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Piazza Foro di Traiano prende il nome dall'antistante Foro di Traiano sul quale magnificamente la piazza si affaccia (come possiamo notare nella foto sotto il titolo con la colonna Traiana). La piazza custodisce pregevoli opere architettoniche: iniziamo la nostra visita dalla chiesa di S.Maria di Loreto (nella foto 1), al posto della quale anticamente esisteva una piccola cappella di incerta fondazione che, alla fine del XV secolo, fu donata da papa Alessandro VI Borgia alla Confraternita dei Fornari. Furono questi che nel 1507 fecero abbattere la chiesa preesistente per far posto ad una più grande con annesso ospedale: i lavori, affidati ad Antonio da Sangallo il Giovane e poi al Bramante, durarono quasi 70 anni, dal 1507 al 1576. L'edificio è costituito da un  basamento quadrato in mattoni, spartito da lesene composite accoppiate che dividono ogni fronte in tre campate. Su questo massiccio cubo si innesta un alto tamburo ottagonale, pure in mattoni, con eleganti finestre, che sostiene la cupola, leggermente arretrata e divisa da costoloni in otto spicchi. Su ciascuno di essi si aprono due aperture, più grandi e rotonde nella zona inferiore, più piccole e sormontate da timpani curvi e triangolari in quella superiore. La cupola è coronata da una grande lanterna vuota, opera di Jacopo del Duca, soprannominata la "gabbia per grilli". Si accede all'interno della chiesa tramite un alto portale sormontato da un timpano triangolare che racchiude un pregevole bassorilievo con la "Madonna col Bambino e la Santa Casa", attribuito a Jacopo del Duca o ad Andrea Sansovino, che lo avrebbero realizzato nel 1580. L'interno ottagonale, con cappelle e profondo presbiterio, presenta una volta decorata a stucchi dorati: alle pareti si trovano sei statue di marmo, tra cui la "S.Susanna", considerata un grande capolavoro di Francesco Duquesnoy, e la "S.Cecilia" di Giuliano Finelli, entrambe realizzate intorno al 1630. Degne di nota sono le grandi tele del Cavalier d'Arpino, i due palchi con organo del XVI secolo e l'altare maggiore, opera di Onorio Longhi, sul quale si trova la pregevole tavola realizzata da un artista della scuola di Antoniazzo Romano, la "Madonna tra i Ss.Sebastiano e Rocco", unica opera salvatasi e qui trasferita dalla chiesa precedente. Sulla piazza sorge un'altra chiesa dalla struttura simile (tanto che vengono definite le "chiese gemelle"), "Ss.Nome di Maria" (nella foto 2). La sua storia inizia nel 1418, quando un nobile romano fece costruire nel giardino della sua casa una chiesa dove vi raccolse un gruppo spirituale che costituì successivamente la Compagnia di S.Bernardo. Verso la fine del XVII secolo l'Ordine si estinse e fu così che la chiesa di S.Bernardo della Compagnia fu affidata alla Congregazione del Ss.Nome di Maria, formatasi nella chiesa di S.Stefano del Cacco nel 1683 in seguito alla vittoria dell'esercito cristiano contro i Turchi. La chiesa risultò però ben presto troppo angusta per le attività dei religiosi e fu così che nel 1736 iniziò l'edificazione di un nuovo edificio, a cura dell'architetto francese Antoine Derizet, dedicata poi al Ss.Nome di Maria. La struttura, come già menzionato, ricorda molto quella della vicina S.Maria di Loreto; infatti anche qui su un basamento ottagonale, spartito da colonne e lesene composite e terminante in un'alta balaustra marmorea ornata di statue, si eleva l'alto tamburo, scandito da coppie di paraste, con capitelli corinzi, in otto facce, sulle quali si aprono altrettante finestre sormontate da timpani curvi. Le paraste continuano in nervature sulla cupola, che viene divisa da queste in otto sezioni, dove si trovano aperture rotonde, incorniciate da volute. Il lanternino è caratterizzato da una serie di finestrelle ad arco, separate da colonnine, sormontate da candelabri in pietra. Anche all'interno la cupola è divisa da costoloni in otto spazi, sui quali sono posti alcuni medaglioni in stucco, con raffigurazioni della "Vita di Maria". Vi si trovano infatti "l'Annunciazione", la "Visitazione", la "Purificazione", "l'Assunta", "l'Incoronazione", "l'Immacolata", la "Natività", la "Presentazione al Tempio", opere di Carlo Tandarini, Francesco Queirolo, G.Battista Maini e Michelangelo Slodtz. Sopra i medaglioni le sezioni sono decorate con rami di palme, gigli ed altri fiori allusivi a Maria, opera di Giacomo e Francesco Galli. L'interno, al quale si accede tramite un grande portale sormontato dall'iscrizione "INDULGENTIA PLENARIA QUOTIDIANA PERPETUA PRO VIVIS ET DEFUNCTIS", è a pianta ellittica con sette cappelle a raggiera, rivestite di marmi policromi: sull'altare maggiore, opera di Mauro Fontana, si trova un'antica immagine sacra della "Vergine Maria", proveniente dall'oratorio di S.Lorenzo in Laterano (conosciuto anche come "Sancta Sanctorum") da dove venne trasportato intorno alla metà del Quattrocento nella preesistente chiesa di S.Bernardo. La chiesa del Ss.Nome di Maria fu restaurata alla fine dell'Ottocento dall'architetto Gabet. La piazza è completata da un'altra presenza importante, soprattutto dal punto di vista storico: il palazzo Del Gallo di Roccagiovine (nella foto 3), costruito nel 1866 da Italo Rossini a ridosso di un'abside della Basilica Ulpia. Sviluppa su una facciata di 10 finestre per piano ed apre al pianterreno con un portale bugnato sormontato da un balcone sul quale appare la scritta "ROCCAGIOVINE A", in onore di Alessandro Del Gallo, marchese di Roccagiovine. Il secondo piano presenta un lungo balcone centrale con tre porte-finestre, sormontate, come tutte le finestre del piano, da timpani arcuati. Sulla facciata di via Magnanapoli apre un altro portale ad arco bugnato con rosta; la sopraelevazione risale al Novecento. Come abbiamo già ricordato, l'importanza di questo palazzo sta nella sua memoria storica: qui infatti nell'Ottocento abitava la duchessa di Devonshire, il cui salotto era frequentato dai più rinomati personaggi della cultura. Vi si poteva infatti incontrare il Lamartine, il cardinale Consalvi e, in seguito, quando passò a Giulia Bonaparte, moglie di Alessandro Del Gallo di Roccagiovine, anche il De Rossi, il Lanciani, Giacomo Boni, Tomassetti, Gabriele D'Annunzio ed altri famosi uomini della politica italiana di allora.

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