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Il toponimo della via deriva dalla presenza del Conservatorio dei Ss.Clemente e Crescentino, istituito "per le povere orfane, denominate comunemente zoccolette": qualcuno benevolmente lo attribuisce ad una specie di calzari somiglianti agli zoccoli da loro utilizzati, ma molto probabilmente si riferisce proprio al termine romano che sta ad indicare la prostituta, perché era opinione comune che le orfanelle, una volta dimesse dal conservatorio, non avessero altro destino che quello del marciapiede. Naturalmente il Conservatorio nacque proprio con l'intento opposto, ovvero di porre in salvo l'onestà delle fanciulle, di dare loro una cristiana educazione e soprattutto di insegnare loro un mestiere (qui imparavano infatti a cucire, a ricamare ed "eseguivano pure lavori di lana e drappi detti fustagni, intessuti di lino e canapa") che sarebbe loro tornato utile una volta che, maggiorenni, fossero uscite dal conservatorio. La facciata del complesso (nella foto sopra) si sviluppa su due edifici rispettivamente di due e tre piani e conserva due iscrizioni appostevi nel 1715: una (nella foto 1), apposta sopra il portone principale del Conservatorio al civico 16, ricorda l'apertura di quest'ala per volere di Clemente XI, il quale le trasferì dalla sede presso la chiesa di S.Eligio de' Ferrari, "di scarsa salubrità, in questo luogo più ampio e sano". L'altra iscrizione invece ricorda l'approvvigionamento idrico del luogo, effettuato con l'Acqua Paola. Il palazzo del Conservatorio fa parte del grande complesso dell'Ospizio dei Mendicanti (con ingresso al civico 17), costruito per volere di Sisto V da Domenico Fontana nel 1587 come ricovero dei mendicanti. Riportiamo qui uno scritto dello stesso architetto: "In questa fabbrica vi sono saloni grandissimi e grandissima copia di stanze e appartamenti separati per le donne, per le zitelle, per li vecchi e per le fanciulle, e vi stanno con grandissima comodità, è luogo capace da potervi stare due mila persone senza dar impedimento l'uno all'altro, e al presente vi sono da seicento a tal volta mille e più poveri, e a tutti si provvede di mangiare, bevere, e vestire, e sono ben governati; a' fanciulli s'insegna leggere, scrivere, e l'arte, e alle zitelle di cucire. Il luogo ha tutte le comodità di cantina, cucina e officiali che servono a quanto è bisogno". Nel 1613, a ridosso della facciata dell'Ospizio che si affacciava sulla piazza allora denominata "del Fontanone" (oggi piazza S.Vincenzo Pallotti), fu costruita una monumentale fontana che fungeva da fondale a via Giulia, opera di Giovanni Vasanzio: nel 1879, per i lavori del lungotevere, la fontana fu demolita e ricostruita sull'altra sponda del Tevere, in piazza Trilussa. Nel 1715 un'ala dell'edificio fu destinata ad accogliere il Conservatorio dei Ss.Clemente e Crescentino, o "delle Zoccolette", ed i mendicanti furono trasferiti al complesso di S.Michele a Ripa. L'ospizio fu allora suddiviso in due istituzioni: un ospedale per sacerdoti poveri, fondato dal farmacista romano Giovanni Antonio Vestri 50 anni prima presso la chiesa di S.Lucia del Gonfalone, ed una Congregazione fondata dal sacerdote Giacomo Palazzi formata da cento preti assistiti da venti chierici: proprio da questa congregazione l'ospizio fu denominato "dei Centopreti". L'ospizio fu chiuso durante l'epoca napoleonica e riaperto nel 1820; successivamente fu affidato all'Ordine di Malta che vi aprì un ospedale militare. Nel 1855 Pio IX ricostituì l'ospizio per i sacerdoti poveri e vi insediò l'Opera Pia delle Cappelle Rurali. Nel 1869 sorse proprio in questo edificio il nucleo del primo ospedale pediatrico italiano, che, con soli 12 letti, rappresentò l'antenato dell'attuale Ospedale Pediatrico "Bambino Gesù". Nel 1885 l'edificio fu in gran parte demolito e ricostruito più arretrato, su progetto di Antonio Parisi, a causa dei lavori di costruzione dei muraglioni del lungotevere: caratteristico è il porticato che si affaccia sul lungotevere dei Vallati (nella foto 2) con la decorazione dei motivi araldici di papa Leone XIII. Il complesso oggi ospita il Pontificio Istituto di S.Clemente ed è la sede di "Migrantes", l'istituzione della Caritas a sostegno degli emigrati nel nostro Paese. Quasi all'angolo della via con via dei Pettinari è situata un'edicola settecentesca davvero particolare (nella foto 3): una cornice di stucco con una ricca decorazione a ovuli racchiude un affresco rettangolare con la base insolitamente molto più lunga dell'altezza. Il santo raffigurato sulla destra oramai non è più riconoscibile, conseguenza del cattivo stato di conservazione dell'affresco, mentre il volto austero, reso ancora più solenne dalla barba bianca, del santo raffigurato a sinistra si identifica con "S.Antonio Abate" perché regge un bastone con una campanella all'estremità; al centro è raffigurata la "Madonna con il Bambino".

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