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Il largo prende il nome dalla chiesa di S.Susanna (nella foto sopra), anche se questa si affaccia su piazza S.Bernardo. Le origini del sacro edificio sono antichissime, risalenti al IV secolo d.C., quando fu edificata sulle case di Gabinio e Caio, rispettivamente padre e zio della martire, tanto che l'antico appellativo della chiesa era "S.Susanna ad duos domos" ("alle due case"). La leggenda vuole che la figlia di Gabinio, Susanna, sia stata decapitata nel 295 dinanzi alla propria 1  Mura Serviane nell'aiuola al centro del largoabitazione per aver rifiutato di sposare un pagano propostole dall'imperatore Diocleziano, votandosi alla verginità, sembra su suggerimento dello zio Caio. La moglie dell'imperatore, Serena, avrebbe posto la salma in un sarcofago, collocato nelle catacombe di S.Callisto, mentre suo zio Caio, divenuto in seguito papa, ordinò che la martire venisse commemorata liturgicamente all'interno della sua stessa abitazione. Del resto scavi avvenuti alla fine dell'Ottocento al di sotto della chiesa portarono alla luce un'antica e preziosa casa romana del III secolo. Naturalmente molti furono i restauri susseguitisi nei secoli: nel 687 la chiesa subì il primo restauro ad opera di Sergio I, Adriano I fece rifare la copertura nell'VIII secolo, mentre alla fine dello stesso secolo Leone III effettuò la prima radicale ricostruzione. Nel 1475 Sisto IV la riedificò e la affidò all'Ordine degli eremitani di S.Agostino, mentre nel 1597 fu ricostruita a spese del cardinale Rusticucci: fu in questa occasione che la chiesa perse le due navate laterali, sostituite da cappelle. Il 7 ottobre 1587 papa Sisto V con Breve  "Ad perpetuam rei memoriam" concesse questa chiesa come nuova sede della Comunità Monastica Cistercense di S.Bernardo. Nel 1870, con l'annessione di Roma al Regno d'Italia e per le leggi di soppressione dei beni della Chiesa, la Comunità fu privata di tutti i beni, chiesa compresa, mentre le fu concesso di abitare in una piccola parte del monastero a fianco alla chiesa. Nel 1922 la Comunità monastica accettò di ospitare nella Chiesa alcuni padri della Congregazione missionaria di S.Paolo, nata negli U.S.A., perché esercitassero la cura pastorale dei loro connazionali nella città eterna. Nel 1924 il Cardinale Giorgi, sollecitato dalla Comunità monastica, rivendicò a mezzo del titolo cardinalizio la proprietà del monastero rimasto, dove vivevano le monache, e della stessa chiesa. Nel 1968 il Cardinale Titolare di S.Susanna, Richard Cushing, arcivescovo di Boston, cosciente che tutto il complesso monastico era appartenuto alle Cistercensi, completò l'opera del Cardinale Giorgi trasferendo al Monastero Cistercense tutti i beni rivendicati. La facciata della chiesa, opera di Carlo Maderno, risale al 1603 e si sviluppa su due ordini, di cui l'inferiore diviso in cinque campate da colonne e lesene composite. Al centro si apre il maestoso portale, sormontato da un timpano triangolare ed affiancato da due nicchie contenenti le statue delle "Ss.Felicita e Susanna". L'ordine superiore presenta un grande finestrone centrale, anch'esso affiancato da statue di due santi, "Caio e Gabinio", opera di Stefano Maderno. Al di sopra è situato l'elegante timpano triangolare che racchiude lo stemma del cardinale Rusticucci. L'interno presenta un'unica, ampia navata con transetto, abside e due cappelle per lato; sulle pareti affreschi cinquecenteschi di Baldassarre Croce raccontano in parallelo le "Storie di Santa Susanna e Susanna ebrea", mentre sull'altare maggiore si trova il cinquecentesco dipinto "La morte di S.Susanna" di Tommaso Laureti. Al civico 13 del largo si trova l'Ufficio Geologico, costruito tra il 1873 ed il 1880 da Raffaele Canevari, ristrutturando un edificio preesistente con la sovrapposizione di tre sale sorrette da pilastri di ghisa. L'Istituto, sorto a Firenze nel 1869, si occupa della carta geologica d'Italia ed ospita, al suo interno, un museo dedicato alla litomarmologia, mineralogia e paleontologia. Nel corso della ristrutturazione dell'edificio, avvenuta nei primi mesi del 2003, è venuto alla luce un nuovo tratto delle antichissime Mura Serviane. I massi tufacei, ben allineati e squadrati, sono affiorati in buone condizioni in tre punti diversi, disposti in tredici filari orizzontali e sovrapposti che si allungano per alcuni metri. D'altronde un breve tratto della cinta repubblicana era già ospitato nell'aiuola al centro del largo (nella foto 1), all'apparenza soltanto un agglomerato di massi, sicuramente poco valorizzati e non all'altezza del grande passato storico di cui sono testimoni.

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