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santa maria antiqua

Un importante complesso di edifici, a sud del Tempio dei Dioscuri e della Fonte di Giuturna, costituisce l'elemento di raccordo tra il Foro Romano ed il Palatino. Nella pianta possiamo vederne la struttura: una grande sala A interamente costruita in mattoni, coperta originariamente a volta, è preceduta da un portico sul lato del Foro e da "tabernae" sul "vicus Tuscus"; ad est è situato un ambiente quadrato B scoperto, probabilmente un atrio (il cui ingresso, a sinistra evidenziato dalla freccia, corrisponde all'arco di ingresso della foto in alto), dal quale si accede, attraverso tre ingressi, ad una sala C costituita da un'ala centrale, circondata da un quadriportico, in fondo al quale si aprono tre stanze. Al di sotto dell'atrio è stato scoperto un ambiente più antico dotato di una vasca rettangolare (probabilmente un "impluvium") che i bolli laterizi permettono di attribuire all'età di Caligola. Un terzo settore, ad est, è costituito da una rampa coperta D che conduce al Palatino.

pianta del vestibolo domizianeo
1 Pianta


L'interpretazione di questi edifici è ancora discussa, anche se oggi quella più accettata vuole che si tratti di una specie di vestibolo monumentale ai palazzi imperiali: la costruzione, infatti, è contemporanea alla "Domus Augustana" e la fase precedente, di Caligola, coincide con quanto sappiamo di questo imperatore, ovvero che portò l'ingresso della "Domus Tiberiana" a contatto con il Tempio dei Dioscuri. Molto probabile appare anche l'ipotesi che qui fosse stanziato il corpo dei pretoriani incaricato di proteggere i palazzi imperiali. Nell'aula C vi fu adattata, nel VI secolo d.C., la chiesa di S.Maria, detta "Antiqua" quando, in seguito al terremoto dell'847 che fece crollare le strutture della "Domus Tiberiana" sulla chiesa sottostante, ricoprendola di macerie, fu deciso di ricostruirne una nuova, denominata "S.Maria Nova" (attuale S.Francesca Romana). L'aula C si prestava molto bene allo scopo, con il portico facilmente trasformabile in navate, mentre l'abside venne ricavata scavando il muro spesso della parete di fondo. S.Maria Antiqua, il primo edificio cristiano del Foro Romano e chiesa bizantina per eccellenza di Roma, fu oggetto di molte attenzioni da parte di vari pontefici quali Martino I, Giovanni VII, Zaccaria, Paolo I e Adriano I, come dimostrato dall'importantissimo complesso di pitture, databili dal VI al IX secolo, che ricopre in più strati sovrapposti le pareti della chiesa. Poi, come già accennato, la chiesa fu demolita dal terremoto ma non abbandonata, come dimostrano alcune opere di rinforzo della struttura ed in particolare alcuni rinvenimenti relativi al culto di S.Biagio, introdotto soltanto nel X secolo: probabilmente, quindi, questi ambienti continuarono ad essere utilizzati, forse da una comunità di monaci. Nel XIII secolo una nuova chiesa, denominata S.Maria Liberatrice, fu ricostruita sulle rovine di S.Maria Antiqua: restaurata sotto papa Gregorio XIII e Sisto V, rifatta nel 1617 dall'architetto Onorio Longhi, a spese del cardinale Marcello Lante, la chiesa fu demolita nel 1902 al fine di riportare alla luce i resti della sottostante chiesa di S.Maria Antiqua, rinvenuta dal ricercatore Giacomo Boni durante alcuni scavi effettuati nella zona ad inizio Novecento.

oratorio dei quaranta martiri
2 Oratorio dei Quaranta Martiri


Il titolo e la memoria della chiesa furono trasferiti nella nuova chiesa di Testaccio che fu appunto denominata S.Maria Liberatrice, insieme alla "Sacra Immagine" del XVI secolo rappresentante la "Madonna col Bambino" che venne sistemata sull'altare maggiore: le altre opere d'arte furono invece trasferite nel convento di Tor de' Specchi. Accanto all'ingresso di S.Maria Antiqua è situato un ambiente, probabilmente di età traianea, trasformato, con l'aggiunta di un'abside, in un oratorio cristiano, detto Oratorio dei Quaranta Martiri (nella foto 2): si tratta di 40 soldati cristiani della legione detta Fulminante, annegati, durante la persecuzione di Diocleziano, in uno stagno gelato della Cappadocia, come rappresentato sulla parete di fondo in un affresco databile all'VIII secolo.