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Piazza delle Coppelle prende il nome, come anche la via, dai venditori di "coppelle", piccoli recipienti in legno contenenti cinque litri (10 "fojette" in romanesco) con i quali un tempo si vendeva l'acqua acetosa o quella del Tevere, ma in seguito utilizzati anche per il vino o l'aceto: il termine "coppella" deriva dal latino "cupa", ossia barile. La piazza presenta una dislocazione topografica piuttosto strana in quanto è rappresentata da tre slarghi che girano come una "U" intorno alla preziosa chiesetta medioevale di S.Salvatore alle Coppelle (nella foto sopra). Il primo fiancheggia il lato lungo della chiesa, l'altro le sta alle spalle e da tempo sede di un piccolo mercato ortofrutticolo, il terzo è quello posto lungo via delle Coppelle e molto probabilmente creato in un secondo momento per fornire spazio alla chiesa ed al movimento dei suoi fedeli. S.Salvatore alle Coppelle viene menzionata per la prima volta nel XIV secolo ma è sicuramente di origine più antica, forse della fine dell'XI secolo; la prima fase edilizia certa risale al pontificato di Celestino III (1191-98), della quale rimane oggi soltanto il piccolo campanile romanico; in seguito fu riedificata in vista dell'Anno Santo del 1750 su architettura di Carlo De Dominicis. La chiesa fu edificata, secondo la leggenda, sulla casa di "S.Abbasia", nobildonna romana del XII secolo; dal XV al XVIII secolo fu sede della Compagnia dei Sellari, inizialmente unita a quelle degli Orefici e dei Ferrari, finché nel XVII secolo fu concessa all'Arciconfraternita del Ss.Sacramento della Divina Perseveranza. La chiesa presenta una facciata estremamente semplice, ad un solo ordine, con timpano triangolare e croce medioevale: ai lati vi sono tondi un tempo contenenti dipinti ora scomparsi. L'interno, a tre navate, originariamente suddiviso da colonne di marmo ma dalla fine del Settecento sostituite dagli attuali pilastri in muratura, conserva un affresco del Trecento raffigurante la "Vergine con Gesù sulle ginocchia" della scuola di Antoniazzo Romano, un Cristo ligneo del Cinquecento e la bella Cappella Spinola, dominata dal monumento funebre del cardinale Giorgio Spinola, realizzato dallo scultore Bernardino Ludovisi nel 1739. Il campanile (nella foto 1), a pianta quadrata, è costruito in laterizio ed è incluso nel perimetro della chiesa, dalla quale è parzialmente coperto. L'unico suo lato visibile per intero è quello opposto alla facciata: mostra cinque piani, di cui i primi due aperti in monofore divise da un pilastro centrale, gli altri tre a trifore su colonne, oggi in gran parte tamponate; gli archetti sono sottolineati da un profilo molto semplice ed un aggetto poco pronunciato. Il campanile ha le consuete cornici di divisione dei piani in laterizi tagliati a denti di sega entro un doppio corso di listelli, mentre la cornice al di sotto della grondaia presenta anche una fila di modiglioni marmorei. Restaurato nel 1996, conserva al suo interno una campana del 1664, mentre l'altra, risalente alla prima metà del 1400 e donata dalla Confraternita dei Sellai al tempo di Innocenzo VII, venne fusa nel 1849 per fabbricare un cannone a difesa di Roma. Oggi S.Salvatore è la chiesa nazionale dei Rumeni ed è officiata in rito greco-rumeno. Ma la presenza più emozionante e carica di maggiore fascino è data dalle due lapidi poste sul fianco lungo della chiesa: la prima è una lastra marmorea a guisa di buca per lettere (nella foto 2) nella quale osti ed albergatori erano tenuti a depositare denunce di malattia dei loro ospiti, sia nel timore che il fatto nascondesse qualche malattia epidemica, sia per permettere alla Confraternita del Ss.Sacramento della Divina Perseveranza, istituita l'11 agosto 1663, di prendersi cura dell'assistenza sanitaria e spirituale del malato. Questa lastra vi fu posta, come recita anche l'iscrizione, nel 1750, in occasione del Giubileo, proprio in previsione della maggiore affluenza di pellegrini e vi si legge: "ANNO IUBILEI MDCCL QUI DEVONO METTERE I VIGLIETTI TUTTI GLI OSTI ALBERGATORI LOCANDIERI ED ALTRI PER DARE NOTIZIA DE' FORESTIERI CHE SI INFERMANO NELLE LORO CASE. ALLA VENERAB CONFRAT DELLA DIVINA PERSEVERANZA, CON AUTORITÀ APOSTOLICA ERETTA A TENORE DELL'ULTIMO EDITTO DELL'E.mo VICARIO EMANATO IL DI XVII DECEMBRE MDCCXLIX". Pene assai severe, previste in un editto del cardinale Corsini del 15 febbraio 1750, venivano inflitte a coloro che non avessero tempestivamente rispettato le disposizioni. La seconda lapide (nella foto 3) è una tabella di proprietà che così recita: "CHI(es)A DEL S.mo SALVATORE DELLA PIETA AL(it)ER DELLE CUPELLE 1195": trattasi della prima iscrizione pubblica a Roma in  lingua volgare, dove è ben visibile la trasformazione dal latino all'italiano. La denominazione di "S.Salvatore della Pietà" riconduce al toponimo di tutta la zona approssimativamente posta tra piazza Colonna e piazza della Rotonda, proprio quest'ultima sede dell'Arco della Pietà (o "Arcus Pietatis", rimasto visibile fino alla metà del XV secolo), sul quale era raffigurata una figura genuflessa, probabilmente una provincia romana, dinanzi ad un imperatore romano, ma che la fantasia popolare vi vedeva il famoso episodio in cui Traiano dette prova di "pietà" nei riguardi di una vedova, rimasta sola dopo l'assassinio dell'unico figlio rimastole. Sul retro della chiesa si apre lo slargo principale, che deve il suo fascino alla posizione isolata, lontano da strade di passaggio, quasi una piazza-cortile, dove si tiene anche un piccolo mercato rionale.

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