di S.Pietro, a sinistra, opera del Lorenzetto, e di S.Paolo, a destra, opera di Paolo Taccone. I lavori per la realizzazione della piazza causarono la scomparsa di alcune case e, soprattutto, dei resti dell'Arco di Graziano, Valentiniano e Teodosio, risalente al IV secolo d.C. Presumibilmente questo era un arco di trionfo, posto a conclusione della "Porticus Maximae", un lungo rettifilo costituito da un complesso di porticati, tra loro comunicanti, costruito sulla "via Tecta" (in latino "tecta" significa "coperta") e che collegava il Teatro di Marcello con il "ponte Elio" con un percorso ripetuto grosso modo dalle odierne vie del Portico di Ottavia, di S.Maria del Pianto, dei Giubbonari, dei Cappellari, dei Banchi Vecchi e del Banco di S.Spirito: l'Anonimo Magliabechiano ne giustificava la costruzione in occasione del ritorno e del trionfo di Giulio Cesare, conquistatore della Gallia. Piazza di ponte S.Angelo fu da sempre l'anticamera ed il luogo di transito obbligatorio verso l'area vaticana: tutto il movimento della città, dei pellegrini, dei visitatori diretti alla basilica di S.Pietro si concentrava in questo luogo. L'importanza del sito e soprattutto l'alto flusso di persone che vi transitavano giustifica la presenza di un tridente (via di Panico, via del Banco di S.Spirito e via Paola) che consentiva l'accesso alla piazza, sempre viva, animata, affollata di banchi di venditori ambulanti, di artisti e di frequentatori delle varie locande, osterie, taverne ed alberghi che affollavano la zona. Qui si teneva anche il mercato del pesce, il secondo, per importanza, dopo quello del Portico di Ottavia, ma la piazza fu sicuramente più nota per essere stata il luogo delle esecuzioni di condanne capitali, per lo più eseguite nel cortile del vicino carcere di Tor di Nona, mentre qui venivano eseguite le condanne esemplari, quelle che, secondo la giustizia dello Stato della Chiesa, meritavano di essere eseguite dinanzi a tutta la città, a monito ed esempio. Le cronache dell'epoca ci raccontano che venivano lasciati all'aperto i corpi dei giustiziati per diversi giorni, con la testa staccata dal busto ed infilzata su un palo, con tanto di mani mozzate ed inchiodate vicino. Il 27 agosto dell'Anno Santo del 1500 i pellegrini poterono "ammirare" lo spettacolo di ben 18 impiccati lungo le spallette del ponte S.Angelo: uno di essi era stato un medico del vicino Ospedale S.Spirito, reo di avere avvelenato diversi pellegrini lì ricoverati, ai quali aveva poi sottratto grosse somme di denaro. A Roma si diceva che Sisto V avesse fatto mettere sul ponte più teste di briganti uccisi di quante zucche vi fossero sui banchi dei mercati. Fra i tanti condannati vi furono anche personaggi illustri: Beatrice Cenci, ad esempio, decapitata l'11 settembre 1599 insieme alla sorella Lucrezia, mentre suo fratello Giacomo ebbe la testa schiacciata da colpi di mazza. Pene molto severe erano previste anche per i rei di adulterio: il Codice Urbinate narra che il 15 aprile 1502 "..si ebbe l'esecuzione di giustizia fatta di moglie e marito. Et in Ponte fu poi dato un taglio al naso et orecchio alla donna; poi il marito fu spedito in galera perpetua perchè acconsentiva agli adulteri della moglie; al qual marito furono anche poste due gran corna in testa con sonagli..." Una delle ultime condanne eseguitevi si riferisce ad Antonio Camardella, impiccato qui nel 1749 per essersi voluto vendicare dell'ingiustizia subita in tribunale dal canonico Donato Morgigni. Innegabile che il popolo romano approvasse questo tipo di spettacoli, ai quali assisteva con partecipazione e commozione, a volte con ilarità: la tradizione vuole anche che i padri accompagnassero i figli alle esecuzioni a scopo educativo. Sulla piazza si affaccia la Chiesa Cristiana Evangelica Metodista (nella foto 1) con una bella facciata settecentesca, mentre l'ingresso avviene al civico 3 di via del Banco di S.Spirito. Un tempo sulla piazza si affacciava anche la chiesa dei Ss.Celso e Giuliano, di dimensioni maggiori rispetto all'attuale, arrivando, lateralmente, fin quasi a metà di via del Banco di S.Spirito: la chiesa fu poi demolita durante il pontificato di Giulio II per poter allargare la strada. Sulla piazza si affaccia palazzetto Bonadies (in primo piano nella foto sotto il titolo), un edificio costruito nel Quattrocento su precedenti strutture ma poi restaurato ed in parte modificato alla fine dell'Ottocento in occasione della realizzazione del lungotevere e della contemporanea trasformazione della piazza di Ponte sulla quale si affacciava. Fu proprietà di Lorenzo Bonadies, conservatore capitolino, appartenente al ramo dei Bonadies detto "del Cardinale", da "Bonadies de Bonadie Romano" che fu, appunto, cardinale nel 1155: l'altro ramo, denominato "del Dottore", risiedeva invece nel rione Parione, in via di S.Pantaleo. L'edificio aveva originariamente la facciata ornata da un motivo di bugnato dipinto e quattro finestre per piano, mentre ora ne ha tre: l'elemento sicuramente più gradevole è la loggia ad archi su pilastri e colonnine, un tempo luogo straordinario per assistere agli "spettacoli" eseguiti dai carnefici. Al pianterreno l'edificio conserva un bel porticato (nella foto 2), oggi ingresso ad un negozio di stampe e libri antichi, realizzato con materiale di recupero, colonne con capitelli in stile ionico ed una splendida cornice con palmette e protomi leonine.

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