Questo sito utilizza cookie per migliorare la tua esperienza ed offrire servizi in linea con le tue preferenza. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla pagina Cookie Policy.

Il nome di questa piazza deriva dall'omonima chiesa che vi sorge, dedicata al santo benedettino dell'VIII secolo, nativo della Provenza, patrono degli storpi e dei mendicanti. La prima chiesa di S.Egidio venne fondata sull'area di un'altra chiesa preesistente, "S.Lorenzo de Curtibus" o "de Janiculo", acquistata nel 1610 da un pio e ricco macellaio, Agostino Lancellotti, che decise di demolirla e riedificarla. La nuova chiesa venne così dedicata a S.Egidio ed affidata, insieme all'annesso convento, alle Carmelitane Scalze, che precedentemente abitavano in una casa attigua all'antica chiesa di S.Lorenzo. Nel 1610 papa Paolo V concesse alle monache di trasformare gli edifici di loro proprietà in un unico monastero di clausura, al quale si aggiunse nel 1628 un'altra chiesa adiacente, la chiesa di "S.Crispino e Crispiniano", ex "S.Biagio in Trastevere", affidata alle religiose da papa Urbano VIII: due chiese erano troppe persino per loro e così fu deciso di riedificare quella dedicata a "S.Crispino e Crispiniano", sulla quale sorse l'attuale chiesa di S.Egidio, e di demolire l'antica chiesa di S.Egidio, sulla quale fu invece costruita un'altra ala del convento. La chiesa di S.Egidio (nella foto sotto il titolo), costruita anche grazie alle sovvenzioni di Filippo Colonna, fu dedicata alla "Madonna del Carmelo", come si legge tuttora sopra la porta d'ingresso. La facciata, ad un solo ordine, presenta un portale ed un ampio finestrone decorato; fasci di paraste sostengono il timpano con decorazione a dentelli. L'interno, a navata unica, conserva il "monumento funebre di Veronica Rondinini Origo" di Carlo Fontana e un "S.Egidio" del Pomarancio. Collegata alla chiesa vi è la Comunità di S.Egidio (nella foto 1), nata nel 1968 per iniziativa di Andrea Riccardi e dedita all'attività di evangelizzazione e di vicinanza ai poveri, per cui, dal 1986, è stata riconosciuta dalla Santa Sede come "Associazione pubblica laicale della Chiesa Cattolica". Dopo il 1870 il monastero venne espropriato dallo Stato Italiano, che nel 1875 lo passò al Comune di Roma; ai primi del Novecento ospitò il sanatorio antimalarico Ettore Marchiafava: già sede del Museo del Folklore e dei Poeti Romaneschi, oggi l'edificio ospita una sede distaccata del Museo di Roma (la sede principale si trova a palazzo Braschi). Nucleo storico della raccolta sono le "Scene romane", caratteristiche ambientazioni, con manichini in costume a grandezza naturale, di alcuni momenti di vita quotidiana dei primi decenni dell'Ottocento, ispirati ai disegni di Bartolomeo Pinelli. Nella sezione dedicata al "Carnevale romano" vi sono stampe e dipinti relativi alle principali usanze e tradizioni dell'antica festa che nella Roma papale diveniva ocasione di divertimenti particolarmente sfrenati. L'esposizione prosegue con alcuni costumi folkloristici, ricostruzioni di scene di vita della campagna romana e quadri di feste popolari; inoltre, raccolte di stampe ed acquarelli, tra i quali alcuni di E.Roesler Franz, con la celebre serie di "Roma sparita". Una postazione multimediale dedicata a Trilussa, ovvero Carlo Alberto Salustri, ricostruisce il suo studio, correlato di dipinti, reperti, fotografie e manoscritti del celebre poeta romano. Degna di menzione la biblioteca fondata nel 1983 con delibera comunale, contenente circa 3.000 volumi sulla vita sociale, le feste popolari e le tradizioni romane dal Seicento all'Ottocento. All'angolo della piazza con via della Scala, sulla parete laterale della chiesa di S.Egidio, è situata una delle più grandi e suggestive Madonnelle di Roma, quella dedicata alla "Madonna del Carmelo" (nella foto 2). L'immagine è dipinta direttamente sul muro e raffigura la Madonna in cielo, seduta sulle nubi e con le braccia alzate, tra angeli e testine di cherubini, mentre la parte inferiore dell'affresco risulta purtroppo rovinata. La cornice modanata in stucco è rettangolare ma con gli angoli superiori smussati. Due lesene laterali terminano con due capitelli sorretti da testine alate da cui pendono festoni verticali di fiori. Al di sotto è collocata una mensola ed un cartiglio su cui era scritto "Mater decor Carmeli ora pro nobis"; in passato vi era pure un inginocchiatoio, un'acquasantiera ed una lampada. La grandiosa edicola settecentesca è arricchita da un baldacchino a cuspide in legno e lamiera, con una croce superiore ed i bordi a pendagli. Di fronte alla chiesa è situato palazzo Velli (nella foto 3), costruito alla fine del Quattrocento per questa potente famiglia, che annoverò tra i suoi membri anche Conservatori in Campidoglio. Nel Seicento l'edificio fu venduto separatamente: la parte sinistra, con il portone bugnato al civico 7 (nella foto 4), all'Ospizio dei Pellegrini e Convalescenti, come indica la tabella marmorea sovrastante l'architrave, divenendo poi proprietà degli Orsini, il cui stemma (un orso che sostiene una rosa rossa) campeggia ancora sopra il portone d'ingresso; la parte destra, con il portale al civico 9, andò invece alla basilica di S.Maria in Trastevere e vi si insediò il Conservatorio della Divina Clemenza, detto anche "Rifugio", sovvenzionato da nobili romani e dedito all'assistenza alle giovani povere votate alla religione o maltrattate dai mariti. La facciata è di due piani, ciascuno di sei finestre, con cornici marmoree quelle dell'ultimo, con architrave quelle sotto: si noti lo stemma con l'albero sradicato con due stelle d'oro, stemma dei Velli, lo stesso che compare sull'originale inferriata al centro.

ROMASEGRETA.IT
ONLINE DAL 16/02/2003
----------------------------

Questo sito è stato realizzato anche grazie alla pazienza di Rita

giweather joomla module