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Nel 1871 il Consiglio Comunale decise di intitolare all'Eroe dei Due Mondi una via di Roma: inizialmente fu presa in considerazione via di Ripetta ma poi prevalse la zona dove ebbe più a rifulgere il valore dei difensori di Roma, il Gianicolo, ed al condottiero fu intitolata questa via che prima si chiamava "via delle Fornaci", per la presenza della Manifattura dei Tabacchi fatta costruire da Benedetto XIV nel 1744. La via si snoda alle falde del Gianicolo ed inizia dalla porta Settimiana per terminare al piazzale di Porta S.Pancrazio. Iniziamo la nostra visita dalla parte bassa della via, quindi in prossimità della porta Settimiana: sulla destra, al civico 88, troviamo il Palazzo del Conservatorio delle Pericolanti (nella foto 1), costruito nel Settecento come proprietà dei nobili Vitelleschi e poi acquistato nel 1792 da Pio VI per insediarvi il Conservatorio di S.Giuseppe, ovvero la Casa di Carità fondata nel 1788, di cui era il protettore, e che aveva sede provvisoria al piano nobile di palazzo Pizzirani. Una targa tuttora affissa sul portone d'ingresso (nella foto 2) lo ricorda: "PIUS SEXTUS PONTIFEX MAXIMUS PUELLAS URBANAS EGESTATE PERICLITANTES EXTRUCTO PARTHENONE SERICORUM OPIFICIIS ADHIBERI CURAVIT A MDCCLXXXXII PONT SUI XVIII ARBITRATU FABR RUFI S AER PRÆF", ovvero "Pio VI Pontefice Massimo, costruito un alloggio per fanciulle, curò che fossero destinate ai laboratori delle sete le ragazze di Roma in pericolo a causa della povertà nell'anno 1792, XVIII del suo pontificato, incaricando Fabrizio Rufo Prefetto dell'Erario". Il Conservatorio, detto quindi "delle Pericolanti", destinò una parte dell'edificio a filatoio idraulico con torcitore per la lavorazione della seta, alla quale si dedicarono le ragazze ospitate, in modo che potessero amministrarsi col tempo in maniera autonoma, indipendentemente dai sussidi pontifici. Dopo il 1870 il Conservatorio fu soppresso ed il palazzo venduto. Nel 1910 furono eseguiti vari restauri a cura della Cassa di Risparmio, come ricorda una targa nel cortile: "RIALZATO L'EDIFICIO E COSTRUTTA LA NUOVA CORSIA RESTAURATI IN PIÙ PARTI TUTTI I LOCALI NEL MCMX COL FONDO DI LIRE TRENTAMILA MUNIFICENZA COSPICUA DELLA CASSA DI RISPARMIO DI ROMA". La parte originaria a due piani, con finestre architravate al primo, apre al pianterreno con un portale architravato tra finestre centinate. Poco più avanti, sul versante opposto della via, è situata una bella Madonnella (nella foto 3) costituita da due lesene in muratura che sembrano sorreggere il grande timpano ligneo molto aggettante che funge anche da baldacchino orlato dai tipici pendagli, anch'essi lignei. Al di sotto si trova un tabernacolo barocco in stucco dalle linee movimentate contenente una cornice in legno con un'immagine della "Madonna col Bambino ed il Sacro Cuore". Al di sopra una raggiera con la colomba sorretta da due angeli. Una targa sottostante ricorda un restauro eseguito nel 1885: "QUESTA IMMAGINE È STATA RESTAURATA NEL MAGGIO DEL 1885 COLL'OFFERTE DE' PII FEDELI". Proseguiamo la nostra visita ed ai civici 41-45 incontriamo l'edificio conosciuto come Palazzo del Conservatorio Pio (nella foto 4): questo fu costruito nel 1744 come fabbrica per la lavorazione del tabacco della società di Giovanni Michilli e Giovanni Antonio Bonamici, ai quali Benedetto XIV aveva concesso l'appalto. Il progetto dell'edificio, sorto sull'area occupata da vecchie casette appositamente demolite, fu affidato al principale architetto dell'epoca, Luigi Vanvitelli, che ne fece una grande costruzione su tre livelli, oltre ad un piano seminterrato. Al pianterreno era situato un vasto androne, con soffitto a volta, che conteneva, oltre ai simboli della fabbrica, la campana che scandiva i turni. Dall'androne si passava allo "spanditore", dove i tabacchi venivano stesi ad asciugare, poi ai locali delle stufe per l'essiccazione ed infine al cortile dove era collocata l'officina delle riparazioni. Tre macine tritavano le foglie, che avevano subìto le miscele della concia e la "pistatura", cioè una battitura del tabacco mossa da un fuso con ventiquattro pale di legno. Le ruote delle macine erano mosse da ingranaggi idraulici posti nel seminterrato, dove l'acqua affluiva attraverso un canale dalla soprastante conduttura dell'Acqua Paola per terminare in una feritoia che scaricava nel Tevere. Nel 1752 la fabbrica e l'edificio furono concessi in affitto ai conti Giraud, ma dopo soli cinque mesi l'appalto fu ceduto al capitano Domenico Zaccardini, che era appaltatore generale per lo Stato Pontificio; nel 1755 il Michilli ed il Bonamici vendettero edificio e fabbrica alla Dataria Apostolica, che si specializzò nella lavorazione del tabacco grezzo. Nel 1775 Pio VI destinò il complesso a sede del Conservatorio Pio, che aveva come scopo il ricovero e l'educazione delle giovani orfane. Lo ricorda una lapide del secondo cortile: "PIUS VI P.O.M. INTERIORIBUS AEDIFICIS PROVIDENTIA SUA PERFECTIS MACHINISQ INSTRUCTIS LINARIAE ARTI LOCUM CONSTITUIT ARCENDIS PERICULIS PAUPERUM PUELLARUM EARUMQ INOPIAE SUBLEVANDAE CONSULUIT A MDCCLXXV PONT I", ovvero "Pio VI Pontefice Ottimo Massimo, avendo di sua iniziativa portati a termine gli edifici interni ed attrezzatili con macchinari, destinò il luogo alla lavorazione del lino e provvide ad allontanare i pericoli dalle fanciulle povere e ad alleviare la loro indigenza nell'anno 1775, anno I del suo pontificato". Due anni dopo il papa volle ampliare la sede ed acquistò un edificio adiacente, al civico 38, già sede dal 1740 di un altro Conservatorio detto "della Divina Clemenza" e successivamente "dell'Assunta". Il complesso, così ampliato, nel 1792 fu destinato, su suggerimento del tesoriere monsignor Rufo, a lanificio; nel 1820 fu ancor più ampliato con la creazione di un'infermeria ed un giardino per le orfane. Nel 1845 la fabbrica fu affittata al marchese Giovan Battista Guglielmi, che nel 1864 la subaffittò alla ditta Giustino Taviani e Francesco Narducci, che fallì nel 1876. Due anni dopo il complesso fu venduto allo scozzese John Rylands, dal quale nel 1880 lo acquistò lo Stato Italiano con tutto l'isolato che si estende fino all'attuale Caserma Podgora. Il complesso fu assegnato al Ministero della Pubblica Istruzione che v'insediò dal 1881 al 1905 la clinica chirurgica, ad eccezione dell'edificio al civico 38, che ospitò l'Istituto Metodista, ricordato nella targa sulla facciata. Dal 1905 il complesso passò al Ministero degli Affari dell'Interno che lo destinò alla Scuola Allievi Guardie di Città; nel 1919 vi furono insediati reparti della Guardia Regia e dell'Arma dei Carabinieri. Dal 1951 la parte che prospetta su via Garibaldi, opportunamente ristrutturata, fu assegnata alla Scuola Ufficiali dell'Arma dei Carabinieri, come ricorda una targa in bronzo sullo scalone d'onore. L'edificio sviluppa su due piani con finestre architravate ed una sopraelevazione ottocentesca; al pianterreno bugnato aprono due portali ad arco sovrastati da balconi sorretti da mensole, tra finestre inferriate e finestrelle del seminterrato. Di fronte a quest'edificio, al civico 27, si trova un grande portale (nella foto 5) chiuso da un cancello che immette nel monastero di S.Maria dei Sette Dolori, appartenente alle suore Agostiniane Oblate del Bambin Gesù. Nel cortile si alza la grande facciata incompiuta (nella foto 6) di una chiesa in mattoni, priva del rivestimento in travertino, ma di linee indubbiamente borrominiane. La chiesa è infatti una creazione del grande architetto, forse la più sconosciuta, da lui progettata su commissione di Camilla Savelli Farnese nel 1642, anche se i lavori furono realizzati e terminati nel 1665 da Francesco Contini. Poco più avanti, sulla destra, all'angolo della via con via di Porta S.Pancrazio, addossata al muraglione della strada, si trova una fontanina (nella foto 7) sormontata da un'epigrafe con stemma Barberini che ricorda i lavori di consolidamento eseguiti nel 1629 nella chiesa di S.Pietro in Montorio durante il pontificato di Urbano VII Barberini. Probabilmente la fontana risale alla stessa epoca indicata sulla lapide, anche se non si sa con certezza se la posizione originaria fosse stata sempre quella attuale: comunque sia, essa appartiene sicuramente alla metà del XVII secolo ed è formata da una protome leonina murata entro una nicchia con cornice in mattoni aventi ai lati due cannelle a forma di piccole stelle che versano l'acqua in una semplice vasca di marmo con incisa la data 1936, anno del restauro eseguito dal Comune di Roma. Il pavimento attorno alla vasca è realizzato con antichi frammenti marmorei. A questo punto la strada si inerpica verso il Gianicolo con una serie di curve fino ad arrivare all'altezza della chiesa di S.Pietro in Montorio, sulla parete laterale della quale è situata una lapide (nella foto 8) adornata da una palla di cannone, che così recita: "Ministero per i Beni Culturali e Ambientali Soprintendenza per i Beni Ambientali ed Architettonici di Roma PROIETTILE DI CANNONE DA 140 DELL'ARTIGLIERIA FRANCESE - MEMORIA BELLICA DEI BOMBARDAMENTI DEL GIUGNO 1849 - QUI TROVATO E RIPOSTO IN RICORDO DELL'EROICA RESISTENZA DELLA REPUBBLICA ROMANA E DEI GRAVI DANNI ALLORA SOFFERTI DA QUESTA INSIGNE CAPPELLA - ORA NUOVAMENTE RESTAURATA - OPERA DI CARLO MADERNO A.D. MDCCCCXCV" (1995). Proseguendo il cammino, troviamo, sulla sinistra, il "Monumento ai caduti per la causa di Roma Italiana" (nella foto sotto il titolo), eretto nel 1879 nella piazza di S.Pietro in Montorio e poi qui trasferito nel 1941, quando l'architetto Giovanni Iacobucci costruì quello attuale. La struttura è composta da un portico a base quadrata con tre arcate su ogni lato, al centro del quale si trova una grande ara di granito rosso di Baveno (nella foto 9), decorata con la lupa, simbolo di Roma, e con l'iscrizione "S.P.Q.R." sopra uno scudo. Ai quattro angoli del monumento alcuni pilastri in travertino recano i nomi dei luoghi di battaglia e sostengono bracieri di bronzo. L'attico della facciata presenta l'aquila delle insegne romane posta tra le due date 1849 e 1870; sopra questa una dedica "AI CADUTI PER ROMA", posta sul lato principale e sul retro, si alterna all'altra dedica "ROMA O MORTE" posta sugli altri due lati. Nella cripta-sacrario numerosi lapidi riportano i nomi dei caduti, mentre in un sarcofago di porfido è sepolto Goffredo Mameli, eroe della Repubblica Romana, ferito a morte presso la Villa del Vascello il 3 giugno 1849: non a caso il monumento fu sistemato in questa zona, teatro della gloriosa epopea della Repubblica Romana e tuttora ricca di tracce della battaglia lungo tutte le Mura Gianicolensi. Dopo un breve tratto, sulla sinistra, troviamo la Fontana dell'Acqua Paola, più nota a Roma come "Fontanone", mentre sulla destra, dinanzi ad un panorama mozzafiato di Roma, è situato un edificio risalente al XVIII secolo: si tratta di Villa Vaini Giraud Ruspoli (nella foto 10). Questo palazzo, costruito dall'architetto Romano Carapecchia, allievo di Carlo Fontana, per i Vaini, originari di Imola ma traferitisi poi nel Ferrarese, presentava un avancorpo centrale convesso e due ali arretrate lateralmente all'altezza delle bugnature che rivestivano gli angoli dei cantonali. Nel 1765 l'edificio divenne proprietà dei banchieri francesi Giraud, iscritti alla nobiltà romana nel 1820, ed allora la palazzina, limitata al pianterreno e ad un piano nobile, fu sopraelevata nel corpo centrale con un attico ed una balaustra con statue sulle ali. Successivamente divenne proprietà dei Ruspoli e, nel 1925, la palazzina ebbe una sopraelevazione di un secondo piano, con l'allineamento delle ali del corpo centrale. Molto ben arredate le stanze con preziosi mobili del Settecento; nel salone dorato è situato un dipinto raffigurante "L'ingresso a Roma d'Innocenzo XI"; al primo piano, un arazzo su cartone del Goya e, nel vano antistante la biblioteca, un altro arazzo su cartone di Giulio Romano. Il palazzo, circondato da un ampio giardino sviluppato a terrazzamento, è attualmente la residenza dell'Ambasciatore di Spagna.

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