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Ettore Petrolini nacque a Roma il 12 gennaio 1884 al civico 6 di vicolo del Grancio (non più esistente, era una traversa della Strada di S.Giovanni de' Fiorentini, oggi via Paola) da Luigi ed Anna Maria Antonelli. Quarto di sei figli, il rapporto con il padre fu piuttosto burrascoso in quanto questi non gradì la scelta del figlio di intraprendere la carriera di attore, ben supportato invece, anche economicamente, dalla madre. Nel 1890 la famiglia Petrolini si trasferì nel rione Monti, in via Baccina 32 (una targa ancora lo ricorda), dove Ettore crebbe in tutta la sua irrequietezza che gli procurò il soprannome di "er roscietto de li Monti'. A 13 anni causò, forse involontariamente, il ferimento di un suo compagno e ciò gli costò, con il consenso del padre, il riformatorio, che lo segnò nel profondo dell'anima per tutta la vita. Fu così che, appena quindicenne, abbandonò la casa paterna per seguire un gruppo teatrale ambulante. Tra il 1900 ed il 1902 iniziò la carriera con il nome d'arte di Ettore Loris, esibendosi in locali di scarso prestigio ma anche nei più rinomati caffé-concerto. Nel 1903, abbandonato il nome d'arte per quello anagrafico, decise di concentrare la sua attività nel circuito dei caffè-concerto e come macchiettista. In questo stesso anno incontrò, al Gambrinus di Roma (situato nell’allora piazza Termini), Ines Colapietro, con la quale strinse un sodalizio artistico e di vita. Nel 1907 i due vennero scritturati per una tournée in Sudamerica (cui ne seguirono altre negli anni successivi), il cui successo fu tale che, al ritorno a Roma, l'artista venne scritturato da Giuseppe Jovinelli per il suo nuovo teatro. Petrolini divenne popolarissimo, tanto che il Teatro Sala Umberto pagò al Teatro Jovinelli una cospicua penale per poterlo avere per tre anni in esclusiva. Nel 1915 Petrolini costituì una sua compagnia di varietà, con la quale mise in scena le prime riviste, rivelandosi non solo un bravo attore, ma anche un prolifico e fantasioso drammaturgo, capace di nobilitare anche creazioni altrui. Alla base del suo repertorio c'è la "macchietta', alla quale diede lustro creando personaggi ben delineati e di spessore, che diventarono punto di riferimento per il teatro comico dell'epoca e non solo: "Gigi er bullo', "Sor Capanna', "i Salamini', "Fortunello'.

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1 Petrolini nelle vesti di "Nerone"


Petrolini divenne il re dello sberleffo, della burla, della satira pungente, con la quale condannò ipocrisia e malcostume non risparmiando nessuno, né popolani, né potenti e neppure il regime fascista, che criticò con sapiente sarcasmo, anche con "Nerone” (nella foto 1).

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2 Petrolini nelle vesti di "Gastone"


Negli anni Venti portò in scena numerose commedie di successo, tanto che gli scrittori facevano a gara per scrivergli i testi: nel 1924 portò in scena il fortunato "Gastone" (nella foto 2), con il quale volle prendersi gioco di alcuni cantanti dell'epoca, pieni di sé, e di molte star affettate del cinema muto, oramai destinato a morire. Fu in questo periodo che incontrò Elma Crimer, con la quale poi si sposò. Petrolini fu anche scrittore di testi non teatrali, autore ed interprete di canzoni di successo, come le indimenticabili "Una gita a li castelli', conosciuta anche come "Nannì”, e la famosissima "Tanto pe' canta’”, cantata in seguito da tanti artisti, tra i quali una menzione particolare spetta a Nino Manfredi. Con gli anni Trenta arrivò anche il cinema: “Nerone”, scritto ed interpretato da Petrolini e diretto da Alessandro Blasetti (1930), “Cortile”, diretto da Carlo Campogalliani (1930), “Medico per forza”, diretto sempre da Carlo Campogalliani (1931). Il re del varietà, della rivista, dell'avanspettacolo, il precursore del moderno cabaret, si ritirò dalle scene nel 1935 per una grave forma di angina pectoris. Tre mesi prima di morire acquistò un appartamento a Roma in un palazzo di via Maria Adelaide 4, nei pressi di piazza del Popolo, “per non morire in una casa d'affitto” (prima abitava in via del Tritone). L'arredò con cura, vi sistemò la sua biblioteca, le sue collezioni ed i suoi quadri. Il 19 giugno 1936 fu insignito, per motu proprio di Re Vittorio Emanuele III, della commenda dell'Ordine mauriziano. Fu l'ultimo riconoscimento.

tombe di petrolini
3 Tomba di Petrolini al Verano


Petrolini morì la notte del 29 giugno 1936, a soli 52 anni, senza aver mai perso la verve comica: prima di morire disse “Che vergogna morire a cinquant'anni!”. Con addosso il frac del famoso Gastone, venne sepolto al Cimitero Monumentale del Verano (nella foto 3), a Roma, in una cappella purtroppo danneggiata dai bombardamenti del 19 luglio 1943.

CIAO ETTORE!