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Regia: Luigi Magni
Anno di Produzione: 1969
Sceneggiatura: Luigi Magni
Produttore: San Marco Cinematografica, Les Film Corona, Francos Film
Interpreti:
Nino Manfredi: Cornacchia/Pasquino
Enrico Maria Salerno: Colonnello Nardoni
Claudia Cardinale: Giuditta Di Castro
Robert Hossein: Leonida Montanari
Renaud Verley: Angelo Targhini
Ugo Tognazzi: Cardinale Rivarola
Alberto Sordi: frate
Franco Abbina: principe Spada

Trama: "Nell'Anno del Signore" è un film ambientato nella Roma del 1825, durante il pontificato di papa Leone XII, un periodo caratterizzato da una forte politica reazionaria ed intransigente alle spinte repubblicane di una parte della borghesia che vennero sedate con il sangue. Il film è costruito sulla storia reale di due carbonari, Leonida Montanari ed Angelo Targhini, intorno ai quali ruotano il Cardinale di Santa Romana Chiesa Agostino Rivarola, il boia di Roma Mastro Titta e l'immortale voce satirica del popolo romano, Pasquino. Il ciabattino Cornacchia (Nino Manfredi), intento ad esercitare la sua professione a favore del colonnello Nardoni (Enrico Maria Salerno) all'interno di Castel S.Angelo ascolta il tradimento del principe Filippo Spada, in crisi di coscienza a causa di una malattia mortale della sua bambina, il quale, carbonaro anch'egli, rivela i suoi segreti al colonnello. Cornacchia informa così dell'accaduto i carbonari, i quali decidono di far tacere per sempre la vile spia: a sorte viene deciso che Montanari e Targhini dovranno eseguire la sentenza. La notte stessa i due carbonari accoltellano il principe, il quale, però, riesce a salvarsi dalle ferite di coltello e li denuncia alla polizia pontificia. Il processo, sommario e senza adduzione di prove, viene assegnato al Cardinale Agostino Rivarola che li condanna alla ghigliottina. La storia si intreccia con quella del ciabattino Cornacchia e della sua amante Giuditta, una bellissima ragazza ebrea, la quale si innamora di Montanari. I due, meno colti ed inclini ai cambiamenti radicali rispetto ai carbonari, si prodigano per aiutare i due giovani. Cornacchia propone al cardinal Rivarola di rivelare l'identità di Pasquino se i due condannati ottenessero la grazia: dato che Pasquino è lui stesso, il ciabattino offre di fatto la propria vita per quella dei carbonari. Ma è tutto inutile: Rivarola ritiene che le punizioni esemplari siano fondamentali per mantenere l'ordine nello Stato Pontificio e prova ad ingannare lo stesso Cornacchia consegnandogli una lettera che, anziché la grazia, contiene l'ordine di arresto per il latore. Targhini e Montanari, in attesa della fine, sono imprigionati in Castel S.Angelo. Viene inviato loro un frate (Alberto Sordi), sinceramente devoto ed appassionato sostenitore del potere papale, che insiste affinché si confessino per salvarsi l'anima in punto di morte: ma i carbonari, pur provando una certa simpatia per il frate, sono fermi nella loro opposizione al potere temporale dei papi e rifiutano qualsiasi conforto religioso. Solo per un momento i due si illudono, sentendo rumori provenienti dall'esterno, che il popolo si ribelli allo stato di polizia e si allei dalla loro parte: ma i popolani, al contrario, stanno protestando perché vogliono assistere all'esecuzione ed anzi si lamentano perché l'evento viene ritardato. Nonostante tutti gli sforzi, Targhini e Montanari vengono ghigliottinati dal boia Mastro Titta.

Il film inizia con una bellissima carrellata sugli angeli di ponte S.Angelo per proseguire con gli interni di Castel S.Angelo. Analizziamo ora le scene dove si possono riconoscere alcuni angoli di Roma:


Cornacchia ed il colonnello Nardoni, di ronda per le strade di Roma, giungono in una piazza di Pasquino ricostruita (nella foto a sinistra): qui, la più famosa statua parlante della città grida come sempre e con tutta la sua forza l'anatema contro lo stato pontificio.

 

 
La scena dell'attentato al principe Spada inizia con l'inquadratura di un bellissimo e notturno ponte Fabricio (nella foto a sinistra) per proseguire poi con l'accoltellamento intorno alla "colonna infame" dinanzi a S.Bartolomeo all'Isola (nella foto a destra).

 

 

 
Cornacchia e Giuditta corrono per le strade di una Roma deserta (per il coprifuoco) e notturna alla ricerca dei due attentatori per avvisarli che il principe Spada non era morto: durante la corsa si riconosce la facciata di palazzo Cenci su via Monte de' Cenci (nella foto a sinistra).

 

Giuditta giunge a piazza Mattei (nella foto a sinistra) insieme a Targhini e qui incontrano la polizia; Giuditta, ebrea, viene fermata e condotta alla predica del sabato per la "conversione degli ebrei". In questa occasione Giuditta pronuncia una frase che, alla fine degli anni '60, destò molte polemiche: "Ma se era nel disegno della provvidenza che cristo penasse e morisse da omo quarcuno 'o doveva ammazza', semo stati noartri giudii... avemo fatto male? io dico che avemo fatto bene, così avemo compiuta la volontà de dio, per cui, invece de perseguitacce, ce dovrebbero rispettà"....

L'ultima scena della ghigliottina avviene in una piazza del Popolo ricostruita (nella foto a sinistra) come quella di allora: il film si conclude con l'inquadratura della targa che ancora oggi commemora sulla piazza l'esecuzione dei due carbonari e che così recita: "ALLA MEMORIA DEI CARBONARI ANGELO TARGHINI E LEONIDA MONTANARI CHE LA CONDANNA DI MORTE ORDINATA DAL PAPA SENZA PROVE E SENZA DIFESAIN QUESTA PIAZZA SERENAMENTE AFFRONTARONO IL 23 NOVEMBRE 1825 – L'ASSOCIAZIONE DEMOCRATICA G. TAVANI ARQUATI PER VOLONTÀ AMMONITRICE DI POPOLO QUI POSE – 2 DI GIUGNO 1909". L'inquadratura si sposta mostrando prima porta del Popolo e poi piazza del Popolo come apparivano ovviamente al tempo della realizzazione del film, ovvero nel 1969 (nella foto a destra).

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