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La chiesa di S.Maria della Scala è situata nell'omonima piazza e la sua fondazione fu conseguenza di una serie di episodi che caratterizzarono questa zona di Trastevere alla fine del XVI secolo. Narra la tradizione che, nello stesso luogo dove oggi sorge la chiesa1  Facciata, una levatrice di nome Cornelia stesse pregando dinanzi ad un'immagine della Madonna situata sotto la scala di una casetta, quando la figlia, nata muta, iniziò a parlare. Naturalmente si gridò al miracolo e l'accaduto si diffuse rapidamente per tutta Roma. Il fenomeno assunse proporzioni così elevate che papa Clemente VIII fu quasi costretto ad edificare una chiesa nel luogo ormai meta di numerosi pellegrini in cerca di guarigioni miracolose. Una prima costruzione della chiesa e dell'annesso convento si ebbe all'epoca dei miracoli, ossia nel 1593, su progetto di Francesco Capriani da Volterra per volere dei Carmelitani Scalzi (che tuttora la officiano), ma, a causa di una serie di contrattempi (tra cui anche la morte del Capriani), i lavori terminarono soltanto nel 1610 ad opera di Girolamo Rainaldi. La facciata (nella foto 1) fu ultimata invece nel 1624 ed è a due ordini: quello inferiore è spartito da lesene con capitelli corinzi e presenta sul portale, al centro di una nicchia, la statua della "Madonna col Bambino" (nella foto 2), opera di Francesco Cusart del 1633. L'ordine superiore è raccordato a quello inferiore mediante volute laterali, completato da coppie di lesene, una finestra con balaustra ed un timpano triangolare. La scala naturalmente oggi non esiste più ma l'immagine miracolosa è tuttora conservata nella "Cappella della Madonna della Scala", dove è situato anche il monumento funebre del cardinale Prospero Santacroce, che fu il primo ad introdurre a Roma il tabacco o, come allora si 2  Madonna con Bambino sopra il portalechiamava, l'erba Santacroce. L'interno, a navata unica con cappelle laterali, custodisce numerose opere d'arte, come la celebre "Decollazione di S.Giovanni Battista" di Gerit Van Honthorst, un nome forse un pò difficile da pronunciare tanto che è più noto come Gherardo delle Notti; nel presbiterio si trova il prezioso ciborio, modello di un tempietto a pianta centrale con colonne di alabastro siciliane e cupola in bronzo. L'altare maggiore è opera di Carlo Rainaldi, mentre al centro del catino vi è una seicentesca "Madonna con Bambino" del Cavalier d'Arpino. Preziosa la "Cappella di S.Teresa d'Avila", disegnata dal Pannini, che custodisce nel reliquario il piede destro della santa. L'annesso convento è in parte attribuito a Matteo da Città di Castello ed in parte ad Ottavio Mascherino: al secondo piano si trova la spezieria (nella foto 3), la più antica farmacia di Roma giunta integra fino ai nostri giorni. Originariamente istituita per le necessità dei frati, che coltivavano nell'orto le piante medicinali necessarie alla loro salute, alla fine del Seicento fu aperta a tutti e divenne così famosa che vi ricorrevano anche principi, cardinali e perfino i medici dei pontefici. Nell'atrio e sulla porta d'ingresso vi sono ancora i ritratti di fra' Basilio della Concezione, farmacista del Settecento che consolidò la fama dell'esercizio inventando celebri medicamenti come l'acqua antipestilenziale e quella contro l'isterismo. Le maioliche colorate, i vasi, le bilance, gli alambicchi di distillazione, i mortai sono quelli originali, mentre sono del Settecento l'arredamento, le scaffalature, le vetrine ed il bancone. Tra i cimeli più singolari vi è il vaso della 3  Convento ed antica spezieriatheriaca, un farmaco inventato da Andromaco, medico di Nerone, composto di 57 sostanze diverse fra cui carne di vipera maschio, considerata un infallibile antidoto contro i veleni; inoltre, vi è un rarissimo erbario, "Trattato delli semplici", attribuito allo stesso fra' Basilio. Sulle ante degli armadi vi sono ricordate alcune visite celebri come quella di Vittorio Emanuele I, avvenuta il 27 ottobre 1802. Chiesa e convento furono adibiti, durante la Repubblica Romana del 1849, ad ospedale: qui vi morì Luciano Manara ed il moro seguace di Garibaldi, Andrea Aguyar.

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