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Il simbolo araldico del rione risale ad una leggenda cristiana. Placido, capitano delle  milizie sotto Traiano, nell'andare a caccia sui monti della Mentorella sopra Tivoli, s'imbattè in un cervo che fra le ramose corna portava il volto del Redentore. Scosso dal miracolo, Placido si convertì e, battezzato, prese il nome di Eustachio. Qualche anno dopo, sotto il regno di Adriano, reo di essere cristiano e di non onorare gli dèi, fu esposto ai leoni insieme alla moglie ed ai figli ma gli animali, miracolosamente, non osarono toccarli, anzi, chinarono la testa e si allontanarono. Allora l'imperatore fece rinchiudere Eustachio e la famiglia in un toro di bronzo infuocato: morirono all'istante ma quando i cadaveri dei martiri furono estratti dall'orrendo strumento di morte erano intatti. La sua casa fu trasformata in luogo di culto ed originò più tardi la chiesa di S.Eustachio. Già fervido centro di vita intellettuale con il mondo universitario dell'antica Sapienza e gli spettacoli del Teatro Valle, il rione è caratterizzato da un gran numero di chiese sorte per iniziativa delle corporazioni artigiane e delle comunità nazionali ed europee, da S.Andrea della Valle a S.Luigi de' Francesi, da S.Agostino a S.Carlo ai Catinari, mentre nello storico palazzo Madama risiede sovrano il Senato della Repubblica. Anche il rione S.Eustachio, come purtroppo molti altri, ha subìto grandi demolizioni, come quella avvenuta per la costruzione di Corso Vittorio Emanuele II e quella per l'apertura di Corso del Rinascimento, dove un tempo si apriva "via delle Cinque Lune". S.Eustachio fu nominato VIII rione di Roma il 18 maggio 1743, con chirografo di papa Benedetto XIV.