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Piazza del Quirinale (nella foto sopra) prende il nome dall'omonimo colle Quirinale e si presenta cinta su tre lati da edifici ed aperta sulla sinistra con una balconata che offre un bellissimo panorama sulla città. Naturalmente la presenza più importante ed imponente è data dal palazzo del Quirinale (nella foto sopra), residenza del Presidente della Repubblica Italiana. La storia del palazzo inizia nel XVI secolo quando il cardinale Ippolito d'Este si fece erigere un casino nel contesto di una vigna appartenuta ai Carafa. Papa Gregorio XIII, dopo una visita al cardinale nell'estate del 1583, si fece costruire qui una villa di campagna per il soggiorno estivo, anche per fuggire dalla zona insalubre del Vaticano che, durante i mesi caldi, era soggetta alla malaria. L'architetto Ottaviano Nonni, detto "il Mascherino", eresse un fabbricato su un edificio minore di villa d'Este, sul quale poi sorse anche una loggia, progettata da Martino Longhi il Vecchio, denominata "Torre dei Venti". Il palazzo del Mascherino è quello situato in fondo all'attuale cortile, verso via della Dataria, ed è indicato come "palazzina Gregoriana": anche la caratteristica torretta è opera del Mascarino, mentre il campaniletto a vela (nella foto 1) è di Martino Longhi il Giovane. In sostanza la "palazzina Gregoriana" è la base del grande palazzo, dal quale lo stesso Mascherino fece sviluppare due lunghi corpi di congiungimento con un'altra palazzina della villa d'Este affacciata sull'attuale via del Quirinale: le due ali precedono il corpo centrale scandito da doppia loggia a cinque arcate. Nel 1587 il successivo papa, Sisto V, acquistò il rimanente terreno appartenuto alla famiglia d'Este e la villa Carafa ed incaricò Domenico Fontana dell'ampliamento dell'edificio: il progetto del Mascherino fu rielaborato e si mise in atto la costruzione di un edificio lungo l'attuale via del Quirinale (allora denominata "via Pia") collegandolo all'edificio originario attraverso due ali di portici. Clemente VIII curò in modo particolare i giardini, definiti una sorta di "salotto all'aperto", ma fu Paolo V a completare il palazzo, conferendogli un assetto sostanzialmente definitivo. Innanzitutto acquistò alcuni terreni limitrofi e poi affidò a Flaminio Ponzio la definizione perimetrale del complesso: fu così eretta l'ala del porticato interno verso i giardini, sopraelevandone una parte, dove fu poi ricavata la "Sala del Concistoro"; venne realizzato lo scalone d'onore a doppia rampa e si iniziò la costruzione del palazzetto sulla "via Pia" allineato al corpo di fabbrica principale. Dopo la morte del Ponzio subentrò nei lavori Carlo Maderno, che li portò avanti fino alla fine del pontificato di Paolo V. Fu definita la facciata sulla piazza con il grande portale, decentrato sulla destra, affiancato da due colonne su alto plinto che sorreggono l'architrave, sopra il quale vi sono le due statue giacenti dei Ss.Pietro e Paolo (nella foto 2), opera di Stefano Maderno e Guglielmo Bèrthelot. Il portale, sul quale vi è una lapide con il nome di Paolo V, è sovrastato da una grande finestra centinata, al centro della quale si trova l'altorilievo raffigurante la "Madonna col Bambino", un tempo situato al centro del timpano del portale. Il prospetto sviluppa su due ordini di finestre architravate al pianterreno ed abbinate alle sottostanti finestrelle delle cantine; quelle del primo piano hanno un timpano triangolare. Il Maderno costruì anche il lungo corpo di fabbrica convergente verso la facciata del palazzo che si affaccia su via della Dataria e chiamato palazzo della Panetteria. Si qualificarono inoltre in maniera fastosa gli interni con due ambienti, la "Cappella Paolina" e la "Sala Regia". Con Urbano VIII il Bernini si preoccupò di dare al palazzo un assetto architettonico esterno più completo: fu eretto così il semitorrione di guardia come innesto con il palazzo della Panetteria (ma anche per controllare con le artiglierie il portone di ingresso) e la "Loggia delle Benedizioni". Ferdinando Fuga, nel Settecento, lavorò alla "Manica Lunga", l'ala di 360 metri su via del Quirinale. I pontefici, dal Seicento in poi, abitarono stabilmente in questo palazzo, tranne alcuni periodi. Inutile dire che l'edificio fu spettatore di moltissimi episodi che caratterizzarono la storia di Roma: dallo spoglio a cui fu soggetto dopo la deportazione in Francia di Pio VI nel 1798, si passò ai cannoni napoleonici posti davanti al portale per intimidire Pio VII che, alla fine, fu deportato anche lui. Napoleone dichiarò il Quirinale "palazzo imperiale" ed ordinò lavori di ampliamento all'architetto Raffaele Stern, anche in previsione di una visita (mai avvenuta) dell'imperatore per la primavera del 1812. Pio VII, al ritorno nel 1814, disse: "Dove i Francesi hanno posto idoli, noi porremo Madonne" ed ordinò nuovi lavori. Nel 1823 vi si tenne il conclave da cui uscì Leone XII. Dopo il 1870 il palazzo del Quirinale divenne residenza della famiglia reale. Per trasformare in reggia l'antico palazzo papale, i Savoia ristrutturarono diversi ambienti per adattarli alle nuove esigenze della Corte regia: il palazzo fu quindi riarredato con mobilio proveniente da varie regge del Paese, in particolare le residenze sabaude in Piemonte ed il Palazzo Ducale di Colorno. Dal 1947 il palazzo è divenuto la residenza del Presidente della Repubblica. All'interno numerose le opere d'arte: il mosaico della "Vergine" di G.Conti e C.Maratta, lo Scalone d'onore col "Cristo in gloria" di Melozzo da Forlì, i dipinti di Guido Reni (la "Madonna del Cucito", "l'Assunzione" e "l'Annunciazione") di Ciro Ferri, di Carlo Maratta e di Carlo Maderno. Al centro della piazza è situata la Fontana dei Dioscuri con l'obelisco. Il gruppo scultoreo dei Dioscuri (uno dei quali nella foto 3), ovvero Castore e Polluce, patroni dei cavalieri, ornavano un tempo l'ingresso delle "Terme di Costantino". Alte più di 5 metri, queste statue gigantesche sono copie romane di originali greci del V secolo a.C. Papa Sisto V le fece restaurare e collocare qui nel 1588: le statue, però, erano allineate e poste con la fronte verso il palazzo della Consulta. Il nome di "Monte Cavallo" dato alla zona deriva proprio dalle due statue perché venivano indicate dal popolo come "i domatori di cavalli". Fu Pio VI nel 1786 a separarle ed a collocarle nell'attuale posizione, per dare uno sfondo migliore all'obelisco (nella foto 4) che volle innalzare davanti alla reggia. Il monolite, di granito rosso, è alto 14,64 metri; senza iscrizioni e quindi di origine e di data incerte, faceva coppia, davanti al Mausoleo di Augusto, con quello rialzato a piazza Esquilino. Nel 1818 la composizione fu completata con l'aggiunta di una massiccia vasca (nella foto 5) prelevata da Campo Vaccino (dopo opportuno restauro perché rinvenuta rotta in due pezzi) dove un tempo, ornata dal mascherone oggi in piazza Pietro d'Illiria, serviva da abbeveratoio per il bestiame. La vasca misura 24 metri di circonferenza ma nonostante ciò sembra quasi piccola, schiacciata com'è dalla mole dei cavalli e dell'obelisco. Completa la piazza il palazzo costruito sull'area delle "Terme di Costantino" ed appartenuto al cardinale Guido Ferreri di Vercelli, che Sisto V adibì a sede della Sacra Consulta (nella foto 6). Si trattava di un dicastero ecclesiastico con funzioni di organo interpretativo per lo scioglimento di dubbi e di controversie in materia di cause civili, criminali e di delitti politici. La costruzione del palazzo fu affidata a Ferdinando Fuga su incarico di papa Clemente XII Corsini. Nel giro di un biennio (1732-34) il Fuga portò a compimento l'opera, demolendo anche pregevoli affreschi cinquecenteschi. La facciata è costituita da due ordini con alte finestre dai timpani triangolari o curvilinei, ripartite da lesene con capitelli ionici, sulle quali si sviluppa la lunga balaustra artistica a mo' di coronamento. Il corpo centrale sporge e presenta un portale sontuoso affiancato da due colonne doriche, con timpano arcuato, sul quale sono sedute le settecentesche figure allegoriche della "Giustizia" e della "Religione" di Francesco Maini. Alla sommità sostengono lo stemma dei Corsini le due figure della "Fama" o "Geni Alati" (di Paolo Benaglia del 1739) con lunghe trombe. Due portali laterali, sormontati da simboli militari, completano la ricca e fastosa facciata. Dopo il 1870 vi abitarono i principi ereditari; poi fu sede del Ministero degli Affari Esteri; nel 1924 del Ministero delle Colonie ed ora è sede della Corte Costituzionale.

 

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Nella sezione Roma nell'Arte vedi:
Piazza di Monte Cavallo di G.B.Piranesi

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