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Palazzo Valentini, situato in via Cesare Battisti, era ritenuto finora eretto sui resti del "Tempio di Traiano", costruito dopo la morte dell'imperatore e dedicato a lui ed alla moglie Plotina, dal suo successore Adriano tra il 125 e il 138 d.C. Ma gli scavi archeologici che si stanno attualmente concludendo nel Foro di Traiano hanno dimostrato definitivamente che la posizione del "Tempio di Traiano" non è quella ipotizzata in passato e stimata fino ad oggi. Inoltre gli attuali studi archeologici effettuati sotto palazzo Valentini sembrano confermare che i ritrovamenti sono riferibili a "domus" nobiliari e non a resti di un edificio templare. Il Tempio, dunque, doveva trovar posto esattamente al centro dell'area del Foro di Traiano, sul lato rivolto verso il Foro di Augusto, e non all'estremità settentrionale. La struttura originaria di palazzo Valentini risale ai primi del Cinquecento quando venne costruito per la famiglia Zambeccari, passò poi ai Boncompagni e poi nel 1585 al cardinale Michele Bonelli, nipote di papa Pio V, il quale commissionò a frà Domenico Paganelli un nuovo edificio. Il palazzo venne denominato "alessandrino", come il quartiere realizzato dal cardinale intorno al Foro di Traiano, perchè il Bonelli era nativo di Alessandria. Il nuovo edificio assunse così una forma parallelepipeda con le facciate racchiuse tra angolature e bugnato, ma l'aspetto definitivo lo ebbe soltanto nella prima metà del Seicento, quando il palazzo venne nuovamente demolito, anche se solo parzialmente, e ricostruito da Francesco Peparelli per il nuovo proprietario, il cardinale Renato Imperiali, che vi sistemò l'importante biblioteca di famiglia composta di circa 24.000 volumi. Nel Settecento la proprietà fu acquistata da Vincenzo Valentini, un facoltoso banchiere che vi fece costruire altri ambienti dall'architetto Filippo Navone. I Valentini, ricchi titolari di una ditta di importazioni ed esportazioni, aprirono a Roma una banca e la ovvia quanto grande disponibilità economica della famiglia contribuì a rendere il palazzo davvero sontuoso, in concorrenza con i grandi palazzi aristocratici situati nell'antistante piazza dei Ss.Apostoli. La famiglia inoltre raccolse qui un'importante pinacoteca e vi abitò fino al 1870, quando l'edificio fu acquistato dallo Stato Italiano (attualmente è sede della Provincia di Roma). L'aspetto attuale è caratterizzato dal grandioso portale, affiancato da tre finestre architravate ed inferriate per lato ed inquadrato da due colonne doriche di travertino, sovrastate dall'ampio balcone balaustrato sul quale si apre la finestra centrale del primo piano. Le finestre dei due piani poggiano su alte strisce marcapiano: al primo architravate con timpani alternativamente curvi e triangolari, al secondo con semplice cornice. Il grande cornicione, sotto il quale sono situate finestrelle divise da mensoloni trinati, è coronato da un'elegante balaustra; ampio il cortile interno, porticato su due ordini, con 5 arcate nei lati corti e 9 in quelli lunghi, spartite da lesene doriche e ricco di statue antiche. Anche l'interno offre saloni con affreschi notevoli, quadri e statue di importanza rilevante, come "l'Apollo Pizio", "l'Athena", "l'Afrodite Valentini" ed il "Dyonisos".

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