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san bonaventura

La chiesa di S.Bonaventura al Palatino (nella foto sopra) sorge sulla via omonima e fu costruita nel 1675, insieme all'annesso convento dei frati francescani Minori riformati, su una cisterna dell'Acquedotto Claudio per volontà del cardinale Francesco Barberini, proprietario della limitrofa Vigna Barberini, con l'aiuto di Miquel Baptista Gran Peris, ovvero il beato Bonaventura da Barcellona.

edicole a san bonaventura
1 Edicole della Via Crucis


La chiesa fu dedicata a S.Bonaventura da Bagnoregio, fondatore della Confraternita del Gonfalone, ma era conosciuta anche come S.Bonaventura alla Polveriera a causa di una vicina fabbrica di polveri da sparo che nel 1809, ovvero dopo 300 anni, fu trasferita al Colle Oppio. Gli scavi per le ricerche archeologiche sul Palatino effettuate a metà Ottocento demolirono parzialmente il convento, per cui negli anni 1839-40 si colse l'occasione per restaurare l'intero complesso, dal convento stesso alla facciata ed all'interno della chiesa, anche grazie ai finanziamenti di Carlo ed Alessandro Torlonia. La facciata della chiesa, con la caratteristica semplicità francescana, a doppio spiovente, presenta un bel portale modanato sormontato da una nicchia contenente la statua di S.Bonaventura ed affiancato dalle ultime due edicole della "via Crucis" che si snodano al termine della via di S.Bonaventura (nella foto 1). Gruppi di terracotta dipinta entro edicole chiuse da grate costituiscono questa suggestiva "via Crucis" voluta da S.Leonardo da Porto Maurizio: le originali furono realizzate da Antonio Bicchierai ma, in seguito al loro deterioramento, furono sostituite nel 1772 dalle attuali, modellate da G.Franchi e dipinte da Corrado da Rimini.

altare maggiore di san bonaventura
2 Altare maggiore


L'interno della chiesa è a navata unica e custodisce, presso l'altare maggiore (nella foto 2), una "Immacolata Concezione" di Filippo Micheli ed il corpo di S.Leonardo da Porto Maurizio, del quale, inoltre, dal 1933, grazie all'opera di padre Annibale Arduini, è possibile visitarne la cella trasformata in museo.