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La chiesa di S.Francesco a Ripa sorge sulla piazza di S.Francesco d'Assisi (nella foto sopra) dove un tempo era situata l'antica chiesa denominata "S.Biagio de 1  Sasso dove posava il capo S.FrancescoCurte" o "de Curtibus" con annesso ospizio-ospedale. Proprio in questo ospizio venne ospitato S.Francesco d'Assisi in occasione della sua visita al papa nel 1219: ancora oggi la chiesa custodisce la cella del santo ed alcune sue reliquie, come un Crocifisso ed un “SASSO DOVE POSAVA IL CAPO IL SERAFICO PADRE SAN FRANCESCO” (nella foto 1). Nel 1229, per ordine di Gregorio IX, la chiesa passò ai Frati Minori e fu riedificata due anni dopo dal conte Pandolfo dell'Anguillara: fu in questa occasione che la chiesa perse l'appellativo di S.Biagio per assumere quello di S.Francesco, mentre l'appellativo "a Ripa" si spiega con la vicinanza della chiesa al porto di Ripa Grande. Intorno alla chiesa si sviluppa un vasto complesso edilizio costituito dal convento dei Frati Minori Osservandi Riformati, la struttura originaria del quale risale al Trecento, modificata poi con il passaggio della proprietà dai Francescani Conventuali agli Osservandi e quindi agli Osservandi Riformati, subentrati sotto il pontificato di Gregorio XIII. I lavori, iniziati nel 1535, proseguirono fino alla metà del Seicento. Chiesa e convento ebbero un progetto ben preciso ad opera di Onorio Longhi, che trasformò le strutture medioevali della chiesa e 2  Altare maggioremodificò il convento a sinistra della facciata della chiesa nel 1656, prolungando la struttura con l'aggiunta di un edificio adibito ad infermeria. Nel 1849 il convento fu occupato dai Garibaldini. Nel 1873 la struttura fu sottoposta ad ulteriori lavori di adeguamento divenendo la sede della “Caserma La Marmora” del II Reggimento Bersaglieri, che vi restò dal 1890 al 1943; nella caserma fu riadattata anche l'infermeria, ovvero l'edificio al civico 24, oggi sede del Reparto Operativo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale. All'angolo del convento tra la piazza e via Jacopa de' Settesoli è situato un altorilievo raffigurante l'Ecce Homo con la dedica dei parrocchiani risalente al 1962 mentre al centro della piazza sorge una colonna ionica di marmo bianco (nella foto sotto il titolo) sormontata da una croce, fatta erigere nel 1847 da Pio IX in sostituzione di un'altra colonna qui fatta collocare da Paolo V nel 1685 in memoria della nuova sistemazione della zona. Sulla colonna è presente un'epigrafe che così recita: “PIUS IX PONT MAX COLUMNAM AREAE AMPLITUDINI PAREM DONAVIT AN MDCCCXLVII”, ovvero “Pio IX Pontefice Maximo donò una colonna di pari valore per l'importanza dell'area nell'anno 1847”. L'attuale colonna custodisce un passato davvero eccezionale: proviene infatti, come le altre 11 collocate nel portico di palazzo Wedekind, da un edificio di epoca augustea del Municipio romano di Veio, forse la Basilica. La chiesa presenta una facciata barocca, eseguita da Mattia De Rossi tra il 1682 ed il 1689: semplice ed a due ordini, con lesene doriche che dividono il piano inferiore in cinque scomparti, mentre il 3  L'Estasi del Berninipiano superiore, limitato alla navata centrale, presenta un finestrone sormontato da un timpano semicircolare e da una croce. Il campanile a vela, edificato nel 1734, sostituisce quello medievale. L'interno è a tre navate a croce latina e presenta tre cappelle in ognuna delle due navate laterali: l'altare maggiore, barocco con marmi policromi, è opera dell'architetto francescano Secondo da Roma e conserva la statua lignea di S.Francesco in estasi sostenuto dagli angeli (nella foto 2), opera dello scultore francescano Diego da Careri, risalente al XVII secolo. Ai lati sono situate due statue in gesso, opere di Secondo da Roma, raffiguranti la Fede e la Carità, risalenti al 1751. Da menzionare la Cappella di S.Anna o dell'Albertoni, opera di Giacomo Mola del 1625: la pala d'altare, opera di Giovan Battista Gaulli detto il Baciccia (1675), raffigura S.Anna, la Vergine ed il Bambin Gesù, sotto la quale è situata la drammatica quanto bellissima scultura del Bernini, "Estasi di Beata Ludovica Albertoni" (nella foto 3), commissionata all'artista nel 1603 dal principe Angelo Paluzzi Altieri, nipote del papa regnante Clemente X, in occasione del rinnovo della cappella di famiglia. Il corpo della santa, riprodotto giacente sul letto di morte, 4  Cappella Rospigliosi - Fortezza e Giustiziapoggia sopra un sarcofago, nascosto da una grande coltre, all'interno del quale sono conservate le spoglie di Ludovica. Particolarmente appariscente la Cappella Rospigliosi, commissionata dalla nobildonna romana Maria Camilla Pallavicini Rospigliosi, nipote del cardinale Lazzaro Pallavicini, all'architetto Nicola Michetti, che vi lavorò per tre anni, affiancato dallo scultore Giuseppe Mazzuoli, che realizzò le statue allegoriche ed i medaglioni. Nel 1721 l'arredo della Cappella fu portato a termine da Ludovico Rusconi Sassi e quattro anni dopo venne ammirata in tutto il suo splendore da papa Benedetto XIII. A pianta quadrata, il sacro ambiente è contraddistinto da una notevole ricchezza di decorazioni che lo rendono particolarmente sontuoso. Sotto una volta a padiglione splendente di stucchi dorati, in cui compaiono gli stemmi Pallavicini e Rospigliosi, balza agli occhi il prezioso altare, interamente rivestito di marmi policromi e fiancheggiato da due snelle colonne di verde antico che sorreggono un timpano spezzato con un angelo ed alcuni cherubini. Assai notevoli i due sepolcri laterali, iniziati per volere di Giovambattista Rospigliosi, marito di Maria Camilla, negli anni 1713-14. A sinistra (nella foto 4) troviamo il Monumento funebre di Stefano (padre di Maria Camilla) e di suo fratello Lazzaro, affiancati dalle statue della "Fortezza" (a sinistra) e della "Giustizia" (a destra), sedute ai lati del sarcofago. In alto troneggia la "Morte", raffigurata come uno scheletro alato in bronzo che mostra, con gesto eloquente, i ritratti dei defunti. Di fronte il Monumento di Maria Camilla e Giovambattista Rospigliosi (nella foto 5), strutturato simile al precedente, accompagnato dalle statue della 5  Cappella Rospigliosi - Carità e Prudenza"Carità" e della "Prudenza". Sicuramente degna di essere menzionata è la presenza nella chiesa della tomba di Giorgio De Chirico (1888-1978), le cui spoglie furono traslate qui dal cimitero del Verano nel 1992. Sul marmo della tomba appare la scritta: “GIORGIO DE CHIRICO PICTOR OPTIMUS”. Vi sono poi tre quadri dell'artista donati dalla vedova Isabella Pakszwer: sulla parete destra Autoritratto del pittore, su quella sinistra Ritratto della moglie Isa, chiamato anche Donna velata, sulla rete dietro i cancelletti di ingresso Caduta di Cristo sotto il peso della Croce.

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