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Via della Stamperia prende il nome dal palazzo della Stamperia e della Calcografia Camerale (nella foto sopra) qui situato con ingresso al civico 8. L'edificio fu fatto costruire dal cardinale Luigi Cornaro nel 1580 su progetto di Jacopo Del Duca in un'area precedentemente occupata da due edifici appositamente demoliti. Alla sua morte, avvenuta quattro anni dopo, il palazzo fu acquistato dai Bentivoglio, originari di Bologna, e successivamente passò ai cardinali Valenti e Ceva, finché nel 1647 non fu acquistato da Donna Olimpia Maidalchini Pamphilj, la quale lo lasciò al figlio Camillo. Nel 1777 l'edificio passò in enfiteusi a Pio VI, che lo fece completamente ricostruire per farne la sede, come già detto, della Stamperia e della Calcografia Camerale, fondata il 15 febbraio 1738 da Clemente XII. L'istituzione nacque con il preciso scopo di impedire la vendita dell'ingente patrimonio di lastre calcografiche appartenute all'antica stamperia romana di Lorenzo Filippo de' Rossi a mercanti inglesi, decretando l'acquisto dell'intera collezione, "... perché restino conservate le opere più segnalate degli Antichi artefici incise specialmente in Rami, quali tanto conferiscono a promuovere la magnificenza, e splendore di Roma appresso le Nazioni straniere, come pure l'avanzamento della gioventù studiosa dell'arti liberali...". Il palazzo presenta una forma allungata tra questa via e via del Tritone, con una facciata corta (nella foto sotto il titolo) sullo slargo all'incrocio tra le due vie. Questa apre con un maestoso portale tra colonne binate sottostanti il balcone, sul quale vi è una finestra a timpano acuto tra due a timpano curvilineo al piano nobile. Poi l'ammezzato con tre finestrelle incorniciate e la sopraelevazione ottocentesca realizzata con l'apertura di via del Tritone. La facciata su via della Stamperia è molto lunga e prosegue i motivi del prospetto breve, con il portale imponente (nella foto 1) affiancato da colonne che sorreggono un balcone balaustrato tra due file di finestre architravate ed inferriate con davanzale in marmo a finestrelle sottostanti. Al primo piano, la parte centrale presenta cinque finestre con timpano triangolare tra le altre sei architravate. Splendido il cornicione coronato da maschere a forma di volti femminili (nella foto 2) con dei canestri sulla testa che sorreggono le mensole della cornice. In questo palazzo nel 1636 morì Maria di Savoia, figlia di Carlo Emanuele I e di Caterina d'Austria Infanta di Spagna, come documentato nella targa apposta sulla facciata dal Governatorato di Roma nel 1939: "DOPO UNA VITA TUTTA SPESA IN OPERE DI CARITÀ E D'AMORE QUI SI SPENSE IL XIII LUGLIO 1636 LA VEN MARIA DI SAVOIA FIGLIA DI CARLO EMANUELE I E DI CATERINA D'AUSTRIA INFANTA DI SPAGNA. CELEBRANDOSI LE NOZZE DI MARIA DI SAVOIA CON LUIGI LUDOVICO DI BORBONE PARMA IL GOVERNATORATO DI ROMA POSE QUESTO RICORDO XXIII GENNAIO MCMXXXIX XVII". Durante il periodo fascista l'edificio fu sede del Ministero delle Corporazioni fasciste, fondato nel 1926, divenuto poi Ministero dell'Industria, del Commercio e del Lavoro: oggi il palazzo ospita alcuni uffici della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Al civico 6 si trova il palazzo della Calcografia Nazionale (nella foto 3), costruito nel 1837 da Giuseppe Valadier per ospitarvi la Calcografia Camerale, precedentemente situata nell'adiacente palazzo della Stamperia, come sopra detto. Il fondo della Calcografia, costituito inizialmente dalla collezione de' Rossi, fu poi integrata con le raccolte di Volpato, Canova, Camuccini ed infine di Piranesi. Andarono però perduti anche molti rami, come quelli di Agostino Carracci, Raimondi e Callot, distrutti per volere di Leone XII perché ritenuti immorali. Dopo il 1870 la Calcografia passò allo Stato Italiano e divenne la "Regia Calcografia"; con la fondazione della Repubblica fu denominata "Nazionale". Nel 1975 la Calcografia Nazionale ed il Gabinetto Nazionale delle Stampe sono stati unificati nell'Istituto Nazionale per la Grafica, un organismo museale creato per conservare, tutelare e promuovere un patrimonio di opere che documentano l'arte della grafica nelle sue differenti tipologie: dalle stampe ai disegni, dalle matrici alle fotografie. La Calcografia ha raggiunto oggi un ricco patrimonio di rami, per un ammontare di 23.000 lastre, per un periodo compreso dal XVI al XX secolo, arricchita dagli ultimi acquisti dei maestri del Novecento, come Carrà e Morandi, nonché dalla raccolta dell'astrattismo italiano della stamperia Romero. Essa conserva altresì negativi fotografici d'importanza storico-artistica ed alterna attività espositive nei campi delle stampe antiche e moderne. Il palazzo a due piani, con sopraelevazione oltre il cornicione fine Ottocento, apre al pianterreno con un portale sovrastato da un balcone al piano nobile tra sei portali ad arco a tutto sesto. Al primo piano, nella grande sala di consultazione, è situata una statua di B.Thorvaldsen raffigurante "L'incisione".

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