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Piazza Fiammetta, racchiusa tra via Giuseppe Zanardelli, via degli Acquasparta e via della Maschera d'Oro, prende il nome dalla casa situata al civico 16 (nella foto sopra) e conosciuta come la Casa di Fiammetta. L'edificio infatti appartenne alla celebre 1  Casa di Fiammetta con porticocortigiana fiorentina Fiammetta Michaelis, la quale, arrivata appena tredicenne a Roma insieme alla madre, meretrice anch'essa, vi svolse fin dal 1478 la professione più antica del mondo, divenendo ben presto la favorita del cardinale umanista Iacopo Ammannati. Alla morte di questi, avvenuta nel 1479, Fiammetta ereditò tutti i suoi averi: il fatto suscitò scalpore, anche per quell'epoca piuttosto spregiudicata. Intervenne così papa Sisto IV, che bloccò il testamento e nominò un'apposita commissione affinché risolvesse la delicata questione: fu così che “la damigella di singolare beltà" (come la definì la stessa commissione) ottenne il lascito non per aver offerto i suoi servigi al cardinale, ma "per amore di Dio e per provvederla di una dote". Fiammetta entrò così in possesso di ben quattro proprietà immobiliari: una vigna dotata di casino presso la Porta Viridaria (conosciuta anche come Porta S.Pellegrino), una casa con torre nello scomparso vicolo della Palma (soppresso nel 1925 per la costruzione della Scuola Elementare “Alberto Cadlolo”, tra via del Mastro e via della Rondinella), una casa, tuttora esistente, in via dei Coronari 157 ed infine questa che tuttora è conosciuta come la "Casa di Fiammetta". Sebbene non vi sia la certezza che Fiammetta vi avesse mai 2  Stemma dei Bennicelliabitato, ma più verosimilmente che l'avesse concessa in affitto, il toponimo di piazza Fiammetta compariva già nella pianta di Roma di Giovanni Maggi del 1625. Tra gli amanti di Fiammetta vi fu probabilmente anche Cesare Borgia, figlio di Alessandro VI e detto "il Valentino" perché nominato dal re di Francia Luigi XII "duca di Valentinois", come si può dedurre dal testamento da lei rilasciato ad un notaio il 19 febbraio 1512 (data della sua morte), nel quale è indicata come "Fiammetta del Duca di Valentino" e dove lasciò in eredità al "fratello" Andrea, in realtà suo figlio, questa casa e l'altra su via dei Coronari, nonché la vigna con casino presso la Porta Viridaria. Fiammetta fu sepolta poco distante, nella chiesa di S.Agostino, dove fin dal 1506 aveva il patronato sulla prima cappella a sinistra. Nella Roma rinascimentale le prostitute si dividevano in diverse categorie: "cortigiane da lume o da candela" di infima condizione, "da gelosia e da impannata", che sostavano dietro le imposte della finestra ed attiravano i clienti, "domenicali", che esercitavano il mestiere solo di festa, e "cortigiane oneste", donne agiate, con un buon livello culturale ed abituate a frequentare persone di rango, capaci all'occorrenza di recitare una poesia o di sostenere una dotta discussione, alla quale, naturalmente, Fiammetta apparteneva. La casa quattrocentesca è costruita in laterizio e si presenta a due piani, con altana e caratteristico portico a due fornici (nella foto 1) che 3  Palazzo Sampieri Olgiatiprospetta su via degli Acquasparta, sorretto da colonne e pilastri. Dopo vari passaggi di proprietà, alla fine dell'Ottocento la casa entrò in possesso della famiglia Bennicelli che, ai primi del Novecento, provvide a farla restaurare: fu in questa occasione che venne apposto lo stemma dei Bennicelli (nella foto 2) tuttora presente sopra il porticato. L'edificio, seppure trasformato dalle semplici e gradevoli strutture originarie, conserva tuttora un fascino ed un alone di mistero e romanticismo che i tanti secoli trascorsi non sono ancora riusciti a cancellare. Al civico 11 della piazza si trova palazzo Sampieri Olgiati (nella foto 3), costruito nel Cinquecento per i Sampieri, originari di Bologna e presenti a Roma dal 1571. Ai primi del Seicento lo acquistarono gli Olgiati provenienti dalla Lombardia e presenti a Roma dai primi del Cinquecento. Furono loro a dare al palazzo una struttura definitiva ed Onorio Longhi vi costruì anche un'altana oggi non più esistente. In seguito fu abitato dal cardinale Giulio Roma, morto nel 1652, e 4  Elementi araldici dei Sampieri sul cornicionedall'ambasciatore di Malta, il commendator Folchi. Un monsignor Raimondo lo acquistò per 14.000 scudi. Il prospetto sviluppa su due piani con finestre architravate al primo ed incorniciate al secondo. Al pianterreno una serie di archi bugnati di un originario porticato, ora chiusi e forati da finestre, tranne quello centrale che è il portale sovrastato da un balcone con mensole in pietra e ringhiera in ferro battuto. A coronamento della facciata, un cornicione decorato con ovoli, dentelli e mensole ornate di foglie di acanto e sviluppato a cassettoni con gli elementi araldici dei Sampieri, costituiti da chiavi, leoni ed aquile (nella foto 4). Al civico 16A si apre palazzo Ruiz (nella foto 5), la struttura originaria del quale era un palazzo costruito nel Cinquecento da Bartolomeo Ammannati per gli Alveri, ricchi nobili spagnoli trasferitosi a Roma in quella stessa epoca, e venduto nel Seicento ai Ruiz, anch'essi di origine spagnola e presenti a Roma dal Cinquecento, annoverando tra i propri 5  Palazzo Ruizmembri numerosi conservatori capitoli. Furono loro a modificare completamente l'edificio nelle forme attuali, vendendolo poi ai Bardi, i quali nel 1647 lo rivendettero ai Corsini. Costoro lo abitarono fino al loro trasferimento a palazzo Pamphilj di piazza Navona e quindi alla Lungara, così che subentrarono i Sacripante ed infine i Bluemensthil, che lo fecero completamente rinnovare da Luca Carimini in occasione dell'apertura di via Zanardelli. La facciata sviluppa tre piani di sette finestre (una delle quali inserita nella bugnatura ad angolo con via degli Acquasparta); al primo sono ornate con timpani triangolari e centinati alternati, sotto i quali vi sono decorazioni con i gigli, segni araldici dei Ruiz; sono architravate al secondo ed al terzo, che è ammezzato, sempre decorate con i gigli. Al pianterreno si apre un portale semplice tra finestre architravate ed inferriate su mensole con finestrelle sottostanti dell'interrato. A coronamento un ricco cornicione con mensole. L'edificio presenta una facciata secondaria su via degli Acquasparta costituita da tre finestre per piano, una delle quali, come la facciata principale, inserita nella bugnatura.

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