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La Salita di S.Onofrio è una via che si snoda dalla chiesa di S.Onofrio, dalla quale prende evidentemente il nome, scende, formando una curva molto stretta, fino a via della Lungara ed è tagliata in due da una ripida scalinata denominata via di S.Onofrio. La Salita fu fatta costruire dal gerolamino Jacobelli nel 1446 per raggiungere più comodamente la sopra menzionata chiesa, non più eremo ma santuario difficilmente raggiungibile dai devoti: prima, infatti, si utilizzava uno scosceso e pericoloso sentiero (corrispondente probabilmente a via di S.Onofrio) che si inerpicava su quella parte del Gianicolo denominata "Monte Ventoso". Quando papa Sisto V nel 1588 elevò la chiesa di S.Onofrio a titolo presbiterale sistemò anche la strada, poi lastricata per volere di papa Clemente VIII nel 1600 in occasione del Giubileo, grazie anche al contributo di alcuni fedeli, fra i quali il cardinale Alessandro Peretti e Camilla Peretti, rispettivamente nipote e sorella di Sisto V. La Salita conserva tuttora alcune interessanti strutture edilizie, che passiamo ora ad analizzare: al civico 50 è situato il palazzo del Conservatorio Torlonia (nella foto sotto il titolo), le strutture più antiche del quale risalgono al Seicento, ad alcune case, già di proprietà dei Torlonia, dove risiedette, tra il 1667 ed il 1671, l'Accademia di Francia. Nel 1839 la nobile famiglia concesse al sacerdote Vincenzo Pallotti la possibilità d'insediarvi la Pia Casa di Carità per orfane: l'istituto, noto come Ritiro del Sacro Cuore di Gesù, ospitava 32 orfanelle dai 7 ai 12 anni assistite da una priora e da una maestra pagate dal commendatore Carlo Torlonia, che assunse la tutela dell'istituto. Nel 1841 l'istituto fu rifondato dallo stesso Carlo Torlonia ed il complesso assunse definitivamente il titolo di Conservatorio Torlonia, che ancora campeggia sul portale bugnato (nella foto sotto il titolo), sormontato dallo stemma dei Torlonia, una banda caricata da sei rose e due comete laterali. Il Conservatorio si ampliò, dopo la morte di Carlo, grazie al fratello Alessandro Torlonia, che lo mantenne anche interamente a proprie spese. Nel 1852 il complesso ospitò anche una scuola per alunni esterni ed in seguito vi fu annessa un'infermeria per la cura delle malattie degli occhi ed una farmacia dove si distribuivano medicine gratuitamente: un ingresso minore dell'edificio presenta ancora l'iscrizione "SOCCORSO PER I MALATI POVERI" (nella foto 1). Dopo anni di abbandono l'edificio, che si sviluppa su tre piani con finestre a cornici semplici ed ingloba anche una chiesetta, è in totale ristrutturazione per essere adattato ad albergo extra lusso: se i lavori hanno restituito un complesso esteticamente degno della sua storia, contemporaneamente vogliamo segnalare che è stato completamente demolito l'antico muro ottocentesco di tufo e mattoni rossi, che caratterizzava l'antico istituto, e che con pari leggerezza è stato deciso di correggere l'antica scritta romana "PER LI MALATI POVERI" in quella sopra menzionata. Al civico 8 è situata la Casa Generalizia dell'Istituto di S.Dorotea (nella foto 2), un edificio seicentesco realizzato unificando tre distinti corpi di fabbrica cinquecenteschi che prendono nome dai rispettivi antichi proprietari: palazzo Giori, palazzo Borromeo e palazzo Bonelli. Il palazzo Giori è il più grande e deriva il nome dal cardinale Angelo Giori (1586-1662) che ne fu il primo proprietario: notare sotto il cornicione una decorazione (nella foto 3) composta, alternativamente, da tre api racchiuse tra foglie di lauro e da colombe, poggiate su tre monti e con un ramo di lauro nel becco, tutti elementi araldici, tranne le colombe, della famigia Giori. L'edificio fu abitato dai nipoti del cardinale fino al 1681, quando gran parte dell'edificio venne affittato al Collegio Nazareno, che vi restò 8 anni, fino al 1689, quando si trasferì nella sede attuale di via del Nazareno. Abitato di nuovo dagli eredi del cardinale Giori, nel 1733 fu infine venduto al Conservatorio di S.Maria del Rifugio, che lo acquistò grazie alla munificenza del principe Giovanni Battista Pamphilj e di donna Teresa Ludovisi Boncompagni: il Conservatorio fu fondato per le donne che "si convertano dalla loro mala vita passata". Nel 1768 il cardinale Marcantonio Colonna fondò un monastero di Carmelitane per accogliere le giovani del conservatorio desiderose di prendere il velo; il monastero occupò parte del palazzo ed in seguito si estese anche agli altri due palazzi contigui. Il palazzo Borromeo è leggermente più basso del precedente e prende nome dal cardinale Federico Borromeo (1564-1631), il cui agente abitò qui, subentrando a lui il nipote del cardinale, l'abate Federico Borromeo. Quindi fu la sede di un Conservatorio di S.Francesco Saverio ed infine nel 1768 vi s'insediarono le Carmelitane. Il palazzo Bonelli è l'ultimo edificio del complesso e prende nome dai duchi Bonelli che vi abitarono dal 1636, ai quali subentrarono altre famiglie, fra le quali quella dei pittori Giovanni e Pietro Faudover, finché nel 1768 vi entrarono le Carmelitane. In pratica quindi tutto il complesso divenne nel 1768 il monastero di queste suore, e tale restò, come proprietà del Conservatorio di S.Maria del Rifugio, finché nel 1844, per ordine di Gregorio XVI, il complesso fu ceduto a Paola Frassinetti, poi Beata, che vi insediò la Casa Generalizia dell'Istituto di S.Dorotea, con orfanotrofio e collegio per fanciulle. In questa occasione furono compiuti grandi lavori di ristrutturazione dell'intero fabbricato. Risale all'epoca la facciata sulla via divenuta unitaria su ognuno dei tre palazzi, con due ordini di finestre a cornici semplici poggiate su fascia marcapiano ed un grande portale bugnato seicentesco al pianterreno, appartenuto all'antico palazzo Giori, dove campeggia tuttora l'iscrizione "ISTITUTO DI S.DOROTEA EDUCANDATO S.MARIA", mentre gli altri due edifici presentano due portaletti più semplici. L'edificio, tuttora sede della Casa Generalizia delle Suore di S.Dorotea della Beata Frassinetti, con annessi convitto e scuole, presenta anche un pregevole affresco del XIX secolo (nella foto 4) raffigurante una "Madonna con Bambino ed i Santi Giovannino, Gregorio e Dorotea", il tutto all'interno di una semplice cornice lignea. Al civico 23, ad angolo tra la Salita di S.Onofrio e la via omonima, vi è un palazzetto conosciuto come Casa Salandra, appartenuta nella seconda metà del Seicento al cavalier Domenico Salandra, che vi lasciò il suo stemma nella cornice delle finestre (nella foto 5), rappresentato da una salamandra tra le fiamme e da una stella a 8 punte. L'edificio apre al pianterreno con un piccolo portale centinato, che presenta sulla sommità la stella; due gli ordini di finestre, anche se sul lato della via quelle ad angolo sono murate e vi sono gli oculi che illuminano le scale. Cantonale a lesene alte fino al cornicione, sul quale è la sopraelevazione ottocentesca. Una tabella con la sigla "S.H.P." indica la successiva proprietà a favore della chiesa di S.Onofrio.

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