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L'Arciconfraternita dei Pellegrini e Convalescenti della Ss.Trinità, fondata nel 1548 da S.Filippo Neri a favore dei poveri e dei malati, ebbe in dono da papa Paolo IV, circa dieci anni dopo, gli edifici dell'antica parrocchia trecentesca di "S.Benedetto de 1  Interno con la "Santa Trinità" di Guido reniArenula", nota anche come "degli Scozzesi". La parrocchia fu soppressa, la chiesa stessa venne ridimensionata e si ottenne così un complesso dotato di dormitori e refettori di notevole capacità: in questa occasione la chiesa mutò nome e fu denominata Ss.Trinità dei Pellegrini. Rifatta nel 1614 su disegni di Paolo Maggi, nel 1722 Giovanni Battista De' Rossi commissionò all'architetto Giuseppe Sardi la costruzione dell'attuale facciata che la realizzò su disegno di Francesco de Sanctis, ornata dalle statue dei "Quattro Evangelisti", opera di Bernardino Ludovisi. Il prospetto, in travertino, è separato in due ordini orizzontali da un architrave con la scritta commemorativa; 12 colonne, con alta base e capitello composito, racchiudono le quattro nicchie con le statue degli Evangelisti. L'ordine inferiore presenta il portale sormontato da una lunetta con testa di cherubino, mentre il secondo ordine presenta un finestrone sormontato da un archivolto anch'esso contenente una testa di cherubino ad altorilievo. Il timpano, infine, presenta al centro il simbolo trinitario in stucco. L'interno (nella foto 1) a croce latina, con colonne corinzie, quasi interamente restaurato tra il 1847 ed il 1853, si conclude in una volta a ferro di cavallo e ha un'abside dominata dalla pala d'altare di Guido Reni, la "Santa Trinità" (1625). Da notare anche le pregevoli opere d'arte del Beni, del Borgognone e del cavalier d'Arpino. Il 23 marzo 2008 papa Benedetto XVI, accogliendo la proposta del cardinale vicario Camillo Ruini, ha eretto a parrocchia personale la chiesa della Ss.Trinità dei Pellegrini, affidandola alla Fraternità Sacerdotale di San Pietro per assicurare un'adeguata assistenza religiosa all'intera comunità dei fedeli residenti nella Diocesi di Roma che seguono la Santa Messa e tutti i Sacramenti secondo 2  Ospizio dei Convalescenti e Pellegrinila forma extraordinaria del Rito Romano. In questa chiesa operò anche S.Filippo Neri, o, come lo chiamavano i ragazzi del rione, "Pippo bbono", il santo che parlava toscano ma che oramai era diventato romano e che non faceva che ripetere a tutti: "Siate buoni se potete!". Il primo asilo della Compagnia di S.Filippo, fondata per aiutare i pellegrini che affluivano a Roma affinché non dormissero all'aperto, fu la chiesa di S.Salvatore in Campo, finché passò alla contigua chiesa della Ss.Trinità dei Pellegrini. La pia istituzione del laico fiorentino, ottenuto il favore di Giulio III Del Monte e dei suoi successori, nonché di buone dame romane, assurse ben presto a grandiosa importanza. L'impegno di Filippo e dei suoi seguaci, che frequentavano le zone più povere, gli ospedali, le carceri, portando ovunque la sua carità cristiana, indussero Gregorio XIII nel 1575 a erigere la canonica della Congregazione dei Preti dell'Oratorio, detti poi Filippini, assegnandole la chiesa di S.Maria in Vallicella. La chiesa della Ss.Trinità dei Pellegrini ebbe un grandissimo ospizio annesso (nella foto 2), costruito nel 1625 per consentire l'assistenza ai pellegrini durante il Giubileo di quell'anno. Nel refettorio avveniva la "lavanda dei piedi" dei pellegrini da parte di nobili e cardinali. La facciata presenta due piani con due finestre a riquadratura semplice ed un portale fiancheggiato da due finestre architravate ed inferriate con davanzali e mensoloni sottostanti e due cassette per elemosine laterali. Al centro della facciata, tra il primo ed il secondo piano, presenta l'iscrizione "OSPIZIO DEI CONVALESCENTI E PELLEGRINI", mentre un'altra iscrizione, posta sopra la finestra situata alla sinistra del portale, ricorda che "In questo ospizio Goffredo Mameli e molti altri valorosi morirono di ferite a difesa di Roma per la libertà d'Italia  nell'anno MDCCCXLIX" (1849), perchè durante gli scontri avvenuti a difesa della Repubblica Romana l'ospizio fu trasformato in ospedale militare. L'edificio attuale è quanto resta del vasto complesso che si estendeva tra la piazza e la via dei Pettinari: in gran parte demolito nel 1940, oggi il palazzo ospita alcuni locali utilizzati per scopi civili.

 

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