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Piazza di S.Caterina della Rota prende il nome dalla chiesa omonima che vi sorge, S.Caterina della Rota (nella foto sopra), dedicata alla santa nativa di Alessandria d'Egitto e martirizzata nel IV secolo per non aver voluto rinnegare la sua fede cristiana. L'imperatore Massimiano II decretò che venisse stritolata da una ruota dentata (da cui l'appellativo "della Rota") ma lo strumento di tortura miracolosamente si ruppe e la santa venne poi decapitata: la leggenda vuole che un angelo l'abbia portata via e deposta sul monte Sinai. Il giorno della festa della santa, il 25 novembre, segnava ufficialmente l'inizio dell'inverno ed una speciale funzione si svolgeva in questa chiesa, mentre in città si indossavano indumenti pesanti, si accendeva la legna nei camini, si mettevano le stuoie sulle scale e giungevano i biferari, creando con un mese esatto di anticipo la particolare e suggestiva atmosfera natalizia. Incerta la data della fondazione della chiesa, anche se la più antica menzione risale ai "Mirabilia" e ad una bolla di Urbano III del 1186 che la indica come parrocchia dipendente di S.Lorenzo in Damaso. Tra la metà del XII ed i primi anni del XIII secolo l'amministrazione della chiesa fu oggetto di contesa tra S.Lorenzo in Damaso ed il Capitolo di S.Pietro: fu quest'ultimo a prevalere, come documentato dalle successive bolle papali. Il nome originario della chiesa era "S.Maria in Catenariis" o "in Caterinaris" ed era annessa ad un ospedale nel quale venivano curati i prigionieri liberati dalle prigioni dei saraceni, i quali usavano appendere in questa chiesa le loro catene come ex voto. Proprio da queste catene derivano gli antichi appellativi della chiesa ma, quando nel XVI secolo la chiesa venne restaurata, un errore grossolano trasformò l'appellativo "Caterinaris" in "Caterina", che divenne così l'eponima della chiesa. I lavori di restauro furono effettuati da Ottaviano Mascherino, anche se l'intervento si limitò principalmente all'interno. Due restauri furono effettuati nel 1857 e nel 1879, promosso, quest'ultimo, dal cardinale Edoardo Borromeo. La facciata, risalente al 1730, si presenta con un grande portale con timpano curvo spezzato, al centro del quale è posto lo stemma del Capitolo di S.Pietro, sovrastato da un enorme finestrone con timpano curvo. Due coppie di paraste con capitelli corinzi ed un grande timpano triangolare completano la facciata. L'interno si presenta ad una sola navata con tre nicchie per lato: particolarmente suggestivo lo splendido soffitto ligneo del Cinquecento proveniente dalla scomparsa chiesa di S.Francesco, situata all'interno dell' Ospizio dei Centopreti e demolita in occasione della costruzione dei muraglioni del Tevere. La prima nicchia a sinistra conserva il monumento funebre del grande incisore palermitano Giuseppe Vasi, autore della monumentale opera "Delle Magnificenze di Roma Antica e Moderna", mentre la terza nicchia a destra custodisce la scultura della "Vergine e S.Anna", un tempo posta sull'altare maggiore della chiesa di S.Anna dei Palafrenieri (o Parafrenieri, in quanto sede dell'Arciconfraternita dei Parafrenieri Pontifici) e che veniva trasportata in processione durante la celebre "precescione delle panze". Nel 1929 la chiesa di S.Anna divenne, in seguito al Concordato, parrocchia della Città del Vaticano e così nel 1932 all'Arciconfraternita fu concessa la chiesa di S.Caterina della Rota, come evidenziato dall'iscrizione posta sopra il portale: "VEN. ARCH. S.ANNAE PARAFR.", ossia "Venerabile Arciconfraternita di S.Anna dei Parafrenieri". Sulla piazza, al civico 91, prospetta anche palazzo Mastrozzi Graziosi (nella foto 1), costruito alla fine del Seicento per la famiglia Mastrozzi ed acquistato successivamente dai Graziosi. Il palazzo apre al pianterreno con un portale (nella foto 2) tra due colonne di marmo scanalate, con la facciata che sviluppa in un ammezzato e tre piani a sei finestre: decorate a stucco con timpano ondulato e teste femminili al primo piano, con conchiglia, mascheroni e festoni al secondo e con putti e festoni al terzo. Due lesene a tutt'altezza decorano il cantonale e un bel cornicione, con pregevoli ornamenti, conclude la facciata.

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