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Il palazzo noto come Casa Madre dei Mutilati ed Invalidi di Guerra fu voluto da Carlo Delcroix, Presidente dell'Associazione Nazionale dei Mutilati e Invalidi di Guerra (ANMIG) e fu realizzato da Ulisse Igliori, su progetto di Marcello Piacentini, in due 1  Facciata su piazza Adrianamomenti. Il primo nucleo che prospetta su piazza Adriana (nella foto 1) fu edificato tra il 1925 ed il 1928, mentre il corpo verso il lungotevere (nella foto sotto il titolo), che prospetta sull'omonimo Largo dei Mutilati ed Invalidi di Guerra, fu aggiunto nel 1936. L'inaugurazione dell'edificio, non ancora ultimato, avvenne alla presenza di Re Vittorio Emanuele III e della Regina Elena, accompagnati dallo stesso Delcroix, il 4 novembre 1928, anniversario del decennale dell'armistizio della Prima Guerra Mondiale. L'ANMIG nacque spontaneamente nel 1917 per riunire tutti coloro che avevano subito menomazioni nel corso della Prima Guerra Mondiale: a metà degli anni Venti contava già 500.000 iscritti e per tale motivo il Presidente Carlo Delcroix volle che si costruisse una sede che ne riflettesse prestigio ed ideali. L'edificio presenta l'aspetto di una fortezza (in linea con il vicino Castel S.Angelo) su base perimetrale triangolare ed è caratterizzato da una sapiente alternanza di ruvidi blocchetti di tufo con marcature e portali in travertino, che lo assimila e lo raccorda alle due imponenti strutture tra le quali è stato armonicamente inserito, ovvero Castel S.Angelo da un lato ed il Palazzo di Giustizia dall'altro. La monumentalità delle facciate si evidenzia nelle cornici a semicolonne doriche delle finestre al primo piano e nella superficie a travertino del terzo piano ornata da mensole. Sul piazzale verso il lungotevere apre un alto portale in mattoni con la scritta ASSOCIAZIONE 2  Testa con elmoNAZIONALE MUTILATI E INVALIDI DI GUERRA e l'anno di inaugurazione MCMXXXVI (1936), sovrastato, nella cornice, da tre teste in marmo con elmo (una delle quali nella foto 2), rievocative della Prima Guerra Mondiale, e dalla croce sabauda inserita in un riquadro in marmo, un tempo fiancheggiata dai fasci, rimossi nel 1945. Conclude l'edificio una torre su cui si aprono tre finestre per lato. Un secondo ingresso è sul versante dell'edificio che affaccia su piazza Adriana, costituito da un bel portale incorniciato in travertino, affiancato da due semicolonne a capitelli ionici e sovrastato, anche qui, dalla scritta ASSOCIAZIONE NAZIONALE MUTILATI E INVALIDI DI GUERRA, da una lunetta traforata e, in alto, dalla scritta A DEO ET PATRIA NOSCIMUR, ovvero “Siamo riconosciuti da Dio e dalla Patria”. Su questo lato il portale è sovrastato dalla cornice marmorea (che circonda l'intero edificio) con le tre teste in marmo con elmo e da un gruppo scultoreo in bronzo della “Fama portabandiera” (nella foto 3), opera di Giovanni Prini; a coronamento della facciata due torrini circolari. Sontuoso l'interno con il grande scalone in marmo che apre davanti all'ampio portale di accesso alla Sala delle Adunate, anch'esso opera di Giovanni Prini, con rilievi bronzei raffiguranti la "Passione del Fante" e sovrastato dalla statua marmorea di “S.Sebastiano”, simbolo del soldato martire, opera di Arturo Dazzi. La Sala delle Adunate, oggi ribattezzata Auditorium 3  Fama portabandieraCavour, è il luogo dove si svolgono riunioni, eventi, conferenze e concerti ed è il cuore architettonico dello stabile che si sviluppa al primo piano della Casa Madre. La Sala, ricoperta da una volta a lastre di vetro, è costituita da quattro grandi arcate affrescate da Antonio Giuseppe Santagata: le prime tre rappresentano i momenti della guerra (“La Partenza”, “L'Assalto”, “Il Ritorno”), la quarta, la vela centrale, rappresenta “L'Offerta della Casa Madre alla Vittoria”. Al primo piano vi è la Sala del Comitato Centrale, anche detta Sala Pietro Ricci, una stanza con soffitto a stucchi dèco e pareti rivestite di boiserie di radiche ed ebano. Una serie di finestre ottiche costituite da tarsie lignee, disegnate da Edoardo De Neri, illuminano la sala comunemente denominata “il Parlamentino”, in quanto appunto adibita alle riunioni del Comitato Centrale. Sempre al primo piano c'è la Cappella della Casa Madre, un ambiente a pianta rettangolare con ampie finestre di vetro opalescente. Le porte sono formate da lastre di bronzo brunito e recano epigrafi in rilievo. Sull'altare è collocata la “Pietà” di Romano Romanelli, ideata nel 1924; l'acquasantiera di Prini e due tele di Carlo Socrate completano l'arredo. Il Sacrario conserva gli affreschi di Mario Sironi chiamato a celebrare l'impero mediante la rappresentazione di due monumenti equestri: “Il Duce a cavallo” e “Il Re Vittorio Emanuele III a cavallo”. L'edificio oggi è in parte sede di uffici giudiziari, come gli Uffici della Procura Generale presso la Corte di Appello di Roma e del Tribunale di Sorveglianza di Roma.

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