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Il nome di questa via ricorda colui che venne considerato il capostipite dei "sampietrini", ovvero gli operai addetti alla custodia della "Fabbrica di S.Pietro". Nicola zabaglia iniziò a lavorare come semplice muratore ma in breve tempo, grazie alla sua ingegnosità e bravura nel progettare e realizzare diverse apparecchiature, riuscì ad ottenere uno "studio" nella soffitta della navata centrale della basilica, dal quale poteva sovrintendere ai lavori di manutenzione con una trentina di operai alle sue dipendenze (scalpellini, muratori e falegnami), i primi membri di quella corporazione che fu detta dei "sampietrini". La Confraternita dei Sampietrini sorse a Roma nel 1548: essi avevano, tra l'altro, l'incarico di accendere le fiamme delle torce disposte all'esterno della cupola di S.Pietro in occasione delle grandi festività religiose. Quest'antica tradizione terminò nel 1938 quando, in occasione della canonizzazione del santo polacco Andrea Bobola, uno dei sampietrini scivolò, cadde su una terrazza sottostante e morì: papa Pio XII da allora stabilì che le luminarie si facessero solamente con le lampade elettriche. Cogliamo qui l'occasione per un approfondimento sui sampietrini, ovvero quei blocchetti di leucitite tagliati in forma di tronco di piramide utilizzati per lastricare le strade di Roma e così denominati proprio perchè per la prima volta furono utilizzati per pavimentare piazza S.Pietro. La leucitite, proveniente dalle colate del Vulcano Laziale, è detta anche selce: di colore grigio scuro con alcuni piccoli cristalli bianchi di leucite, è presente tuttora in moltissime strade di Roma. Su via Nicola Zabaglia è situata la cosiddetta fontana del Boccale (nella foto in alto), realizzata nel 1931 dall'architetto Raffaele de Vico: posta al centro di un piccolo emiciclo in muratura e sollevata sopra un basamento policromo costituito da pietre di recupero provenienti dai lavori di sterro, la fontana, inserita in una vasca circolare a fior di terra e adorna di quattro colonnine marmoree, è formata da un grande boccale di marmo vicentino rosso corallo, sulla cui superficie, in bassorilievo, figura un ramo fiorito di rose. Un tempo l'acqua si elevava con un alto zampillo dal centro del boccale mentre oggi, dopo un profondo restauro che ha restituito al monumento la sua bellezza, l'acqua fuoriesce da una cannula posta sul bordo esterno superiore del boccale.

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